In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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L’effetto boomerang dei presidenti italiani

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Posted 26 gennaio 2009 by Jvan Sica in serie A

I presidenti delle nostre serie professionistiche hanno escogitato uno stratagemma psico-economico di grande finezza: l’esonero boomerang. La strategia è molto semplice. Al punto 1 la squadra del presidente naviga in cattive acque perché non ha giocatori all’altezza della serie che occupa, ha ruoli totalmente scoperti su cui le squadre avversarie puntano per vincere le partite, ha tifosi molto esigenti che chiedono risultati e se ne fregano altamente di un’eventuale programmazione di medio termine (il che vuole dire anche cinque anni) che potrebbe avere come condizione prima la discesa di una categoria (soprattutto per le squadre di B, scendere in Lega Pro fa sì che si risistemino i bilanci, puntando su giocatori con stipendi più bassi) e ha un buon giro d’affari tra sponsorizzazioni e marchi affiliati. A questo punto il presidente esonera l’allenatore che ha cominciato la stagione e ne prende un altro, pagandolo molto meno del precedente. In questo modo calma la piazza che ha l’illusione che cambiando il manico i brocchi disseminati per il campo diventano finalmente puledri e le partite si possono vincere, la società ha una flusso d’immagine raddoppiato sui media, che nei periodi morti (soprattutto quando non ci sono le Coppe europee e sfide d’alta classifica la domenica, cioè non giocano contro Milan, Inter e Juventus) tendono a dare grosso spazio alle squadre minori che fanno operazioni di questo tipo, mette in sicurezza la sua leadership nei confronti della dirigenza in quanto il cambio di panchina è l’unica panacea che tutti vogliono e non compra nessun giocatore valido per mettere a posto squadre scombussolate. Ma il processo non termina qui.

Al punto 2 la squadra continua ad essere in evidente difficoltà contro tutti gli avversari, la situazione nello spogliatoio è peggiorata perché un nuovo allenatore prima di tutto cerca, anche per non farsi imputare l’immobilismo tattico e di vedute, di cambiare modulo e uomini, scontentando quelli che titolari dall’estate si legano indissolubilmente al vecchio tecnico e remano contro il nuovo, mettendo in evidente difficoltà i nuovi che, ancora ingolfati per il troppo giocare improvviso dopo giornate e giornate in panchina, giocano male e non hanno la stessa armonia con quelli che del vecchio gruppo sono rimasti. La piazza stavolta inizia a puntare il dito contro la pochezza della squadra ed è a questo punto che il presidente dà il via all’effetto boomerang: ritorna il vecchio allenatore, con nuovo ritorno d’immagine che premia gli sponsor a cui poter chiedere le stesse cifre anche nella serie inferiore, la piazza è finalmente sedata perché è legata al tecnico magari della salvezza o della promozione, il ritorno economico è certo, in quanto un allenatore pagato (poco) in più costa molto meno di un difensore centrale, un uomo di fascia e un centravanti da acquistare e mettere sotto contratto per svariati anni con l’acqua alla gola a gennaio. Solo così il presidente, con la scusa della stagione nata male e continuata peggio, in cui ha cercato in tutti i modi di porre rimedio non riuscendoci, può mettere in moto senza grandi rumors della piazza e della dirigenza il progetto a medio termine che aveva in testa ad inizio anno.


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One Comment


  1.  

    Verissimo. Un’altra moda molto in voga oggi è quella di mandare via l’allenatore che ha appena portato la squadra dalla B alla A. Mi sembra che 3 o 4 anni fa su quattro neopromosse , tre non abbiano confermato l’allenatore. bisogna ridere per non piangere





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