In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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’78 – How a nation lost the World Cup di Graham McColl

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Posted 6 aprile 2011 by Jvan Sica in Scozia

La Scozia ai Mondiali è un mistero, insieme a quello, dovuto ai pellegrinaggi di un Di Stefano mai giocatore nella più importante disfida planetaria. Gli Scots non sono mai riusciti a passare il primo turno e di questo si duole almeno metà Europa. Il libro di Graham McColl, “’78 – How a nation lost the World Cup” è un resoconto dettagliato e perfettamente equilibrato sull’avventura scozzese del 1978 in terra d’Argentina. Dopo le prime pagine ho pensato all’eventuale titolo in italiano da dare al testo: “Blu notte tenebra”, citando tra le righe il gran libro del vecchio Arp. Ma non di romanzo cronachistico si tratta, bensì di reportage a 30 anni dalla migliore Scozia che sia mai atterrata ad un Campionato del Mondo. Il fulcro del libro è la personalità irresistibile e, direi, irrecuperabile di Ally McLeod, un Mourinho in potenza, che ha bruciato se stesso sull’altare della passione di una nazione non-nazione (per cui l’orgoglio è ancora più forte). Un giorno McLeod incontra i giornalisti e spara: “La Scozia vincerà i Mondiali!”, senza mezzi termini, senza ripensamenti. L’autore fa capire tra le righe che nemmeno lui ci credeva, ma la situazione gli scappa rapidamente dalle mani. Vince le partite che servono per andare ai Mondiali e nelle amichevoli invernali mostra una squadra a tratti perfetta. In effetti a quella Scozia non mancava nulla: in porta il Perm Alan Rough, in difesa gente scottish come Martin Buchan, Gordon McQueen e Bruce Rioch, a centrocampo forse il meglio che c’era in Europa: Don Masson, Archie Gemmil, Lou Macari, Graeme Souness, Willie Johnston (il vero problema era farli giocare tutti, uno dei motivi della disfatta), in attacco Dalglish, il craque del tempo in Europa, Joe Jordan e John Robertson. Così bardati arrivano in Argentina ed in quel momento parte la commedia/tragedia che affonda McLeod, la SFA, giornalisti, tifosi e gli stessi giocatori. Il libro è come buona parte dei libri della letteratura sportiva anglosassone un perfetto esempio di come le storie di calcio possano raccontare i tanti lati della personalità e dell’animo umano. McColl riesce a mettere a fuoco tutti i personaggi di questa storia piena di dossi, senza perdere mai il filo rosso che segna la scrittura e lo stile. È anche un libro-esempio di come fare storia del calcio attraverso fonti disparate, senza buttarsi troppo sui ricordi e sul sentito dire. Un libro davvero godibile, da leggere in pullman, come ho fatto io.


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