In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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"Il mio circuito si chiama Paradiso" di Carlo Nesti

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Posted 6 ottobre 2010 by Jvan Sica in letteratura sport

Quando ho preso in mano il libro di Carlo Nesti, “Il mio circuito si chiama Paradiso”, non mi aspettavo di restare per buoni dieci minuti fuori dal tempo, come invece mi è successo su un pullman che da Salerno era diretto a Napoli. Le vicende personali di atleti, presidenti di società, tifosi, addetti ai lavoro dello sport non mi fanno impazzire e cerco di leggerci sempre e solo quella scia di gossip che un libro di vita deve portarsi con sé (è una squallida dichiarazione, ma a volte sono un lettore da discount).
Il libro di Carlo Nesti, approcciato con sufficienza, ha letteralmente cancellato il pensiero e mi ha scaraventato in una storia semplice ma profondissima, fatta di quasi nessun fatto eclatante eppure vivace ed emozionante.
Da dove vengono allora le emozioni in un libro che è la storia di una vita e di un percorso di fede che mette insieme strade molto diverse tra loro (uomo, marito, giornalista)?
Vengono dalla semplicità, dalla totale apertura di Nesti che ha saputo lasciare, con il suo stile asciutto e morbido, correre le mani sulla tastiera non programmando di insegnarci niente.
La storia di Carlo (di Nesti ne perdiamo subito le tracce) è anche un viaggio tra e nella fede e questo vuole essere il motivo in più su cui riflettere. Il grande tema che il libro ha il merito di farsi scappare spesso è: può l’uomo del 2000 inoltrato affrontare le avances della vita con valori alti, così alti che ormai per molti è solo fumo?
Non è un tema da nulla, è una delle questioni più complesse che la teologia deve affrontare.
La fede non ha più richiami fatti di carne, comprensibili dall’idraulico sotto casa. L’idraulico riceve altri messaggi che l’industria culturale ha reso molto più comprensibili.
Negli anni ’50 per mio nonno il messaggio di fede si confondeva con i ritmi del suo quotidiano, lo viveva perché gli arrivava semplice e nascosto nelle cose di ogni giorno, mentre ogni segmento di cultura era qualcosa di altro e inarrivabile (anche il messaggio politico socialista era molto più comprensibile e vissuto con grande semplicità). Oggi la cultura è un flusso di quotidianamente visto, sentito, addirittura letto (poco su giornali e libri, molto su internet). La fede (e ogni messaggio politico) è diventata lontana e molti rinunciano al cammino.
Nesti racconta i tratti semplici di una fede vissuta mentre si diventa uomini, professionisti e si percorre questo cammino che non esclude la crescita, anzi la migliora.


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