In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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“Strikers” di Alessandro Colombini e le ultime novità di letteratura sportiva

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Posted 14 ottobre 2016 by Jvan Sica in Senza categoria

strikers-viaggio-in-irlanda-del-nord-tra-george-best-e-bobby-sandsIl libro “Strikers – Viaggio in Irlanda del Nord tra George Best e Bobby Sands” (Urbone Edizioni) mi è piaciuto proprio quando era un foglio di appunti di viaggio. La bravura di Alessandro Colombini nel libro esce fuori quando si lascia andare all’annotazione post-viaggio e si sente libero di essere schierato, senza dovere per forza fare il giornalista-scrittore super partes che soprattutto in contesti internazionali ormai va per la maggiore.
Dice la sua e la dice chiara perché le esperienze che ha fatto sul campo (in tutti i sensi) lo hanno portato ad avere una’idea, la sua idea, ed è giusto proporla al lettore, senza nasconderla per troppa prudenza.
E insieme a dire, Colombini scrive la sua, sviluppando i suoi appunti di viaggio senza sovrastrutturare una dimensione narrativa tradizionale, senza sovrascrivere le sensazioni del momento con tutto uno studio post-viaggio che avrebbe potuto inquinarlo e far disperdere la forza del libro che è nei ricordi del suo viaggio, che, ripeto ancora una volta, è il suo viaggio, diverso da quello che gli altri potranno un giorno fare.
La parte dei murales è poi fantastica, immagini che devono entrare subito nella cultura artistica mondiale.

INTERVISTA AD ALESSANDRO COLOMBINI (leggetela con attenzione perché è Colombini è forte)

Una cosa che mi sono sempre chiesto è quanto le persone in Irlanda e Irlanda del Nord in particolare amino il calcio e lo seguano. Da testimone diretto, tu come rispondi?
Il calcio in Irlanda e Irlanda del Nord è da considerarsi il terzo sport (praticato), ma a livello di seguito di appassionati ha percentuali sicuramente più alte mettendole in rapporto con gli atleti effettivi. La particolarità del calcio in realtà però è quella di fare da “collante” tra le due comunità che da sempre dividono l’isola (in particolare l’Ulster), ovvero quella cattolica e quella protestante. Gli sport più popolari (che però metto tutti insieme sul gradino più alto in quanto facenti parte della GAA) sono l’hurling, calcio gaelico, pallamano gaelica e il rounders, ovvero gli sport tradizionali gaelici. In linea di massima questi sport vengono considerati “da cattolici” (basti pensare che una regola del football gaelico prevedeva che i poliziotti non potessero giocare in quanto più del 90% del corpo di polizia in Irlanda del Nord era protestante), mentre il rugby, al secondo posto, è “da protestanti” (io mi schiero sempre contro la divisione per religioni ma adesso lo faccio per comodità). Il calcio invece, da sempre e come sempre, è ritenuto forse l’unico sport alla portata di entrambe le comunità.

Il tuo essere schierato nel libro traspare in maniera evidente. Lo usi come punto di partenza per sviluppare tutto. È stata un scelta “narrativa” o è una necessità di cui non potevi fare a meno?
Purtroppo mi sono accorto di non riuscire a scrivere due righe senza schierarmi, ahimè è una necessità. Ho aperto anche un blog, Minuto Settantotto, per poter sbraitare in santa pace senza rovinare la reputazione a nessun poverino che mi ospitava nel suo di blog.

Mi dai tre chicche sul Derry squadra o su tre calciatori dei Candystripes?
Chicca n.1) Arrivato a Derry mi metto a parlare con amici del posto a proposito dell’11 titolare che sarebbe sceso in campo la sera stessa contro il Limerick. “Spero a fine partita di poter stringere la mano a McBride (leggendario capitano e icona dell’intera città)” “Lo vuoi conoscere? Lui fa il barista prima del match, se ci muoviamo magari becchiamo ancora il suo turno”. Questa è gente che, potenzialmente, gioca la Champions.
Chicca n.2) Dopo la stessa partita contro il Limerick riusciamo a trovare la strada verso gli spogliatoi dove quei i calciatori stavano ancora facendo la doccia. Mi avvicino a Patrick McEleney, all’epoca mio idolo di FM e adesso titolare nel Dundalk in Champions (orgogliosissimo, l’ho scoperto io cazzo!) con in mano la schermata stampata delle sue statistiche di FM: “Patrick, sono un italiano che è venuto fin qui per voi. Tra le altre cose a FM mi fai impazzire, me la autografi?” “Amico, tu sei un pazzo” (PS: prova a cercare su Google “alessandro colombini football manager”, rimarrai stupito)
Chicca n.3) Da qualche anno i tifosi del Derry vanno in trasferta con la bandiera dello Stato del Vaticano per far incazzare i protestanti

La parte del libro in cui mostri e parli dei murales del Bogside è molto bella. Quali sono state le tue emozioni nel vederli la prima volta e quali ricordi con maggiore passione?
L’immagine che non mi toglierò mai dalla mente è quella di un muro, tenuto su nonostante la casa del quale era parte sia stata abbattuta, con ancora i proiettili del Primo Reggimento dei Paracadutisti inglesi sparati durante il Bloody Sunday. Sono rimasto diversi minuti in silenzio a fissarli.

Mi dai anche altre chicche sui Belfast Celtic?
Purtroppo il mondo sembra essersi dimenticato del grandioso Belfast Celtic, consegnando a noi solo l’immagine della tragedia della partita contro il Lindfield che sancì la fine della magnifica avventura. Una cosa che mi ha molto affascinato però è che c’è stato un tentativo di ricostruzione di quella squadra con il Donegal Celtic FC, ma i vecchi tifosi del magico Belfast Celtic hanno preferito non sposare il progetto e rimanere senza una squadra. Come a dire “loro e solamente loro”.

Per definire socio-politicamente l’Irlanda del Nord di oggi, che parole useresti?
L’Irlanda del Nord di oggi è un vaso pieno zeppo d’acqua che aspetta soltanto la goccia che lo farà traboccare. Crisi che si fa sentire prepotentemente, alto tasso di disoccupazione, poche opportunità di lavoro, nessun investimento e così via. Anche il fattore-brexit è un punto interrogativo: con l’uscita dall’Unione Europea torneranno i soldati inglesi al confine con la Repubblica, e non è ben visto in una città di confine, e con una reputazione che tutti conosciamo, come Derry. Tutto dipenderà dal fatto se ci sarà questa già timidamente annunciata uscita dell’Irlanda del Nord a sua volta dalla Gran Bretagna.

SUL COMODINO (o in gabinetto) – Letteratura sportiva da leggere

Il ibro di Carlo Pizzigoni è atteso e sicuramente sarà un gioiello. Ogni pagina di “Locos por el futbol” (Sperling & Kupfer) dovrà essere letta con attenzione chirurgica (nel senso che a fine pagina saremo stanchi per le informazioni incamerate). “La mia rivoluzione” di Cruyff (Bompiani) è un libro da leggere ma soprattutto (merito della casa editrice, anche quello è fare un libro) da postare sui social perché ha una copertina da paura. Il libro dei ragazzi de L’Ultimo Uomo sulla serie A, “Campionato italiano di calcio. Serie A 2016-2017. La guida ufficiosa” (Baldini & Castoldi) è sicuramente da avere tra le mani a lungo (anche qui copertina ottima). Io ho letto quello precedente sugli Europei e c’erano un sacco di intuzioni e riflessioni interessanti (sarebbe bello se i ragazzi de “L’Ultimo Uomo” aprissero una sorta di thread aperta sul libro anche perché il libro dovrebbe coprire un periodo temporale molto ampio e in questo modo potrebbero, partendo dalle cose scritte nel libro, rianalizzare ongoing le situazioni tattiche). Ultima segnalazione “La squadra spezzata. La Grande Ungheria di Puskas e la rivoluzione del 1956” di Luigi Bolognini (66th and 2nd). Io l’ho letto nell’edizione Limina ed è stato uno dei libri per cui scrivo di queste cose oggi. Chi non lo ha letto, lo faccia adesso.


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