Da Marrakech a Baghdad di Luigi Guelpa

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“Da Marrakech a Baghdad. Viaggio nel calcio di Allah” è un chilometrico set fotografico dove si susseguono personaggi e situazioni riconoscibili ma non per questo distraenti. Si inizia a leggere il testo con l’intento del viaggiatore nozionistico e il libro appaga pienamente questo approccio, discostandosi da questa mission per pochi spunti.

Il viaggio è una traccia di sabbia che va dal Marocco agli Emirati Arabi Uniti, dalla Tunisia all’Algeria, dall’Arabia Saudita all’Egitto. Il flusso dei protagonisti è un fiume di storie che scorre fresco di aneddoti poco conosciuti anche per l’esperto e pieno di aromi anche per chi vuole leggere un libro da cui farsi appassionare.

Nella Prefazione di Fausto Biloslavo si sente acre il tentativo di dare valore antropologico, sociale e storico ad un libro che parla di calciatori. Nel libro, ogni tanto, l’occhio lungo del maestro Biloslavo che “cazzeia” il figlio deviato Guelpa si sente, ed escono fuori articolati tentativi di spiegare qualcosa che va al di là di un gioco. Ma di quest’occhio Guelpa spesso se ne frega e si lascia andare alla sua passione per questo sport e per questo mondo.

Molto belli gli articoli che parlano dei protagonisti degli anni ’70 e ’80 come Madjer, Don Revie e Adnan Al Talyani, mitografie perse nella poca presenza mediatica, più “normali” quelli sui protagonisti già immersi nel flusso dell’immagine globale.

Alla fine del libro è molto bello aver assaporato dei sapori e visto dei colori che conosciamo meglio rispetto a 30 anni fa, ma che ancora incuriosiscono e velano misteri.

La serie di passaggi iniziali che cercano di tenere insieme gli articoli mi sembra inutile e pedante. Se un album è fatto di immagini lontane nel tempo e nello spazio, è inutile crearne una storia che le tiene insieme. Non dà nulla di nuovo e appesantisce.

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