La Rivoluzione dei Tulipani di Alec Cordolcini

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Chi segue Alec Cordolcini sa che per fortuna oltre al calcio olandese segue con acutezza e passione anche il calcio scandinavo, belga, svizzero, per cui il gioiello che è riuscito a tirare fuori con “La rivoluzione dei Tulipani” (Bradipolibri, 245 pag.) può essere ripetuto. E meno male, perché un libro definitivo su un calcio, una storia e sui protagonisti di cento anni d calcio arancione non può essere ripetuto, se non pescando altri temi e altre vicende. Un libro come quello di Cordolcini non ha bisogno di troppe parole, vive di informazioni accurate e di prima mano, di storie ben tessute insieme e mai troppo slacciate, anche se parlano di uomini e anni molti diversi, di racconti di partite, gol, passaggi, parate, che sembrano narrate per la prima volta, anche se fanno parte della storia del calcio.

Se del libro, gli imperativi compra, leggi, godi sono l’unica recensione possibile, potrei avventurarmi, a mio scapito, nel dire la mia sul calcio raccontato da Cordolcini. Il calcio olandese è un inno alle due forze socio-morali che hanno segnato la storia dei Paesi Bassi: da una parte il coraggio dei mercanti, abili e tosti, a solcare imperterriti i mari del mondo, dall’altra l’etica calvinista, che crede nel lavoro e nella disciplina individuale, nella responsabilità di fronte alla collettività. Prendi Cruyff: un uomo che ha giocato il calcio che ha voluto, diventando motore della squadra ma anche semplice ingranaggio, un calciatore che ha lavorato sulla fantasia e sui muscoli perché migliorare è l’unico maniera per stare al mondo.

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