In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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Il senso degli sport di squadra per i Serbi

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Posted 31 gennaio 2012 by Jvan Sica in Serbia

L’ultimo weekend ha certificato una verità (se nello sport esistono, ovviamente). La Serbia è tra le prime forze sportive al mondo, essendo campione europea di alcuni fra i principali sport di squadra (pallavolo maschile e femminile, pallanuoto maschile e ha perso in casa domenica la finale degli Europei di Pallamano maschile). Quello che mi piacerebbe sapere risponde alla domanda: c’è un motivo per cui i Serbi sono così forti negli sport di squadra?
Io ne ho trovati tre. Il primo riguarda la particolare fisicità degli atleti slavi, in particolari coloro che sono definiti Slavi del Sud (a differenza dei russi e dei “mitteleuropei” come ungheresi e cechi).
La capacità che hanno gli Slavi del Sud di gestire la loro grande potenza fisica abbinandola ad un’elasticità motoria che è rintracciabile sono nei popoli africani è quello che li rende speciali.
Il loro caratteristico forzare lo scontro fisico negli sport di contatto come pallanuoto, pallamano e basket non proviene dall’assicurazione della vittoria nello scontro grazie ad una maggiore potenza fisica assoluta, ma perché sono consci di una potenza che nell’armonia elastica della sua espressione trova la sua caratteristica principale e risulta difficilmente arginabile.
Legato all’espressione di potenza elastica vi è anche il secondo motivo, che è di carattere storico-antropologico. La penisola balcanica ha visto nascere popoli autoctoni, ma soprattutto confluire popoli diversi tra di loro che hanno portato degli elementi molto interessanti: primi fra tutti i romani su assist greco, con la loro volontà di potenza dell’individuo e del gruppo, in secondo luogo i tatari, fisicamente meno prestanti dei popoli europei che hanno fatto della capacità dinamica dell’attacco il loro punto di forza ed infine gli ottomani, coraggiosi e sordi di fronte alle difficoltà. Un po’ di queste caratteristiche sono rimaste nel Dna slavo e si mostrano in tutta la loro freschezza in quelle “battaglie” simulate che sono gli sport moderni.
Il terzo motivo è specificatamente culturale. Il mondo slavo esalta il difensore della patria. (Nevskij, Stefan Nemanja, Bela IV) e pone la difesa dello status quo e dell’etnia come principio politico fondamentale (anche questo ha portato al disastro degli anni ’90). Traslato nello sport questo humus che è del singolo e soprattutto del gruppo crea aggregazioni temporanee che possono portare a due conseguenze: il fallimento su tutti i fronti a causa di lotte interne fra i leader del gruppo oppure la vittoria, grazie ad una coesione che parte dal motto Dio, Patria, Nazione, simboli “parafascisti” di un modello sociale che sa creare grande coesione e comunità d’intenti.
Aspettiamo con grande curiosità i Serbi alle Olimpiadi per vedere come andrà a finire questa volta.


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