Mourinho prossimo allenatore del Brasile

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Ogni tanto mi ritrovo a parlare di Mourinho. Non lo faccio apposta, mi scappa. Forse perché è il personaggio mediaticamente più interessante che il calcio ha creato dopo Michel Platini (Sacchi si è spento dopo i primi 5 anni al massimo in cui ha cambiato il glossario)?

Ieri sera pensavo al suo futuro anteriore. Dove sarà Mourinho nel 2016? L’ho visto…

Allenerà una nazionale di atleti appena maturi, che vengono da un biennio di grandi speranze e poche vittorie: il Brasile. Mi lancio in questa divinazione complessa per una serie di motivi:

Il Brasile sta rifondando a partire da una squadra che ha vinto nel 2002, non riuscendo però a trattenere i suoi cavalli selvaggi all’interno del recinto (Adriano-Ronaldinho sani di mente e corpo e il Brasile sarebbe 7 volte campione).

Mano Menezes è il perfetto allenatore di transizione, che sa gestire i giovani. Pato, Neymar, Douglas Costa, David Luiz e Thiago Silva nelle sue mani possono diventare giocatori importanti e daranno un contributo di passione e inesperienza nel 2014.

– Nonostante il mondiale sia casalingo, credo che il Brasile non abbia gli uomini per vincerlo fra 3 anni. I giovani devono fare esperienza europea (se va a finire che Neymar è il nuovo Robinho a tutti gli effetti, vi rendete conto che non può spostare), i vecchi sono troppo usurati per mantenersi fino a quel momento (vedi involuzione attuale di Juan), le vie di mezzo sono scialbe (vedi Robinho-Diego).

Mourinho può restare in sella blanca fino al 2015, perché per i prossimi due anni il Barcellona non è attaccabile (anche per gli arbitri che buttano un occhio). Mourinho non ha idea di lasciare in bianco e saranno le Champions 2013-2014 quelle da mettere nel mirino.

Il Real è in fase di consolidamento rispetto alle altri grandi d’Europa. Il Manchester sta per perdere i grandi vecchi, il Bayern Monaco è in confusione, il Milan non fa più piani di sviluppo a lunga scadenza, il Barcellona non può reggere i multipli impegni (mettici anche la Spagna di Xavi e Iniesta).

– Provato il bianco, a Mourinho non resta che una nazionale. Il Portogallo è una spiaggia troppo fredda per uno che vuole essere nel vivo della sfida per la vittoria come Mou. L’Inghilterra dopo Capello farà altri 20 anni di tecnici inglesi, l’Italia non ha gli uomini per essere di moda. Resta una squadra lusofona e vincente per definizione.

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