Euro Volley: Girone D, si salvi chi può

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L’Italia un po’ all’alba un po’ al tramonto di Anastasi ha pescato un girone tosto come peggio non si poteva. La Bulgaria dei grandi protagonisti del nostro campionato appena qualificata per i Mondiali italiani del 2010 ha come attaccanti: Matej Kazijski, per me il miglior giocatore europeo per classe, potenza, lucidità, gestione delle energie in gara e concretezza per la squadra, Vladimir Nikolov, opposto passato dalle braccia di papà Stoychev per andare a Cuneo e trovarsi così così, Todor Aleksiev, altro martellaccio dalla mano che fa male. Con questi attaccanti, la difesa tende ad essere poco accorta e su questo, solo su questo le altre squadre del girone devono puntare. Anche se il coach Silvano Prandi gli ha già dato un assetto ed una logica difensiva preoccupante per gli altri. Se la Bulgaria fa tanta paura, il girone promette di non ammorbidirsi nemmeno un po’ con la Serbia. Nikola Grbic che non solo non invecchia ma migliora con gli anni, a dirigere i soliti cavalli pazzi: Ivan Miljković, opposto che soffrono tutte le squadre perché è rapido nelle scelte, Andrija Gerić è il solito noto che da centrale equilibra gli attacchi, Novica Bjelica, campione con Piacenza, altro centrale prepotente a muro. Gli attaccanti non sono quelli bulgari ma c’è zio Nikola che sa attivare i martelli (occhio a Saša Starović, che rispetto alle Olimpiadi ha un anno di più). Terzo ostacolo, che rispetto ai primi due sembra una pinzillacchera, la Repubblica Ceca del “gordo” Lebl al centro, David Konecny opposto e Peter Platenik come martello principe. Come arriviamo noi a questo appuntamento continentale? Vermiglio non si ritroverà Martino con cui ha ben giocato a Macerata, i centrali Birarelli-Fortunato sono forse un po’ mosci a muro, per i martelli siamo per l’usato scontato: Cisolla, Savani, Cernic, mentre gli opposti Lasko e Gavotto sono partiti forte in campionato ma a fine anno tiravano il fiato. Libero nuovo: Farina. Tra problemi di usura, poca esperienza e amalgama, in questo girone D che Dio ce la mandi buona.

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