Il Tandem anomalo di Ancellotti: come giocare senza perno centrale

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Nel calcio internazionale l’attacco a due punte ha bisogno sempre di un faticatore spalle alla porta, un centravanti capace di dare i tempi di risalita alla squadra e di inserimento ai centrocampisti avanzati. Anche la Roma dello Spalletti 2009 gioca con Vucinic o Baptista spalle alla porta che suggeriscono le incursioni di Brighi e Perrotta. Anche il Totti centravanti sui generis ha più o meno le stesse mansioni rivedute e corrette dalla sua capacità di fare perno sul marcatore diretto e girarsi per tirare a rete o servire l’uomo che si muove in verticale. A sovvertire questa idea è intervenuto il caso e l’esperimento di Ancellotti con il duo brasiliano Kakà-Pato. Venduto Gilardino, infortunato Borriello, evanescente il nuovo Shevchenko e declinante il vecchio Inzaghi, Ancellotti si è ritrovato con soli due attaccanti capaci di reggere il peso e il ritmo delle partite, entrambi tra l’altro più seconde punte di appoggio che veri e propri attaccanti centrali. Li ha fatti prima giocare insieme ad un attaccante di riferimento e poi li ha schierati da soli, sfruttando al massimo le loro caratteristiche. A differenza di un normale tandem d’attacco infatti, Kakà e Pato non giocano mai spalle alla porta e aggrediscono lo spazio che li divide dalla porta avversaria e non quello alle loro spalle per cercare di accorciare la squadra e permettere lo scambio con i centrocampisti. Grazie ad un centrocampo eccezionalmente tecnico che sa lanciare con grande precisione, Ancellotti preferisce che i suoi due attaccanti siano serviti in verticale, sulla corsa, magari appoggiando prima il gioco sui terzini che avanzando occupano lo spazio in fascia e riescono a passare con precisione la palla per le punte che svariano dal centro all’ala. Sia Kakà che Pato quando ricevono la palla non la scambiano con la mezzapunta che accorre, ma si girano e puntano l’area, accompagnati dai centrocampisti, utili nel momento in cui la corsa si blocca per essere serviti sul movimento. In questo modo un difensore è fermo per bloccare la punta e gli altri vengono presi di infilata dai centrocampisti che attaccano lo spazio puntando la porta. Questo meccanismo d’attacco si riesce a sviluppare soprattutto grazie al grande controllo di palla in velocità in cui i due brasiliani sono maestri e alla libertà che l’allenatore concede di fare quello che sentono opportuno: caricare la difesa scombussolando le linee, fiondare in porta, arrestarsi e aspettare il movimento dei compagni, allargarsi per crossare palloni sempre ben calibrati. Grazie al movimento e alle caratteristiche delle sue due punte brasiliane inoltre, il Milan riesce ad attrarre lontano dall’area di rigore i difensori centrali avversari che, essendo mediamente molto meno veloci di Kakà e Pato, vengono facilmente saltati e sono costretti al fallo da ammonizione certa se non vogliono lasciar andare l’attaccante. Se la difesa poi non segue Kakà e Pato, viene attaccata frontalmente dai due, supportati dai centrocampisti e dai terzini di spinta. Chiaramente in una situazione del genere serve a poco il fuorigioco e la marcatura fissa. Far accorciare sulla punta il mediano porterebbe alla concessione di troppo campo al Milan e lascerebbe i propri uomini offensivi senza rifornimenti semplici, in quanto l’azione riparte con pochi uomini davanti la palla da servire solo con lanci lunghi per non cadere nel pressing dei mediani milanisti.

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