MARADONA STORIES – 9

Ma secondo voi uno tiene la scuola a pochi metri dal Centro Paradiso e invece di andare a vedere gli allenamenti il giovedì te ne vai in classe? Nei miei cinque anni di scuola superiore, sarò andato 5-6 volte a scuola il giovedì, lo sapevano tutti che andavo a vedere l’allenamento.
Lo sapeva anche il professore De Mattei, professore di matematica, grande tifoso del Napoli.
Un giovedì, non mi sentivo troppo bene e decisi di non andare a prendere freddo al Paradiso ma di andare a scuola.
Mi misi al mio posto e alla prima ora avevamo proprio matematica con il Pofessore De Mattei.
Mi vide, fece l’appello, risposi presente e lui fece tranquillamente la lezione come qualsiasi altro giorno. Al suono della campanella, stava per andarsene quando disse a tutta la classe: “A proposito, informate Scafuro che il compito è stato spostato a martedì prossimo”.
I compagni si misero a ridere e io alzai la mano e dissi: “Professò, in verità sono presente oggi, lo so che il compito lo avete spostato”.
“Azz, tu sei presente”, disse alterato il professore.
“Eh si professò, sono venuto a scuola”.
“E che sei venuto a fà?”
“Come sarebbe professò, sono venuto come tutte le mattine”.
“Ma oggi non è giovedì?”
“Sì”
“E allora che fai qua, non sei andato all’allenamento?”
“Professò, in verità oggi non mi sento troppo bene e non volevo prendere freddo, sennò mi inguaio”.
“Embé tu per un mezzo raffreddore ti perdi l’allenamento di oggi?”
Il dialogo mi scioccò non poco e non sapevo cosa rispondere.
“Allora?”, chiese il professore inquisitorio come non mai.
“E che devo fare, devo andare?”
“Vai vai”, fa il professore De Mattei tornando alla cattedra e aprendo il registro, “scrivo che non stavi bene e sono venuti i tuoi genitori a prenderti”.
Io mi alzai, rimisi a posto quaderno e penna e mi avviai all’uscita.
“Professò, allora me ne vado?”, chiesi per avere l’avallo definitivo alla fuga.
“Vai vai, e domani voglio sapè se Maradona sta in forma o no?”

MARADONA STORIES – 8

Mio marito è sempre stato patito per il Napoli ma negli anni in cui ci stava Maradona non si poteva proprio sopportare. La domenica non voleva vedere nessuno dalle due alle sette, sia che vinceva o perdeva il Napoli doveva stare chiuso nella stanza da letto a sentire la radio o a vedere la televisione. Poi se giocava pure il mercoledì peggio ancora, perché ci mandava tutti quanti da mia mamma perché doveva invitare i compagni a vedere la partita. E poi ogni giorno si comprava il giornale, si comprava un sacco di cose del Napoli che non sapevo più dove mettere ad un certo punto.
Ma il massimo lo ha fatto un sabato sera. Allora, devi sapere che lui lavorava tutta la settimana e la sera stava troppo stanco per pensare alla moglie. E io non gli dicevo niente. Ma almeno il sabato sera dovevamo fare quello che dovevamo fare perché sennò la cosa non andava bene.
Solo che quel sabato c’era una partita del Napoli di Coppa Italia e allora ci siamo messi d’accordo. Facciamo quella cosa là, ma con la radio accesa. Va bene, facciamo con la radio accesa.
Inizia la partita e dopo un poco iniziamo a fare anche noi. Ad un certo punto, mentre stavamo, come ti devo dire, lì lì, l’arbitro da una punizione al Napoli.
Io stavo proprio lì, hai capito no? Eh… mio marito andava bene e quando stavo proprio lì, si ferma.
Io all’inizio non avevo capito e lo muovevo come per dire: “Jà Ciro, un altro poco, non ti fermare proprio adesso”. Invece lui si era proprio bloccato, non faceva niente più. Io mi alzo, lo guardo in faccia e vedo che sta tutto attento ad ascoltare la radio. Maradona tira e segna. Il telecronista urla, mio marito si alza e inizia ad alzare le mani e a saltare, ovviamente nudo.
Io lo guardo schifata, mi tiro su le coperte e mi giro di lato. Lui capisce di aver fatto una figura di niente, smette di fare il cretino, si avvicina e mi dice: “Amò, però porti bene, sto fatto lo dobbiamo fare la domenica pomeriggio”.

Antonietta – Casalinga

LA LETTURA: POLONIA-ITALIA 0-0

Le partite disordinate o le vinci nei primi minuti o per un gol fortuito alla fine. Difficile imporre il gioco per buona parte del match e vincere in maniera netta. Polonia-Italia è stata una sfida disordinata, anche per le condizioni difficili del campo e alla fine lo 0-0 è il risultato su cui forse era giusto puntare un cent.
Noi partiamo con la formazione classica con il doppio play che però è bene testare contro ogni avversario. Loro hanno scelto un 4-5-1 con Moder su Verratti e Klich su Jorginho. L’idea era proprio quella di togliere linee di passaggio e spazio ai nostri due metodisti. In una situazione disordinata di suo, con Verratti e Pellegrini molto presenti nella fascia di mezzapunta, abbiamo visto poco l’eccezionale Jorginho di Amsterdam. Di regola dovrebbe andare bene, perché il suo optimum è giocare in impostazione bassa, ma la partita fantastica fatta in Olanda dovrebbe far riflettere Mancini. Non deve sempre trovare i corridoi occupati da altri, la sua pulizia di gioco può servire molto anche in rifinitura.
Lo scambio con l’esterno basso che va in ala (Emerson Palmieri) e l’esterno alto che entra nel mezzo spazio (Pellegrini) ormai funziona alla perfezione. Come anche gli appoggi che danno Florenzi e Acerbi, sempre coi tempi giusti.
Le azioni migliori le abbiamo svolte quando sovraccaricavamo di avversari il lato forte, giocavamo nello stretto e poi aprivamo sul lato debole, dove Emerson e Chiesa erano perfetti per giocare uno contro uno. Nei primi 40 minuti lo abbiamo fatto spesso, poi molto meno.
La Polonia ha pressato la seconda linea di manovra, quindi soprattutto i metodisti e gli esterni, mentre a noi continua a funzionare bene il pressing nei primi 10 secondi di azione altrui. Anche in questa fase Chiesa e Pellegrini hanno lavorato bene.
I cambi sono stati molto giusti, perché Chiesa e Barella erano stanchi stanchi e in una partita disordinata uno come Kean può fare l’azione giusta. In effetti l’ha fatta ma Locatelli sul cross era troppo avanti di due centimetri.
Il nostro grande problema è sempre al centro dell’attacco. Belotti ha retto fisicamente contro Glik, ma non riesce in nessun modo a far uscire una palla che fa guadagnare spazio ad un suo compagno. Non è un centravanti che sa muovere uomini accanto a lui e per come è impostata la squadra, a noi serve proprio questo. Non lo è nemmeno Immobile, molto meglio Caputo ma non ha alcuna esperienza internazionale. Il punto è sempre lo stesso. Ormai la squadra è costruita in un modo che il solo pensare di ristrutturarsi per dare campo ad Immobile e Belotti è impossibile. Non so come andrà a finire.
Locatelli nei suoi pochi minuti ha dato subito ragionevolezza e verticalità. Una crescita spaventosa.

LA LETTURA: ITALIA-MOLDOVA 6-0

Nel calcio tutte le partite sono utili, almeno per quelli che giocano. Nel calcio professionistico tutte le partite sono molto utili. Nel calcio delle Nazionali tutte le partite sono estremamente utili. Questo è il mio mantra, altrimenti mi sarei appassionato di cucina.
Dopo aver visto l’Undici titolare di Mancini contro la Moldova ero abbastanza convinto che avrebbe testato il 2-3-5 in fase di possesso, con Lazzari e Biraghi larghi, Cristante metodista e poi cinque uomini d’attacco sfalsati su due linee. Invece fin dall’inizio la difesa in possesso si è sempre riequilibrata con il laterale destro che saliva, mentre Biraghi diventava il terzo centrale, alla Kolarov nell’Inter di Conte per intenderci.
Un test tattico che mettesse alla prova qualcosa di nuovo lo avrei preferito, ma forse Mancini ha scelto di inquadrare più uomini possibili nell’assetto che è e sarà lo standard, così da avere poi ricambi che sanno già cosa fare in caso di sostituzioni.
In fase di regia ha tenuto Locatelli tutta la partita perché dopo la prova in Olanda voleva che diventasse ancora più suo quel ruolo di play aggiunto (ieri insieme a Cristante), quando il regista principale (di regola Jorginho) viene schermato o marcato a uomo. Ancora una volta il calciatore del Sassuolo ha saputo sia svolgere questo compito che essere presente in un lavoro molto utile di mezzala allo stesso tempo tecnica e con buoni tempi di inserimento. Sempre Locatelli ha guidato il pressing, che ha praticamente disintegrato ogni già minima velleità moldava.
Immaginavo il 2-3-5 con gli esterni bassi in ala perché Mancini ha scelto due esterni d’attacco perfetti per il gioco nei mezzi spazi.
Berardi ha svolto proprio questo compito, perché c’era Lazzari sempre al suo livello di campo e il gioco si è sviluppato quasi esclusivamente a destra, mentre El Shaarawy non aveva l’appoggio di Biraghi, più fermo nella difesa sempre a 3, ma è stato molto bravo nel farsi vedere sul lato debole, tanto da realizzare una doppietta.
C’era anche Caputo, il quale ha dimostrato prima di tutto di essere un ottimo finalizzatore e poi di essere davvero distante anni luce dagli altri due potenziali centravanti dell’Italia, Immobile e Belotti. Non è uno zuccherino di fine carriera questa partita per Caputo, uno come lui che sa essere un po’ il Di Natale del 2012 e un po’ il Firmino di Altamura ci serve.
Molto bravo Cristante nel muovere la palla in verticale, cercando sempre uomini una linea di campo più avanti. E poi El Shaarawy, che per me è la quota Mancio-calciatore che Mancini si vuole sempre portare dietro, come spesso non hanno fatto con lui quando giocava.
Infine Italia-Moldova è stata principalmente un lungo esercizio di pressing e contropressing almeno fino al 70’. Molto, molto utile.