In questo blog si vede e si discute di sport del passato, si recensiscono libri che hanno come tema la letteratura sportiva, si "poeta" sulle fughe, i goal, i pugni, le sgommate, si apre l'orecchio a chi vuole condividere i ricordi di una vecchia emozione ancora densa e sgocciolante dentro la pancia e la testa

 
 
 
 
 
Random Article
 

 
 


I Mondiali su Mediaset sono una grande sorpresa

0
Posted 29 giugno 2018 by Jvan Sica in Senza categoria

Io dei giornalisti Mediaset conosco solo Enzo Palladini. Conoscendolo mi sono sempre chiesto perché la qualità della sua scrittura (non per webvendita, ma il pezzo su Ronaldo nella melma di Mosca scritto per “Mosca Football Guide” ad esempio è una perla) non fosse sempre il marchio della redazione sportiva Mediaset. A dire la verità ho visto poco sport su Mediaset in questi anni, ma il mood che mi arrivava e che mi raccontava chi invece seguiva le trasmissioni con costanza era quello abbastanza classico dei “nani e ballerine”, da contorno ad un calcio visto sempre troppo di struscio per interessare davvero (almeno me). Per me lo sport su Mediaset erano i primi 5 pezzi di Hit Mania Dance sotto un po’ di gol e immagini al rallentatore e via andare.
Adesso che sto vedendo i Mondiali mi sono accorto di essermi sbagliato.
Da spettatore principalmente di Sky negli ultimi anni penso che in alcune cose Mediaset in questi Mondiali sia addirittura migliore. Come ha fatto a superarli? Beh, la ricetta è sempre la stessa, affidarsi ai giovani, gli unici che possono dire e fare qualcosa di non detto e non fatto.
Un esempio sono i servizi. Dalle voci che sento sono tutti molto giovani e hanno un ritmo che ti appiccica al televisore. L’altra sera andò un servizio su Harry Kane che era ad un passo dal Livorno davvero fantastico. In rete non sono riuscito a trovarlo, ma ve lo consiglio vivamente.
L’altro esempio sono le telecronache delle partite. Piccinini è ormai un vecchio amico, roba da fine anni ’90, Pardo è forte, è bravo vero, ma io sono telecronachisticamente innamorato di Alessandro Iori, altro giovane. Per grammatura della voce, modulazione del ritmo senza strepitii insensati e capacità descrittive sul confine fra radio e televisione è la cosa nuova più vicina a Bruno Pizzul.
Poi c’è Pardo. Ascoltai l’anno scorso Pierluigi Pardo all’Overtime di Macerata e mi sorprese. Davvero grandi competenze che riesce a tenere insieme in un discorso sempre interessante. Al di là di questo, parlando proprio di come a Mediaset si fa intrattenimento legato allo sport, e nello specifico del suo programma Tiki Taka, disse che l’unica volta che per tutta la puntata volle toccare temi completamente seri e legati a questioni di campo, lo share crollò.
Da vecchio progressista (parola che ormai se nomini prendi pure una scarpata in faccia), sono ancora convinto che non ci si deve adeguare ai gusti, ma saperli guidare verso qualcosa che è oggettivamente di maggiore qualità, per cui il discorso “alla fine gli diamo quello che vogliono” non mi è mai andato giù. Tiki Taka Russia ad esempio non è affatto un programma da “nani e ballerine”, come pensavo appunto dell’intrattenimento sportivo Mediaset, è molto godibile e quello che mi piace tra le altre cose è l’uso corretto degli ex calciatori. Per questo magari scrivo un pezzo a parte, ma in estrema sintesi credo che se non sei Adani, Bergomi e Ambrosini, di regola gli ex calciatori dicono cose che potrebbe dire anche mio cugino Giuseppe che vede calcio da 55 anni. Quello che gli ex calciatori hanno in più degli altri è quello che Pardo cerca sempre di tirargli fuori, ovvero le testimonianze dirette, quello che in passato hanno vissuto, cercando di connettere sensazioni tra passato e presente che solo i calciatori di livello conoscono davvero e possono comunicarti. Faccio un esempio così mi spiego meglio. Chiedere a Paolo Rossi cosa pensa dell’Inghilterra, al che ti risponderà “è una bella squadra che corre, ma deve stare attenta alla Colombia” non ti dà niente. Chiedergli quali sensazioni si provano a giocare partite come quelle che stanno per giocare le squadre dagli ottavi in poi ti coinvolge nel discorso in una maniera del tutto diversa, perché solo Paolo Rossi e altri 100 uomini in Italia ti sanno dire cosa davvero si può provare.
La scelta di prendersi e pagare un Mondiale senza l’Italia è stata molto coraggiosa ma ha pagato. Lo share è altissimo e si toccano picchi record per le reti addirittura da quando esistono. Sapere che anche Iran-Marocco fa uno share molto alto poi ti fa sentire bene, ti fa capire che gli italiani in fondo amano questo gioco e che se c’è Januzaj al posto di Immobile in un certo senso va bene uguale.
A fine Mondiale sono sicuro che in Mediaset si seguirà in qualche modo l’onda, creando ancora buona televisione. Se si unisce la competenza e la classe di Palladini e gli altri alle idee dei giovani si faranno grandi cose.


Commenta questo post

0 Comments



Be the first to comment!


Leave a Response



Articoli Recenti
 
 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile, e cookies forniti e gestiti da Google per generare specifici messaggi in base alle abitudini di navigazione e agli interessi dei singoli utenti. Tali cookies non utilizzano, tuttavia, dati sensibili degli utenti.
Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.
Per ulteriori informazioni, e per disabilitare Doubleclick, seguire le informazioni riportate al seguente link: http://www.google.com/intl/it/policies/technologies/ads/

Chiudi