Dare status e valore all’assistente statistico

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Nel calcio contemporaneo vige, seguendo le tracce della fusion multiculturale globale che ha invaso per fortuna tutti i settori della nostra vita, il sapersi adattare alle meccaniche e alle caratteristiche fisiche e tecniche dell’avversario. I dogmatismi sono assolutamente tramontati e chi si dice figlio di Sacchi o cugino di Zeman ad esempio, in partita guarda spesso all’altro, all’avversario, vera abiura ideologica rispetto agli zonisti duri e puri come gli allenatori sopra citati. Oggi non si vince se non si guarda all’altro e lo si comprende nelle sue sfumature e nei dettagli più particolari. Spesso gli allenatori tirano fuori proprio i dettagli per spiegare le sconfitte e le vittorie, poiché ormai si è compreso che nessun sistema è perfettamente eseguibile e soprattutto non sabotabile in qualche modo.
Saper adattare la squadra all’avversario è il comandamento di base, il che vuole dire prima di tutto conoscere le caratteristiche dei calciatori che si affrontano in campionato e coppa. È per questo che molte squadre si avvalgono di professionisti dei numeri, di statistici, di allenatori in seconda con l’occhio agli elementi tattici e tecnici in cui un giocatore eccelle o è meno preparato. Queste figure possono offrire all’allenatore informazioni preziose, da tener presente in partita. In nazionale, Donadoni ha fortemente voluto un uomo-computer come Sergio Buso, il quale tiene aggiornati i suoi file con le caratteristiche di ogni calciatore in attività e le sue statistiche stagione per stagione. Questa figura, che con Buso (non ce ne voglia, ma appariva così almeno ad un livello mediatico becero, mentre chi era vicino alla nazionale sa quanto era importante il suo lavoro) ha ancora l’alone di stranezza computatoria o, peggio ancora, di fornitura di minimi dettagli spesso trascurabili, in futuro deve assumere un taglio molto più professionale e un valore tecnico e tattico molto maggiore. Devono nascere assistenti molto simili a quelli che il volley soprattutto, ma anche il basket e il rugby utilizzano perfettamente, i quali possano supportare le scelte tattiche di base nella riuscita combinazione dei giocatori della rosa e poi nel loro utilizzo nei diversi tipi di partita che durante l’anno si affrontano. Non vogliamo un calcio giocato intorno ai computer che suggeriscono al portiere dove tirerà la punizione Del Piero o come marcherà sui calci d’angolo Maicon, ma vorremmo un calcio meno improvvisato sulla valutazione dei talenti e delle pecche proprie e altrui. Non basta dire ad un mediano: “Questo qui è uno che copre poco” oppure ad un terzino: “Nella tua zona c’è uno che sa far bene i cross” (la preparazione delle partite, non sembra vero, ma si limita spesso a queste frasi quasi di circostanza che fanno tanto dopolavoro), ma tutte le valutazioni e le scelte anche di formazione devono essere prese in base a razionali e motivate determinazioni tecnico-tattiche, da tirare fuori soltanto attraverso un’analisi particolareggiata e aggiornata dei plus e minus di ogni giocatore e del loro accordarsi in partita.

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