In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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Francia "Zidane. Una vita segreta" di Besma Lahouri – 32 squadre-32 libri

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Posted 16 febbraio 2010 by Jvan Sica in SudAfrica 2010

Disastrata, rinnegata, umiliata, accusata… è la Franciaaaa, canterebbe a pieni polmoni Rino Gaetano, se fosse a 4 mesi dal Mondiale e avesse avuto lo stesso tempo per pensare al calcio come facciamo noi. La squadra è da 10 o da 2, a seconda se scatta l’effetto 2006 e c’è qualcuno che s’inventa di essere Zidane per un mese. In porta Domenech non vuole avere ragione: Frey è il meglio, Coupet da sicurezza, faccio giocare Lloris che nel Lione non fa nulla di particolare, ma al riccio piace. In difesa c’è tutto per andare in guerra: Gallas-Abidal centrali, al massimo Escude, ma Mexes può stare sotto il Cupolone. I terzini sono Sagna ed Evra, gli altri faranno panca. A centrocampo i due Diarra, Lassana più di corsa e Alou di pura interdizione. Gourcuff dovrebbe fare lo Zidane e Ribery ci mette il pepe necessario. Nasri, Toulalan e Flamini anche qui saranno comprimari. In attacco Henry e Anelka appoggiano , uno dei due o insieme, con un Diarra in panca, Gignac, l’uomo forte su cui Raymond ha deciso di puntare. Tra il libri per rappresentare la Francia scegliamo proprio la biografia di Zidane, che tante volte è stato citato nella prima parte.
Se “Zidane. Una vita segreta” di Besma Lahouri non avesse avuto premesse che tirano in ballo addirittura i poteri occulti, sarebbe un buon libro, parzialmente documentato sulla vita da calciatore di Zinedine Zidane (alcuni strafalcioni sono tremendi, tipo quello di pag. 212 che assegna a Zidane il goal dell’1-0 contro il River Plate per la vittoria dell’Intercontinentale juventina nel 1996) e con buoni momenti giornalistici in cui si racconta il dopo calcio di uno che non potrà mai più passare indifferente. Le bozze del libro rubate e cancellate dal computer dell’editore, le minacce alla Lahouri, i muri di omertà trovati in giro per il mondo creano aspettative di contenuto, di stile e intreccio troppo alti per poi cavarsela con un raccontino, magari ben fatto, ma con poca verve. Zidane è un ex campione che chiede molto e dà poco. Non c’è niente di strano, se gli viene concesso tutto quello che chiede. Zidane amministra i suoi affari ed è diventato ormai un’industria. Anche qui niente di strano se gli sponsor hanno bisogno della notiziabilità continua come il pane. Zidane è francese in Francia e arabo in Algeria. L’obiettivo primo del multiculturalismo è proprio questo: ricevere e dare cultura, comprendendone i significati e vivendoli fino in fondo. Ha una moglie che fa affari, una corte che chiede miracoli, strani ceffi che parlano per lui. Se perfino con i calciatori di Lega Pro bisogna stare alle lune dei “manager”, perché il più grande calciatore del mondo per 5 anni buoni non dovrebbe avere i vassalli. Insomma Zidane è un normale campione dell’era post-maradoniana: fulcro di interessi nuovi e globali, con al centro l’immagine per i diversi mercati internazionali. Questo vuol dire presenza, comportamento, performance, tutte componenti da mantenere ad alto livello per 15 anni. Per fare tutto c’è bisogno di un’organizzazione aziendale della propria persona, che va oltre il semplice allenarsi e vivere bene. Serve saper vendersi ai pochi e migliori offerenti. Gli scoop dell’eventuale relazione celata al mondo e della protervia di chi rappresenta Zidane sono sciocchezzuole rispetto ai denti aguzzi di chi Zidane lo vuole per le sue campagne umanitarie. A questo punto nasce il fatidico dubbio: vuoi vedere che la cara Besma conosce così bene i flussi commerciali e comunicativi dell’oggi, che ha deciso di cavalcarli mirando al mistero dell’intoccabile? Vuoi vedere che ha capito come vendere un pezzo di Zidane senza il suo consenso? Besma Lahouri non ha per niente considerato dove viviamo oggi o forse troppo bene?


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