Mondiali di Tennistavolo a Yokohama

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Continuiamo il nostro viaggio negli sport olimpici poco “seguiti” nel quadriennio d’attesa e ricordiamo che dal 28 aprile al 5 maggio, a Yokohama, si terranno i Campionati mondiali di tennistavolo. Parlare di tennistavolo può essere abbastanza monotono, non tanto per il gioco, divertente e dal vivo davvero appassionante, quanto per lo strapotere culturale oltre che agonistico della Cina su questa disciplina. Gli atleti sono morfologicamente costruiti per rendere negli sport di riflessi e nervi, il tennistavolo è l’esaltazione di queste componenti a cui legare concentrazione e fantasia. Alla Yokohama Arena, inaugurata nel 1989, dalla capienza di 17.000 spettatori (arena progettata sul modello del “Madison Square Garden” che ha ospitato grandi concerti di cantanti internazionali, ma sono da sottolineare i concerti dei grandi artisti giapponesi come The Gazzette e Ayumi Hamasaki) si sfideranno i migliori della specialità con risultati in tutte le categorie abbastanza prevedibili, almeno per quanto riguarda la nazione vincente. Nel singolare maschile sono davvero di un altro pianeta il campione olimpico Ma Lin e il compagno anche di doppio Wang Hao. Il veterano Wang Liquin è ancora in dubbio. Forse vedremo al suo posto qualche altra stella emergente nel panorama nazionale cinese. A dar fastidio ai cinesi potrebbero esserci i coreani che puntano sul solito Ryu Seung Min con la sua vecchi impugnatura a penna e la gomma su un solo lato della racchetta, al massimo una partita accesa potrebbe offrirla l’atleta di Singapore Gao Ning. Per il resto lotta per le posizioni, a partire dal bielorusso Vladimir Samsonov insieme al tedesco Timo Boll, ultimamente in affanno ma europeo a Belgrado nel 2007, e ai due scandinavi, ultime stelle di due grandi scuole come quella danese con Michael Maze, bronzo ad Atene 2004, e quella svedese con Jorgen Persson, vecchio lupo di mare del circuito che sa ancora dire la sua. Altri orientali potrebbero stupire come i due atleti di Hong Kong Li Ching e Ko Lai Chak che si ispirano più alla scuola coreana fatta di moto perpetuo e velocissimo e il taiwanese Chuan Chih-Yuan che i cinesi vogliono sempre strapazzare per orgoglio di patria ferito. La speranza giapponese è riposta tutta in Yo Kan.

Tra le donne la tiritera è la stessa, forse ancora più accentuata. Le cinesi Guo Yue, Wang Nan e Zhang Yining fanno un torneo nazionale a parte. La più giovane Guo Yue, classe ’88, ha le carte per insidiare le connazionali molto più esperte. Guardare le loro partite sarà un grande spettacolo. A contrastarle leggermente le cinesi potrebbero essere le atlete di Singapore, capitanate da Li Jiawei, l’ultima ad arrendersi allo strapotere rosso nel torneo olimpico (sconfitta in semifinale da Zhang Yinin per 4-1) e la vietnamita Tie Ya Na. Il resto del mondo propone le naturalizzate Wang Chen, statunitense, e Wu Xue, dominicana. Il Giappone spera nella piccolissima Ai Fukuhara e la Corea del Sud in Dang Ye-Seo. L’Europa è davvero periferia in campo femminile: potrebbero fare bene la croata Tamara Boros, l’ungherese Petra Lovas e anche la nostra Nikoleta Stefanova, più della Wenling Tan Monfardini, nostra naturalizzata d’obbligo.

A squadre, Cina incontrastata. Per il secondo posto tra gli uomini vedo la Corea del Sud più della Germania, argento a Pechino, e una forte Austria che ha Chen Weixin, nato in Mongolia e Werner Schlager, atleta di grande classe difficile da affrontare. Tra le donne anche il podio sembra bloccato: Singapore e Corea del Sud possono essere messe in difficoltà solo dal Giappone.

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