Maradona con tre gambe

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Maradona-con-tre-gambeL’altro giorno ero sul divano di casa mia (sembra l’attacco di una raccontino USA anni ’80) e, aspettando un sonno di lì a breve accorso (non ci sono più le insonnie di una volta) beccai su uno dei tanti canali della mia tv (non è strana la mia tv, è che ogni giorno nasce un nuovo canale che vorresti vedere per 24 ore. Da qui la frustrazione dell’uomo contemporaneo) un’intervista di Gianfranco Zigoni (mezzo centravanti mezzo hippy, ora in tutto e per tutto aedo del com’erano belli i miei tempi andati).  Zigo parlava di una partita tra Verona e Santos (amichevole all’eccesso, nelle immagini nessuno correva per più di quattro secondi di fila), giocata a fine campionato (credo, il filmato non l’ho visto dall’inizio e non mi va di fare ricerche) verso la metà degli anni ’60. In quel periodo il Santos sbrigava l’impegno necessario del campionato brasiliano vincendolo, per poi iniziare a fare circo intorno al mondo, mettendo in mostra la foca Pelè, il quale, non si sa come faceva ma riusciva a segnare anche alla tua squadra (credo che fosse nel contratto d’ingaggio. Se il Santos veniva, giocava e segnava Pelè, erano tutti belli contenti, anche gli avversari, non solo gli organizzatori. In Colombia è famosa la volta che fu espulso l’arbitro che espulse Pelè. Senza il gol di Pelè la partita sarebbe durata anche 5 ore).  Zigoni, preso dalla prosopopea delle telecamere di “Sfide” (gran bel programma, ma c’è un problema se mi fa commuovere ad ogni puntata), descrisse senza freni un colpo di testa di Pelè. Cito, sbagliando, ma riporto l’atmosfera del discorso: “Ad un tratto, nella notte nera di Verona, vedemmo alzarsi una stele d’ebano, salì un cielo un uomo-non uomo, una creatura nata per battere le leggi della fisica che scomparve davanti ai nostri occhi per apparire, come un lampo, e colpire la palla di testa. Tutti noi ammirammo il suo stacco incredibile, guardando verso l’alto questo angelo nero sceso a portare la pace”. Il tono era più o meno questo, non scherzo.  Per fortuna delle fortune, questo preciso momento della partita era stato ripreso dalle telecamere che erano lì quella sera. E cosa si vede?  Un rimpallo verso il centro dell’area di rigore, Pelè che aspetta la palla e senza staccare da terra colpisce il pallone di testa. La porta è larga sette metri ma Pelè indirizza la palla senza precisione, tanto che un giocatore del Verona appostato sulla linea salta, ma non arrivandoci con la testa, ci arriva con le mani, parando in bello stile il colpo di testa di Pelè.  Non so se si è capito. Pelè aveva fatto un semplicissimo colpo di testa, senza nessun avversario addosso e con la porta totalmente vuota, perché il portiere del Verona era stato impegnato nella ribattuta del pallone, impennatosi e indirizzatosi verso la testa di Pelè.  Nessun balzo, nessuno sforzo, nessun ricamo, nessun miracolo. Una semplicissima azione da gol, roba che Pippo Inzaghi ne faceva tre a partite di cose così.  All’inizio mi sentivo divertito, del tipo: “Ma guarda ‘sto mona che minchiate dice” (i dialetti sono una mia passione). In un secondo momento mi sono incazzato, del tipo: “E’ tutta una congiura!”. In un terzo momento ho iniziato a riflettere. E pensavo: “Senza il repertorio d’immagini che abbiamo da trent’anni a questa parte il ricordo dei calciatori dipende quasi esclusivamente dai racconti delle persone che c’erano. Sta a loro decidere chi era e cosa faceva quel calciatore, per spedirlo così, senza verifica delle fonti, nella storia”. Se un colpo di testa da fermo di Pelè è diventato “un angelo negro che si libbra verso il cielo”, vien da sé che c’è qualcosa che non va.  Ma vien da sé anche un’altra cosa fondamentale, inerente poi a questo libro. E se Maradona non fosse stato vivisezionato da tutte le immagini che anche grazie a lui hanno iniziato a crescere ed espandersi a dismisura nel mondo del calcio? Prima di Diego il calcio televisivo erano i cosiddetti highlights. La partita per intero si vedeva, certo. Ma quel che contava e restava erano i momenti in cui si faceva gol. E basta. Con Maradona ogni momento della partita è diventato importante perchè da lui ci aspettavamo sempre cose nuove. Maradona ha dato il là alle immagini di contorno di una partita.  Se Maradona fosse stato affidato solo alle parole di chi l’ha visto giocare o addirittura affrontato come per Pelè, come sarebbe stato descritto?  Penso che non ci sarebbero stati aggettivi, ma neanche sostantivi per descrivere nella sua complessità quello che era Maradona sul campo. L’unica possibilità che i suoi contemporanei avrebbero avuto per descriverlo sintenticamente è: “A me, non mi voglio sbagliare però sono più che sicuro, sembra che avesse una gamba in più”.

P.S. Vi ricordate del calciatore che prese la palla di Pelè con la mano? L’arbitro fischiò rigore. Il rigore tirato ovviamente da Pelè fu parato da Ginulfi (e non ho detto Sepp Maier).

P.S.S. La partita Verona-Santos durò 25 minuti in più del previsto. Fino a quando non andò in gol Pelè.

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