Letteratura Sportiva

MARADONA STORIES – 7

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Prima le curve dello stadio San Paolo erano a gradoni, senza sediolini. Io come tutti gli altri under 15 in circolazione a Napoli entravamo di striscio, facendoci passare per i figli di qualcuno o “impizzandoci” in qualche buco che gli addetti lasciavano benevolmente aperti. In questo modo le curve scoppiavano di persone, c’era molto più gente di quanto possibile e omologato. Ed è qui che i gradoni diventavano fondamentali. Essendo ampi, un adulto e un bambino ci stavano benissimo, con i ragazzini ovviamente davanti. Non essendo con nessun adulto però, bisognava trovare il posto davanti a qualcuno che non conoscevi e la ricerca iniziava già fuori dallo stadio.
A venti minuti dall’inizio c’era il toto-posti. Una curva intera si dava da fare per trovare i posti a tutti i ragazzini. Ti trovavi ad assistere alla partita insieme alle persone più svariate che si prendevano la giusta cura di te (nel senso che il tifo era sempre abbastanza feroce ma quando c’erano movimenti di curva, ti prendevano anche in braccio per non farti scapicollare). Un giorno vagavo per trovare un posto e chiedevo a molti che però avevano già i posti occupati. La partita iniziò ed io ero ancora dietro agli adulti. Vidi un signore tracagnotto e mi accorsi che non aveva nessuno avanti a sé. Mi avvicinai e chiesi: “Posso mettermi davanti a voi per vedere la partita?”. Lui non si girò a guardarmi, fece solo un leggero movimento del collo e disse: “Ma perché Maradona non lo vedi?. Dallo spicchio di campo che riuscivo a guardare, Maradona lo inquadravo in quel momento, per cui feci: “Sì, lo vedo”. E lui, senza scomporsi: “E allora vedi tutto”.

MARIO – GRAFICO PUBBLICITARIO