Riflettendo su “Baggio, vorrei che tu Cartesio ed io” di Mario Sconcerti

Versione ottimizzata per lettura su Smartphone (AMP).

Baggio-vorrei_che_tu_Cartesio_ed_io_Baldini_e_CastoldiNel libro di Mario Sconcerti del 1998 “Baggio vorrei che tu Cartesio ed io” (Baldini & Castoldi) ad un certo punto si parla dell’impossibilità di abbinare pressing post-sacchiano, svolgimento tecnico del gioco e copertura degli spazi aperti a causa del pressing (vorrei mettervi la citazione del libro ma non la trovo più).
È fantastico leggere dopo qualche anno i libri che parlano del futuro prossimo perché si puó analizzare com’è andata a finire.
Quello che per Sconcerti era impossibile (nel libro non viene posto come frontiera futuribile, ma come parametro di scelta manichea tra difensivisti passivi ma poco proattivi e offensivisti attivi ma perennemente in pericolo) è divenuto meravigliosa realtà grazie al Barcellona di Guardiola. Sembra quasi che Pep abbia letto questo passaggio del libro e abbia voluto sfidarlo, per superare quella apparente verità.
Tutto questo apre un paragrafo importante: il calcio negli ultimi dieci anni si è evoluto come non aveva fatto negli ultimi cinquanta e (fatto veramente nuovo) senza un’idea totalmente fuori traiettoria evolutiva come sono state l’olandesismo degli anni ’70 o il sacchismo negli ’80. Il Barcellona ha il patrocinio del nuovo, ovvio, ma il suo modello non è un salto definitivo verso un altrove non immaginato. Il guardiolismo è un’idea sincretica, che pesca da diverse esperienze e si adatta alle configurazioni semiotico-fisiche dei calciatori. Quel Barca ha sfruttato al meglio difensori-centrocampisti abili nel pressing per tenere la squadra asserragliata davanti l’area avversaria, ha fatto rendere al massimo un terzino/ala brasiliana, il meglio per quel ruolo, ha dato alla cadenza di gioco spagnola un acceleratore finale con Messi. Ha rotto il dogma sconcertiano senza buttare tutto all’aria ma lavorando sui dettagli di proposte già avanzate da altri (il Ronaldo interista era un prototipo di Messi ad esempio).
Questo vuol dire due cose: in primo luogo che il tempo del calcio corre velocissimo su una linea in ascesa, che in questi anni ha raggiunto picchi senza salti evidenti. In secondo luogo che i prossimi cambiamenti saranno molto più veloci e si diffonderanno subito in tutte le aree del mondo.
Quali potrebbero essere le conseguenze più evidenti? Tra pochi anni, se un allenatore riesce a portare questo tipo di evoluzione calcistica in Africa o negli Stati Uniti, possiamo pensare anche a cambiamenti di baricentro calcistico molto netti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *