In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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Note di viaggio in Cina – Il taccuino dello sportofilo

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Posted 9 ottobre 2012 by Jvan Sica in Sport

Per parlare del senso profondo che la cultura fisica e lo sport in particolare hanno in Cina basterebbe il video di apertura di questo post.

In un mix di etica di regime, spiritualismo taoista e cultura tradizionale a 360° la cultura fisica per i cinesi è un modo di essere prima che di mostrarsi, un modello esistenziale assolutamente naturale e mai fuori contesto.

Nel viaggio che ho fatto in Cina ho visto ottantenni fare stretching alla fermata del bus, donne incinte prodursi in profondi piegamenti laterali al supermercato, bambini fare ginnastica di gruppo con il sorriso di chi sa quel che fa.
Tutto in piena autocoscienza e con la totale padronanza delle proprie facoltà fisiche, come se il corpo fosse ancora strumento di benessere quotidiano e non lanterna magica di qualità superumane oppure sacca di indifferenziato, secondo la bipolare concezione occidentale vigente ormai da più di un ventennio.

Ma la cosa sensazionale è l’idea secondo la quale il corpo e il curarlo sono espressioni di processi naturali, da vivere con e nella natura. Un concetto che si mostra in tutta la sua forza quando vedi persone che praticano il Tai Chi sotto gli alberi oppure quando incontri qualcuno che si massaggia il petto e la schiena battendosi contro un albero.
La natura non è solo il nostro ecosistema vitale, ma la faccia del divino, per cui curare il corpo a contatto con essa diventa una forma di preghiera.

E rendersi conto che gli addominali sono degli esercizi spirituali è scioccante e insieme meraviglioso.

Solo da qui si può partire per capire l’esplosione cinese negli sport olimpici (ovviamente a chiudere il cerchio servivano gli investimenti extraboom degli ultimi 10 anni).

Altra nota dolce per lo sportofilo è vedere Lin Dan oppure Wang Hao, il Toto Cutugno del tennistavolo cinese (secondo ad Atene, Pechino e Londra nel singolo), trattati da veri eroi popolari, con le loro facce enormi a promuovere bagnoschiuma e la tv di Stato che li segue mentre tornano a casa dopo le vittorie di Londra.
Badminton, tennistavolo, tiro a segno, sollevamento pesi sono anche in Cina sport secondari, ma avendo lo status di sport nazionali hanno grandi riconoscimenti. Lo sportivo poi è considerato da tutti per quello che è e quando va in tv parla dei suoi allenamenti senza cercare di ballare per buscarsi qualcosa di extra.

Lo sport diventato ormai una vera mania però è il basket (abbiamo visto almeno sette playground all’interno della Citta Proibita… mah). Qui la globalizzazione e Yao Ming hanno fatto fare il salto di livello, ma c’è anche un altro motivo: i cinesi, fisiologicamente piccoli, adorano tutto quello che è grande.
I cestisti sono dei veri e propri miti, non tanto per i risultati ma in quanto proiezione di una nazione che vuole espandersi anche nei corpi.


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