In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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L’attaco triangolo del Maestro Tabarez

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Posted 17 giugno 2010 by Jvan Sica in Sergio Martinez

Due giorni fa Mondonico su Sportitalia ha detto una cosa molto interessante riguardante l’Italia. La nostra nazionale non può giocare con l’attacco 3-1 perché dietro quella prima punta sempre marcata c’è bisogno di 3 fenomeni che sappiano fare la doppia fase e abbiano i piedi per servire la punta e andare direttamente al tiro. In pratica se hai Eto’o-Sneijder-Balotelli è un discorso, se proponi Pepe-Marchisio-Iaquinta è tutto diverso. Ma a ben vedere questo discorso è valido per tutte le squadre ed è il vero motivo della pochezza spettacolare di tutte le partite mondiali fino ad oggi. L’attacco 3-1 composto da calciatori medi porta con sé una conseguenza evidente: la punta non ha mai un pallone giocabile fronte alla porta, gli esterni si abbassano troppo perché non sono capaci di infastidire il terzino che si spinge in avanti, la mezzapunta galleggia in un territorio di nessuno, guardato a vista da un centrale difensivo e da un mediano. Messa così, si arriva al blocco totale, come è avvenuto in tutte le partite.
La prima boccata d’aria l’ha portata il Maestro Tabarez, che ha cambiato faccia all’Uruguay, presentatosi all’esordio con un 4-4-2 e un Forlan che si abbassava molto e trasformava l’assetto in un 4-4-1-1 (variabile ancora più difensiva del 4-2-3-1), in 4-3-1-2, usando il buon vecchio “attacco triangolo” (siamo sempre sotto effetto finale NBA) e avendo ragione di un Sudafrica quasi impresentabile.
Grazie alla mobilità e all’intelligenza tattica di Forlan, Cavani e Suarez, l’attacco 1-2 dell’Uruguay era molto mobile, con il triangolo 1-2 che si formava e riformava a seconda dei movimenti della palla, ridefinendo poi un 2-1 quando il Sudafrica ripartiva. In questo modo l’Uruguay ha totalmente dominato la partita ed ha fatto vedere un calcio pericoloso in fase di possesso palla e accorto in quella di non possesso. Il Maestro, che nell’ultima partita vinta dall’Uruguay ai mondiali schierava Francescoli dietro Sergio Martinez e Ruben Sosa, è ripartito dal 1990 per vincere e ipotecare il passaggio del turno.


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