Il 100% che ormai non basta più

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Mammarella e Menichelli, dopo l’eliminazione dell’Italia di Futsal nel girone iniziale degli Europei, hanno dato la stessa risposta in televisione: “Abbiamo dato il 100%, ma non è bastato”.
Vivendo con passione anche questa uscita di scena della nostra Nazionale, mi sono trovato in un déjà-vu tremendo. In un attimo mi sembrava di essere al 13 novembre 2017, quando Buffon e gli altri hanno perso contro la Svezia, dando la medesima risposta ai giornalisti.
Questa cosa del 100% poi è tornata un giorno quando ho parlato in confidenza con una persona seduta sulla panchina di Milano il quale mi ha confermato che i ragazzi hanno dato il 100%, ma non è bastato, bisognava dare il 110% o 120%.
Questo è una cosa che forse è cambiata rispetto al passato. Prima bastava appunto questo fatidico 100% per riuscire a reggere e spuntarla, oggi no. E non è neanche un problema di attenzione, tecnica o tattica, ma psicologica. Sentiamo un limite rispetto agli altri che, anche se ci sforziamo al massimo delle nostre forze, ci frena non facendoci imporre più quella superiorità psicologica in cui prima di tutto credevamo noi e poi imponevamo agli altri. Molti nostri avversari giocavano conoscendo quello che avremmo potuto fare e questo, invece che guidarli nelle contromosse, li bloccava, portandoli all’errore. Oggi invece quella consapevolezza è la base per conoscerci e superarci, non per temerci.
Su queste premesse, il nostro 100% non serve più per vincere. Prima era un parametro che decideva, oggi no. Bisogna trovare nuove strade, nuove idee. Non dico niente di rivoluzionario, ma è la consapevolezza di quello che ti manca a farti ripartire.

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