In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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Felice di avervi fatto ricredere. Intervista ad Alex Zanardi

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Posted 19 novembre 2009 by Jvan Sica in Schumacher

Alex Zanardi. Per fortuna a volte basta il nome per aprire nella mente di chi legge o ascolta un vero e proprio mondo. Zanardi è troppe cose per fare il cappello ad un’intervista. Per non scrivere righe inutili, che hanno il solo compito di ripetere quello che tutti sanno, io direi che Zanardi è vita che corre, e non è facile stargli dietro.

Signor Zanardi, questo blog cerca “disperatamente” di parlare di libri e sport. Uso quell’avverbio perché è difficile far credere due cose: la letteratura sportiva è un genere che sforna spesso libri di grande livello culturale e gli sportivi leggono (davvero?). Lei come è messo?

Io leggo molto, anche se preferisco libri non impegnativi. Il libro deve essere avvincente per farmi entrare nel mondo che descrive, deve essere il libro a catturarmi, non la mia cultura a permettermi di decifrare un testo che è troppo complesso e che ha bisogno di troppo impegno per essere compreso.

E poi molti sportivi scrivono (anche questo è difficile farlo credere). Anche lei ha scritto un pezzo della sua storia.

La biografia è uscita nel 2003, per cui sarebbe giusto fare un aggiornamento, però mi sembra di voler raccontare a tutti i costi me stesso, quando la gente sa già tutto e può anche non interessare più di tanto. Il libro è stato scritto nel 2003 e mi rappresenta tantissimo, l’ho scritto con il cuore e mi piacerebbe scrivere magari un romanzo che abbia a che fare con le corse.

In un team di Formula 1, le piacerebbe lavorare?

Al momento non vedo nessuna posizione che potrei occupare con entusiasmo.

Fra quelli incontrati in carriera, qual è stato l’avversario più forte?

Ho avuto la possibilità di misurarmi con grandi piloti come Senna, Piquet, Mansell, ma quello con cui mi sono scontrato sin dai go kart e poi in Formula 3 e Formula 1 è stato Shumacher, che apprezzo come avversario perché è dotato di un talento più unico che raro.

Qual è stata la gara o la vittoria che ricorda con più piacere?

Per mia fortuna sono tante, ma ricordo ancora con affetto la mia esperienza triennale in America. La vittoria che mi ha esaltato di più è stata quella a Lon Bridge, nel 1998, quando ero addirittura doppiato e riuscii a vincere grazie a dei sorpassi mozzafiato. Ancora oggi i tifosi mi ricordano per quella vittoria.

Sicurezza sui circuiti: quali sono, a suo giudizio, gli interventi più necessari e più urgenti?

Le piste seconde me oggi sono abbastanza a posto, bisogna dare priorità alle auto, le forme di sicurezza passiva in caso di incidente.

Lei ha sempre detto che si ritiene un uomo fortunato dopo l’incidente. Ci può approfondire il concetto?

È vero, quando dico che sono un uomo molto fortunato la gente si stupisce. Quando faccio determinate affermazioni, nel mio caso pensano al dramma, alla tragedia, agli episodi gravi che possono toccare ognuno di noi. La mia ripresa è stata notevole, ma tutto sommato normale per uomo che nella vita si è dovuto attrezzare per affrontare le avversità. Io avevo tutte le risorse per farlo, anche economiche, non mi voglio nascondere dietro a un dito, non è stata tutto forza della volontà. A 34 anni ho una bella moglie al mio fianco, un figlio, una famiglia già formata, una tranquillità economica, senza dovermi preoccupare di come sbarcare il lunario e oggi che sono riuscito a riconquistarmi la mia indipendenza, più che disabilità la chiamerei nuovo tipo di abilità. E poi questa condizione mi ha fatto scoprire anche nuovi passatempi, aperto nuove prospettive.

Qual è stata la molla che l’ha spinta a tornare a correre?

Non serviva nessuna molla, ma quello che mi ha spinto a tornare al volante e stata la possibilità di poterlo fare. Una casa automobilistica come la Bmw si è messa a disposizione per questa mia sfida. Chiaramente con me la BMW ha avuto un’esposizione mediatica importante, ma devo solo ringraziarli perché sono stati loro a pensare insieme a me che un uomo senza gambe potesse guidare, partecipare ai campionati, scontrarsi con piloti professionisti e arrivare addirittura a vincere. Ad alcuni, anzi a molti, questo era utopia. Felice di averli fatti ricredere.


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