In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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Lo skeleton sarà lo sport dell’anno (non ho bevuto)

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Posted 5 gennaio 2010 by Jvan Sica in skeleton

Poco prima della Befana che porta via le belle feste, lascio il mio sicuro vaticinio per il 2010: questo sarà l’anno dello skeleton. La disciplina che gli arrampicatori a mani nude considerano pericolosa si appresta a partecipare per la terza volta consecutiva alle Olimpiadi della neve, il che testimonia la sua effettiva esistenza anche per chi è abbonato a Inter, Juve o Milan Channel.

Vivo da sempre (gli scavezzacollo per fortuna non hanno età), lo skeleton nasce nel 1885 insieme alla Cresta Run di St. Moritz. Per decenni i fuori di testa andavano solo là a praticare il loro sport e soltanto alle Olimpiadi organizzate dalla città svizzera, lo skeleton ha avuto accesso.

1928: la gara, solo maschile, vide dieci atleti in corsa, anche se il francese P. Dorneuil e lo svizzero W. Noneschen non riuscirono a portare a termine tutte e tre le discese previste. La somma dei tempi vide medaglia d’oro l’americano Jennison Heaton con 3:01,8, argento nel bob a 5 nella stessa Olimpiade, seguito dall’altro americano John Heaton con 3:02,8 e medaglia di bronzo per il britannico David Earl of Northesk con 3:05,1 (il primo Conte di Northesk fu John Carnegie, mentre il nostro era l’11°). Quarto il nostro Agostino Lanfranchi e solo quinto uno dei re della specialità, lo svizzero Alexander Berner.

1948: vittoria dell’italiano e grande skeletonista degli anni ’50 e ‘60 Nino Bibbia, primo campione olimpico italiano nella storia dei Giochi olimpici invernali. Originario della provincia di Sondrio, Nino Bibbia risiedeva proprio a St. Moritz dove lavorava come fruttivendolo. La gara di skeleton, sei discese ripartite su due giorni, era in programma il 3 e il 4 febbraio sulla Cresta Run. Bibbia aveva iniziato a praticare questa specialità solo poche settimane prima delle Olimpiadi. Nonostante la poca esperienza, al termine della prima giornata era secondo, a pari merito con il solito John Heaton e dietro al britannico John Crammond, che aveva un vantaggio di 2 decimi di secondo. Il giorno dopo, nelle tre discese restanti l’italiano distanziò progressivamente gli avversari, facendo segnare in ognuna il miglior tempo di manche. Con il tempo complessivo di 5’23″2 Bibbia vinse l’oro con un distacco di 2″4 su Heaton, secondo, e 2″9 su Crammond, terzo. Nino Bibbia continuò a gareggiare nello skeleton anche dopo la cacciata dal tempio olimpico e ogni volta che qualcuno metteva un nuovo record, lui si scapicollava lungo la Cresta Run e lo cancellava.

Torna per fortuna a Salt Lake City nel 2002 e ci sono anche le donne. Tra gli uomini vince l’americano Jim Shea, già campione del mondo ad Altenberg nel 1999, davanti all’austriaco Martin Rettl, campione del mondo nel 2001 a Calgary ed oggi impiegato all’aeroporto di Innsbruck, terzo lo svizzero Gregor Stähli, grande protagonista ai Mondiali (vinti 3 volte) e alle Olimpiadi con un altro bronzo a Torino 2006. Americane anche le prime due nella gara femminile: Trista Gale oro e Lea Anne Parsley argento. Bronzo per la britannica Alex Coomber.

Nel 2006 vengono fuori i canadesi che ancora oggi dettano legge nelle gare di Coppa del mondo. Primo Duff Gibson, che a 39 vince la medaglia d’oro più vecchia in una gara singola ai Giochi Olimpici invernali, superando il norvegese Magnar Solberg che a 35 anni vinse i 20 km di biathlon a Sapporo ‘72. Secondo Jeff Pain, due volte campione del mondo nel 2003 e 2005 e beffato dal vecchio compagno di squadra. Terzo lo svizzero Stahli. Il Canada arriva anche al bronzo femminile con Mellisa Hollingsworth-Richards, cugina di Ryan Davenport, campione mondiale della specialità nel 1996 e 1997. A vincere è la svizzera Maya Pedersen arrivata a Torino con il favore del pronostico. Argento per la britannica Kristan Bromley, anche lei con lo skeleton in famiglia, avendo sposato Kristan Bromley campione mondiale ad Altenberg nel 2008.

Oggi tra gli uomini il ranking è dominato da canadesi e americani (due nomi su tutti: lo statunitense Zach Lund e il canadese Jon Montgomery, insidiati dai connazionali Eric Bernotas e Paul Boehm). Il vecchio continente punta tutto sui britannici: Kristan Bromley e Adam Pangilly. Per il resto, qualcosa può dire solo il tedesco Sebastian Haupt.

Tra le donne stesso dominio nordamericano: USA agguerritissime con Katie Uhlaender e canadesi forse imbattibili con Michelle Kelly e Carla Pavan. Anche qui le tedesche sono toste e c’è la russa Bella Sterlikova che lotterà per il podio.


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