RECENSIONE DI LADIES FOOTBALL CLUB DI STEFANO MASSINI

Versione ottimizzata per lettura su Smartphone (AMP).

Nella storia l’idea che le donne facessero qualcosa che non sia procreare-accudire-sostenere è sempre stato visto come un errore dei tempi. Accadde anche durante la Prima Guerra Mondiale, con le donne che hanno letteralmente dato vita ai Paesi combattenti, facendo tutto quello che facevano gli uomini oltre a quello che a loro venivo chiesto di default.
Massini nel suo “Ladies Football Club” parla proprio di questa incredibile capacità delle donne di essere tutto. Il libro ha il fascino ritmato di un monologo teatrale o di una messa in scena con più attrici come l’autore ci ha già abituato ed esalta un elemento fondamentale che allora era sconosciuto, oggi si vuole azzittire, ma che emerge in tutti i campi del vivere sociale: noi siamo unici e diversi, tutti, indistintamente.
Non c’era diversità di genere per quelle ragazze che lavoravano per sostenere lo sforzo bellico della Gran Bretagna e volevano giocare al calcio.


Eppure, se si scava in profondità nei caratteri che Massini descrive, la diversità è ovunque, testa per testa, cuore per cuore. Ogni ragazza è unica, con le sue fissità, i suoi retaggi e le sue esperienze. Tante diversità si uniscono e mentre per gli uomini diventano “le donne” che vogliono giocare al calcio, per se stesse restano Rosalyn, Violet e Olivia, tutte diverse eppure tutte uguali nel proprio obiettivo comune.
Questo discorso sulle diversità è molto interessante non soltanto per le questioni di genere sul piatto della storia come poche altre volte, ma anche perché se si è tutti diversi, si è sempre diversi e basta un attimo per far colorare questo aggettivo di giallo o di nero a seconda delle traiettorie della stessa Storia. Cinque giorni fa eravamo “italiani malati”. Basta questo per capire come sia meglio accettare tutte e subito le diversità specifiche di ogni essere umano e mai pensare l’umanità in greggi indistinti.