In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
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Guardiola non vincerà mai più

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Posted 16 gennaio 2017 by Jvan Sica in Senza categoria

Guardiola_Manchester_CityHo visto Everton-Manchester City e ormai sono evidenti alcune cose che vanno oltre il semplice andamento della partita.
Il Manchester City di Guardiola è una squadra meravigliosamente allenata, nessuna squadra oggi riesce a intessere il gioco fra spazi che si aprono grazie a movimenti studiati come il Manchester City. Sotto alcuni punti di vista questo City è ancora più perfetto nella capacità di muoversi tatticamente rispetto al Barcellona. Però il Manchester City ha perso la partita 4-0 ed è praticamente fuori dalla lotta per la Premier League.
L’equazione fra queste due verità porta ad una sola soluzione possibile: il calcio di Guardiola (e non solo il suo) può essere giocato per vincere, quindi diremmo può funzionare, solo da un numero ristrettissimo di calciatori (secondo me, massimo 30-35 calciatori in attività). Questa affermazione porta con sé una serie di conseguenze inattese.
Prima di tutto che, rispetto alla vulgata degli allenatori rivoluzionari da Sacchi in poi, secondo il quale nel Milan poteva giocare pure il cuoco (sono convinto, anzi ho la certezza che è l’entourage a passare questo concetto e mai gli allenatori che sanno bene come funziona), i calciatori sono ancora più fondamentali degli allenatori rispetto al calcio pre-Sacchi e pre-Guardiola. Il calcio di Guardiola si può insegnare, tanto è vero che il Manchester City, come detto, gioca benissimo, come nessun’altra squadra al mondo, ma i calciatori per applicarlo poi davvero e renderlo funzionale all’obiettivo devono avere delle competenze tecniche, ma non solo, che vanno oltre le competenze del 95% dei calciatori attuali. Guardiola non può fare il suo calcio con Sterling, Clichy, Zabaleta oltretutto mediano, De Bruyne, Stones e tanti altri, più il calcio è distante dallo standard mandato a memoria fin dai 6 anni in ogni settore giovanile, più i calciatori valgono più dell’allenatore stesso. E questo discorso va al di là del valore in sé dei calciatori perché credo che quasi tutte le squadre del mondo vorrebbero almeno 15 giocatori del Manchester City, è davvero solo un discorso di competenze assolute per una tipologia di calcio.
La seconda conseguenza si lega al discorso che faceva Sandro Modeo sul Corriere della Sera qualche giorno fa: quando l’eccezionalità dell’incontro fra allenatore con nuove idee e calciatori competenti per il suo tipo di gioco viene meno, quella che è stata Rivoluzione può diventare solo Restaurazione, la quale non annulla gli elementi rivoluzionari ma semplicemente li modera, adattandoli allo standard. In questa fase a soffrire più di tutti sono ovviamente gli allenatori che hanno innescato la Rivoluzione, i quali cadono nell’errore grossolano di Sacchi e il cuoco.
La terza conseguenza è il giudizio finale da dare ai vari Sacchi, Guardiola, ecc. Come per Sacchi e gli olandesi, anche Guardiola sta per sentirsi dire: “Poteva vincere solo con il Barcellona degli Iniesta, Xavi e Messi”. Dagli assunti precedenti questa affermazione per me è vera e sacrosanta. Allora i rivoluzionari in fondo non esistono? Se è vero che Sacchi poteva vincere solo con il Milan di Berlusconi e Guardiola con il Barcellona di Xavi-Iniesta-Messi, è anche vero quanto affermato dalla seconda conseguenza, ovvero che i rivoluzionari non passano mai invano, dalle loro idee e dalle loro tecniche si riparte sempre per una lunga fase di rimescolamento e riproposizione delle stesse idee e tecniche, che poi, anche fra 30 anni (bisogna saper aspettare) saranno spinte più in là da una nuova Rivoluzione.


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