La fine di un re, la fine di un giullare.

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Oggi riflettevo sul fine carriera di Totti rispetto a quello di Cassano.
Totti ha finito da re, magari di un piccolo regno, ma comunque attorniato da tutti i suoi sudditi adoranti e piangenti. E poi la felicità non la fanno i chilometri quadrati di regno, basta vedere quanto era sereno Leopolodo II Granduca di Toscana rispetto alla faccia sempre incazzata di Carlo V sul cui impero non tramontava mail il sole.
Cassano invece ha finito da giullare, fra decisioni sconclusionate, tweet della moglie, poi suo, insomma uno sketch comico in cui, da vero clown, lui si deprimeva sempre di più, gli altri invece a ridere a più non posso.
Una mattina parlai tre minuti con un titolare della Nazionale di inizio anni 2000. Gli chiesi di Cassano. Mi disse di quanto era infinitamente grande il suo saper giocare e quanto infintamente piccolo era il suo essere calciatore.
Da quel giorno divido i giocatori dai calciatori.
La cosa che mi dispiace di più è che resterà un giullare, Cassano. Forse farà un po’ di televisione, addirittura qualche presidente lo prenderà per avere un’immagine “simpatica”. Gli si chiederà sempre lo stesso sketch.
Eppure chi se lo scorda quando durante Italia-Danimarca del 2004, Gattuso e mezza panchina gli chiedeva, da appena entrato, di fargli vincere quella partita.
Allora non rideva nessuno quando speravamo in Cassano.

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