"La Tv per sport" di Pino Frisoli

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Il legame vitale (per chi frequenta i due mondi) – mortale (per chi rimpiange il tempo perduto) dello sport contemporaneo con il sistema media è oggi un dato di fatto criticabile quanto si vuole ma ormai indissolubile e indispensabile per entrambi i sistemi. Lo sport senza media ripiomberebbe nel semi-dilettantismo, le prospettive economiche si ridimensionerebbero e invece di attirare pubblico (come parecchi pensano) lo “sport allo stadio” allontanerebbe ancora di più il tifoso medio, non più attratto dalla patina mediale che si costruisce intorno agli eventi sportivi. Dall’altra parte anche i media, e la televisione in particolare, non potrebbero vivere a questi livelli senza i soldi e l’interesse che lo sport in tutto il mondo si porta dietro. E non parlo quindi solo di potenza economica ma di spettro d’opinione che sappiamo importante in democrazia. Di questo connubio necessario tra sport e televisione in Italia, il libro di Pino Frisoli, “La tv per sport”, riesce a spiegare e analizzare in profondità tutti punti nodali e i momenti fondamentali di passaggio. Il libro di Frisoli, oltre a trattare un tema poche volte visto nella sua pienezza ma allo stesso tempo sempre commentato in maniera distorta e quindi inutile, ha il grande pregio di raccontare la vita dello sport italiano all’interno del sistema televisivo senza alcun filtro dietrologico, nessuna sovrastruttura ideologica, ma soprattutto senza pregiudizi di categoria. Quando si parla di tv e sport dominano una nostalgica incompetenza e una coerente pochezza di informazioni. Nel libro vige la competenza che fa chiarezza nelle vicende ed è pieno di una mole preziosa di informazioni che spesso sovvertono i dogmi che proprio l’incompetenza dilagante sul tema ha iniettato nei discorsi. Quante volte abbiamo sentito la favola del 3 gennaio 1954, senza sapere che la tv esisteva da molto più tempo, oppure il raccontino della Domenica Sportiva di quella stessa sera, senza che nessuno ci abbia mai parlato dell’11 ottobre 1953, e di quell’Italia-Egitto del 24 gennaio 1954, con i piccoli egiziani che impazzirono nel gelo di San Siro e i nostri per la prima volta in tv che si qualificano per la Svizzera, senza mai un accenno a Italia-Cecoslovacchia giocata a Genova e trasmessa il 13 dicembre 1953, terminata 3-0 (Cervato, Ricagni, Pandolfini), con telecronaca di Carlo Bacarelli. Leggere il libro di Frisoli è come sentire per la prima volta una storia mille volte raccontata e mai spiegata fino in fondo. La divisione in piccoli capitoli su diversi argomenti aiuta la comprensione globale del tema e facilita la lettura che scorre veloce mantenendo alto l’interesse. Lo spazio dato alla storia e alle rispondenze della cronaca non è mai pedante e si risolve sempre con una visione dei fatti concreta. Parlando semplicemente di come lo sport ha invaso e si è fatto infilzare dalla televisione, Frisoli riesce poi a dirci anche come è cambiato il nostro paese; un pregio in più di un libro da leggere per chi vuole sapere come sono andate le cose e non si accontenta di un già detto molto spesso completamente errato.

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