Se Bettini vuole per Copenhagen sono pronto. Intervista ad Elia Viviani.

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Elia, il tuo nome sta correndo di bocca in bocca. Dopo le tue prove su pista di questa estate ti vorrebbero al Mondiali di Copenhagen da protagonista. Sei pronto?



Che il mio nome sia sulla bocca di tanti fa molto piacere, quello non lo nascondo, è anche vero che dopo i risultati su pista mi vorrebbero ai Mondiali su strada e io a Copenaghen ci vorrei essere e sto facendo tutto quello che c’è da fare per preparare al meglio un Mondiale. Per quanto riguarda il mio ruolo, quello sarà tutto da vedere, già parteciparvi sarebbe molto importante. Comunque sono pronto!

Bettini ha in testa un velocista opportunista come capitano quasi unico. Tu saresti perfetto.



Io sarei perfetto se avessi qualche anno in più e fossi nel pieno della mia carriera, in questo momento fisicamente non so se sono all’altezza, non ho ancora fatto un grande giro (e questo fisicamente conta tanto), non ho fatto molte gare al di sopra dei 200/210km e il mondiale sarà di 284km. Detto questo penso che sarei perfetto in un ruolo da spalla per un capitano (Bennati o Pozzato secondo me), poi se dovesse servire so sempre farmi trovare pronto. Io ora sto facendo un avvicinamento al prossimo mondiale al fine di poterlo correre e farmi trovare pronto per qualsiasi ruolo, se verrà la convocazione sarà la ciliegina sulla torta di una stagione già fantastica!

Negli ultimi Campionati Europei Juniores l’Italia ha dominato. La scuola italiana è pronta per battagliare contro le grandi potenze della pista?

Agli ultimi Europei l’Italia della pista ha dato una svolta, perché stanno arrivando i giovani che crescono con la giusta mentalità, all’inglese o all’australiana per intenderci. Sono state 7 le medaglie d’oro e altrettante quelle di argento e bronzo. Danno fiducia secondo me anche i risultati ottenuti nelle specialità olimpiche, le ragazze cominciano a essere competitive sia nell’omnium che nel terzetto, mentre nel settore maschile il quartetto comincia ad avvicinarsi ai migliori, insomma consideriamolo un punto di partenza. Da questo momento sappiamo che ci siamo, gli atleti con il potenziale ce li abbiamo, ma c’è da lavorare, per vedere la migliore Italia. Se continuiamo su questa linea e con questa mentalità vedremo una grande Italia a Rio 2016, competitiva in tutte le specialità endurance e velocisti. Per ora siamo competitivi a livello Juniores e Under 23…ancora qualche anno e ci siamo.

Ad Anadia hai corso una corsa a punti perfetta. Sei pronto anche in questo caso al salto nei senior?



Sì, la corsa a punti di Anadia è stata perfetta, e mi sento pronto a correrla da protagonista anche a livello open ma purtroppo ora non è una mia priorità perché su tutto c’è l’omnium e fino a Londra a me interessa solo quello. L’obiettivo è preparare al meglio la prossima olimpiade e giocarmi una medaglia nell’omnium, per cui passerà anche il prossimo anno senza che mi vediate competitivo in una corsa a punti open, ma spero di essere protagonista in tutti gli omnium a cui partecipo.

Con Londra 2012 ti verrà posto il primo bivio: pista o prova in linea. Sai già cosa sceglierai?



Il bivio strada-pista non me lo sono mai posto e non me lo porrò nemmeno per l’olimpiade di Londra 2012. Questa è una mentalità sbagliata, non deve esistere un bivio ma nessuno lo vuol capire. Preparerò al meglio l’omnium e quindi la pista perché lì non si può improvvisare niente, ci si gioca tutto in un millesimo. La prova in linea si disputerà la settimana prima della pista, la mia condizione fisica sarà al top, il percorso mi si addice, insomma se Bettini vuole, io ci sarò.

Può un grande campione su strada essere un medagliato su pista?



Certo che sì, tanti sono gli atleti che lo stanno dimostrando, Bradley Wiggins ha vinto due ori a Pechino 2008 e nel 2009 è stato 4° al tour, per due anni non è più andato in pista e su strada ha combinato poco, quest’anno è tornato in pista in coppa del mondo a Manchester (3’55’’ con il quartetto) un paio di mesi dopo ha vinto il Delfinato, Thomas Geraint, 10° al Fiandre 2011 lavorando per Flecha, anche lui a febbraio in coppa del mondo a Manchester era parte del quartetto da 3’55’’ e anche lui è oro olimpico nel quartetto. Per non parlare degli australiani Bodridge, Meyer, Howard o dell’americano Phinney. Sono giovani ma diventeranno campioni su strada e allo stesso tempo medagliati su pista. Sì, si Può FARE!

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