In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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"1982" di Furio Zara

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Posted 14 luglio 2012 by Jvan Sica in letteratura sport

Ma perché quell’estate e quel mondiale del 1982 è un punto di partenza, un parametro, un termine di paragone? Tutti i viventi dai 6 anni in su, prendono quell’estate come riferimento a partire dal quale tutto è stato diverso, ogni cosa è cambiata. Chi allora aveva i capelli e dal 12 luglio li ha iniziati a perdere, chi aveva i figli piccoli da portare al mare e adesso i nipoti da sedare per l’iperattivismo, chi mangiava a sbafo senza mettere un filo di grasso e dal giorno dopo ha visto spegnersi irrimediabilmente quel perfetto metabolismo invidiato da tutti.
Il 1982 è l’anno dell’Italia, lo dicono addirittura i numeri macroeconomici, in salita da quell’anno in poi. Ma è l’anno dell’Italia soprattutto perché abbiamo vinto il mondiale di calcio, quello di Zoff e i guanti puliti, di Pertini che voleva vincere a scopone, se ne fotteva delle telecamere, di Bearzot molto simile al Prandelli europeo (con la differenza che ancora oggi c’è chi dice che Bearzot era un imbriagon incompetente con un culo grande così), di Bergomi 18enne con la faccia più anziana di oggi, di Collovati che nascose tutti i centravanti avversari mentre adesso nasconde la competenza dimostrata quell’estate dietro la voglia di protagonismo attira-sponsor, di Scirea, morbido come nemmeno Beck, di Gentile che aveva la forza di Chiellini senza il suo essere scoordinato, di Cabrini e Conti, i due migliori del mondiale, campioni mai troppo considerati per quello che hanno fatto vedere nella loro carriera, di un Oriali impressionante, capace di fare il Gattuso venti anni prima di Gattuso, di Antognoni, sfortunato ma bello (e per questo adorabile), di Ciccio Graziani, ad avercelo un attaccante che creava quegli spazi, di Paolo Rossi memorabile solo per quei 6 gol, il resto è normale amministrazione con condanna acclusa.
Questa lunga lista, i ricordi ricordati di tutti e tante altre suggestioni vengono fuori a getto continuo dal libro “1982. Un’estate, una promessa di felicità. Storia in due tempi e un intervallo” di Furio Zara, che non si riesce a capire perché non ce la fa a scrivere un libro piatto, aneddotistico, cerimoniale, senza verve.
Il libro di Zara riesce a rispondere alla domanda iniziale attraverso le storie di quel mondiale e che da quel mondiale sono continuate per giungere fino ad oggi. Zara non ha solo scritto un racconto fatto di epos con cui noi tutti colleghiamo link mentali molto differenti, ma ha disteso un percorso ricchissimo di panorami da ammirare, un tunnel di ricordi e cronaca che ti accompagna dove tu vuoi.
Il titolo dice molto. Una promessa di felicità. Quello è stato quell’anno magico. Mantenuta? Ritorniamo all’incipit. Quello che ci resta di più non è mai raggiungere uno status, un modello, un sogno, ma semplicemente il pensarlo, il percorrere la strada. Il 1982 ha fatto una promessa agli italiani, nessuno escluso. E per pegno ci ha dato un Mondiale di calcio entusiasmante. Quello è stato il momento in cui la strada è stata segnata, il sogno mostrato. Poi l’aver raggiunto o no il sogno, non può mai far nascere la stessa felicità.


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One Comment


  1.  
    Alessandro

    Sto leggendo il libro e devo dire che è gradevole e divertente. Ma non posso fare a meno di annotare uno strafalcione che per un appassionato di calcio equivale a una bestemmia in chiesa! L’autore scrive che l’allenatore del Kuwait ai mondiali dell’82 è “Carlos Alberto Perreira, quello che segnò il quarto gol per il Brasile nella finale dei mondiali del 70”. A parte il fatto che il cognome si scrive Parreira (forse un refuso?) ma il Carlos Alberto che segnò nella finale del ’70 non c’entra assolutamente nulla con l’allenatore C. A. Parreira, il quale non solo non ha mai giocato in nazionale ma non è mai stato nemmeno calciatore professionista! E confonderli è impossibile: quel gol segnato nella finale del 70 è considerato uno dei più belli della storia del calcio e un giornalista sportivo degno di questo nome dovrebbe averlo stampato in mente ben chiaro. Questo solo basta per non confondere i due omonimi: il calciatore Carlos Alberto è nero, l’allenatore Parreira è bianco!!!





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