Brasile "Futebol" di Alex Bellos – 32 squadre-32 libri

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L’evoluzione era davanti agli occhi di molti già da alcuni anni, ma Sudafrica 2010 segnerà una svolta totale: il Brasile, per la prima volta nella storia si presenterà con una difesa molto più forte dell’attacco. Il dato di fatto viene fuori pensando ai nomi: il miglior portiere del mondo, Julio Cesar, i due centrali più forti del mondo, Lucio e Juan (con Thiago Silva che nel Milan tiene su la baracca), il terzino destro che ha dominato gli ultimi anni, Maicon, con la riserva, Daniel Alves, che è quasi meglio del titolare. Davanti a questi, a schermare ogni avanzata altrui Felipe Melo (che alla Juve gioca fuori luogo) e Gilberto Silva (davvero eccezionale con i verdeoro). A segnare la distanza con il passato anche la mediocrità del terzino sinistro, Marcelo, in un ruolo invece sempre dominato dai grandi terzini della storia brasiliana. Tutti questi giocatori difensivi si prendono cura delle mezzeali Elano, Kakà, Ramires, e guardano le spalle alle punte: Robinho-Luis Fabiano (uno scaricato dal Manchester City, un altro che nel Siviglia segna ma non fa impazzire). Se ci aggiungi poi una pletora di giocatori medi e panchinari fissi (Josuè, Julio Baptista, Luisao, Doni), ti viene da chiedere: dove può arrivare questo Brasile? Può essere il peggiore o il migliore Brasile della storia. Dipende tutto dallo stato di forma e dalle motivazioni che Dunga saprà dargli.

A questo proposito un libro che può avere diversi giudizi. Si può parlare di un paese, di una cultura e di un popolo inquadrandoli da dove si vuole e l’antropologia contemporanea per fortuna ci ha indicato la strada della cultura espansa, riscontrabile in ogni fenomeno che riguarda l’uomo. Ovviamente lo sport fa parte della lunga lista e il calcio è per tanti antropologi, studiosi delle culture e sociologi un campo di studi in cui è possibile andare in profondità. Questo è il substrato teorico di “Futebol” di Alex Bellos: un’analisi sul Brasile, terra del calcio per antonomasia e luogo di elezione per una miriade di campioni lanciati sul mercato a getto continuo.
I risvolti dell’argomento sono innumerevoli e Bellos ne sottolinea di particolari e lontani dalle concezioni assodate. Va oltre le determinazioni date per scontato e tirate in ballo a prescindere, del tipo: il miscuglio di razze dà tipi umani forti, elastici, coordinati e per questo perfetti per il calcio, oppure il calcio è lo sport dei poveri per antonomasia e nelle favelas ci sguazzano. Bellos ci porta verso anfratti nascosti e spesso strambi del calcio in Brasile, che è religione ma anche perdizione, istinto primordiale ma anche mezzo di sostentamento, fisima da imbecilli e splendido pensiero. Il calcio brasiliano è quel collante sociale che nemmeno la Chiesa ha saputo creare. Bianchi, meticci, negri e indios pensano e giocano calcio per tutto il giorno, e chi non riesce a sfondare in patria, abbandona a casa lo stereotipo della saudade e va per il mondo, fino alle Isole Far Oer o in Vietnam. Detta così, il calcio potrebbe sembrare una nuova religione laica, il cui rispetto delle regole di base porta ad una società migliore. Ma il calcio è dal 1900 e poco più un business, per cui squali della notorietà e perfidi sacerdoti di questa religione creano i loro piccoli potentati, da giocarsi su altri tavoli e per tanti altri scopi. Anche di queste dinamiche ci parla Bellos, facendo diventare il libro un saggio d’inchiesta molto attento ad ogni particolare, che accusa un intero sistema, capace di prendere le logiche del dominio colonialiste e adattarle perfettamente ad un gioco fatto con la palla.

Una risposta a “Brasile "Futebol" di Alex Bellos – 32 squadre-32 libri”

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