In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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Volevamo essere Maradona di Rosario Cuomo

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Posted 1 marzo 2014 by Jvan Sica in Maradona

Volevamo Essere Maradona

Volevamo Essere Maradona

Il libro di Rosario Cuomo “Volevamo essere Maradona” mi ha fatto pensare. Noi delle classi ’80 sui campi di asfalto ci assegnavamo il nome tutelare di Diego per ogni cazzata: un tacco, un tiro, uno stop. C’era Giuseppe, un mio amico delle elementari, che ad ogni parata esclamava: “Oà, megl’ ‘e Maradon'” (ovviamente senza “a”. Questa è una cosa interessante: dove Diego è adorato, Napoli e Argentina, nessuno lo nomina per esteso, con tutte le sue lettere).
Tutti, come dice Rosario Cuomo, volevamo rubare un gesto a Diego e dire che la copia carbone vista era solo l’antipasto. Faccio una digressione sul libro per poi concludere con la riflessione con cui ho aperto. Il racconto parla con grande semplicità di questo nostro sogno fanciullesco. E si allarga a un fatto reale, passando dal Maradona immaginato a quello di cui è stata fatta fisica esperienza. I due piani stanno bene insieme e sarebbe un bel soggetto per un corto (Rosario, pensaci).
Torno a me e al mio pensiero: oggi i bambini che giocano per strada a chi vogliono somigliare?
Avrei potuto far la parte del sociologo nostalgico dicendo che ormai non si sogna più una persona reale perché i videogiochi hanno rubato la proiezione fantasmagorica sostituendola con quella immaginifica degli avatar, oppure fare il pratico chiudendo il discorso sul fatto che la maggior parte dei bambini giocano solo nelle ore di scuola calcio dove bisogna stare in silenzio.
E invece mi sono travestito da antropologo, indagando sul campo. Ho beccato 10 ragazzini che giocavano in piazza e mi sono messo ad ascoltare. La partita era combattuta con due bimbi che emergevano tra gli altri. Il primo era scurissimo e alto, un piccolo concentrato di forza in miniatura. L’altro era corto e magro, coi capelli a caschetto. Sono stato per un po’ a guardarli senza accorgermi di similitudini o richiami. Dopo un quarto d’ora buono, vabbè che volevo fare l’antropologo, ma avevo fame e stavo per andarmene, quando il piccolino salta in dribbling lo scuro e tira forte, di sinistro. Mi volto in quel momento, quando sento urlare: “Grande gol alla Maradona”.
Il tempo passa ma i sogni spesso sono sempre gli stessi.


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