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50 AGGETTIVI PER IL CALCIO AL PALLONE DI ANTOGNONI

Il calcio di Antognoni è dolce, denso, calefaciente, armonioso, sottile, pieno, delicato, vellutato, secco, chiaro,

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giusto, carezzevole, solido, buono, profondo, coordinato, sorprendente, zuccheroso, gustoso, filante,

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abbacinante, adamantino, splendente, amabile, rinascimentale, celestiale, concettuale, cristallogeno, effervescente, ensiforme,

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ergonomico, esclamativo, hopperiano, lieto, frollo, sublime, melodioso, odoroso, ottaedrico, pandettistico,

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limpido, leptonico, ordinante, raggiante, salutare, tersicoreo, vibrante, madreperlaceo, fatidico, dorico.

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L’ESPERIENZA DEL VUOTO (ANCHE SPORTIVO) E LA SPERANZA DI CIORAN

Dopo un po’ di giorni di quarantena ero certo che sarebbe arrivato il vuoto.
Nella nostra situazione il vuoto è fatto di tante cose, ma per noi sportomani anche di assenza totale di eventi sportivi a cui assistere. Non è niente rispetto al dolore della morte e all’angoscia della paura, ma crea comunque la sua piccola ferita quotidiana.
A buttarci sale anche il fatto che lo sport contemporaneo rientra perfettamente nel flusso capitalistico in cui siamo immersi, un flusso indistinto di stimoli che ci spinge a comprare, assaggiare (non mangiare), digerire e cacare, con velocità, per passare al prossimo e far riattivare il processo. Questa velocità del processo ci fa percepire ancora di più il vuoto, anche se potrebbero esserci degli effetti positivi in futuro.
Nessuna lettura, immagine del passato o tutto quello con cui cerchiamo di riempire questo vuoto riuscirà a darci le stesse emozioni, nemmeno ad avvicinarsi. Sono emozioni che condividi con la carne dell’atleta, lo sforzo, l’idea improvvisa, la fatica e in questi anni la visione a distanza non le ha anestetizzate. Tutto quello che riguarda la carne dell’atleta ci cattura, riguarda noi in quanto uomini, niente può sostituirlo.
Lenire tutto con il “poi sarà più bello” non porta comunque i suoi frutti. Un’emozione non la si conserva in frigo, pensando razionalmente che può essere posposta. La si vive o la si perde. Non c’è differimento possibile.
In questa angoscia del vuoto a cui non eravamo preparati c’è però un pensiero di speranza. L’idea di vuoto su cui ha ragionato Emil Cioran e il suo concetto relativo di vertigine. Il vuoto è sempre presente in realtà, noi lo teniamo distante dai nostri pensieri per paura, ma invece camminiamo su un sentiero stretto ogni giorno e la vertigine del vuoto sempre presente è una sensazione che non riusciamo a spegnere. Ecco, per Cioran bisogna accettare e convivere con questa vertigine, perché conoscendo la vertigine del vuoto riusciamo anche a trovare strade alternative per non caderci dentro. Quello che ci servirebbe adesso è capire di essere nel vuoto, accettarne le conseguenze e trovare questa benedetta strada alternativa. Non è facile, ma bisogna provarci.

QUEL GIORNO DI MARZO DEL 1967

Fra le tante partite memorabili che l’Italia ha giocato a Marzo, una è parecchio esotica e anche molto importante per un nostro successo. Il 22 marzo 1967 andiamo a Cipro per sfidare al “Pancyprian Gymnastic Association Stadium” di Nicosia i padroni di casa.
È la seconda partita di qualificazione per la fase finale degli Europei 1968 e oggi sappiamo benissimo come andrà a finire. Veniamo da un ottimo esordio contro la Romania, la squadra più tosta per arrivare ai quarti, battuta 3-1. Segna un gol Virginio De Paoli e noi speriamo. Lo facciamo perché cerchiamo un numero 9 e lo cerchiamo dall’epoca comunque mogia e breve di Sormani. Dal 1964 in poi a giocare centravanti è spesso Mazzola, ma si vede subito che può fare quel ruolo con determinati compiti specifici solo nel calcio di Helenio Herrera.
Ci esaltiamo quindi per il gol di De Paoli con la Romania, ma contro Cipro al suo posto proviamo un altro 9, Renato Cappellini, all’esordio. Giochiamo male male e vinciamo solo grazie ad una ciabattata di Domenghini da fuori area, per poi chiudere i conti con Facchetti.
Herrera e Valcareggi comprendono che non erano quei due ragazzi col 9 ad essere le scelte giuste. De Paoli dopo la Romania non giocherò più in Nazionale, Cappellini ne fece solo un’altra contro il Portogallo cinque giorni dopo. Con il 9 giocò però Riva, che si ruppe il perone e fu proprio il centravanti dell’Inter a pareggiare il gol di Eusebio. Insomma ad un anno dagli Europei eravamo messi male, ma questo non si rivelò un male. Recuperato Riva, tornò all’ala sinistra, mentre come centravanti si guardò indietro all’idea Mazzola e per non dargli troppo stress da competizione si scelse come sostituto un ventenne del Varese, Pietro Anastasi. Chi lo avrebbe mai detto nel marzo del 1967 che quei due in finale contro la Jugoslavia…

COSA CI HANNO DETTO GENNAIO E FEBBRAIO?

Di regola i mesi di gennaio e febbraio degli anni pari ci offrono delle novità per le convocazioni della Nazionale per il maggio successivo (se questa si qualifica per il torneo. Parentesi inutile poco tempo fa, ma oggi purtroppo necessaria). Vorrei quindi fare un excursus reparto per reparto, per capire se la Serie A o gli altri campionati europei ci hanno effettivamente detto qualcosa sull’Italia manciniana per gli Europei. Tutto questo prima del Coronavirus, ma dobbiamo pensare che in poco tempo tutto si risolva e a maggio ci dovremo preoccupare davvero solo di chi porta il Mancio.

DIFESA

Il portiere non si tocca e non si deve toccare. Iniziare in primavera un ballottaggio sul numero 1 ci ha sempre portato male, basti ricordare il Galli-Tancredi per Mexico ’86. Il nostro portiere titolare è Gianluigi Donnarumma. Te la devi giocare così.
Un tassello importante per quelle che sono state le idee di Mancini nelle qualificazioni era il difensore di destra che sapeva alternativamente fare il quarto con buone capacità di offesa e il terzo di centro destra, quando saliva Emerson. I tre che in Italia possono con disinvoltura fare quel ruolo con quei compiti sono Florenzi, D’Ambrosio e Izzo, che già ha un atteggiamento diverso. I tre citati però stanno facendo una stagione anonima se non brutta, soprattutto per il possibile titolare, Florenzi, che ha lasciato Roma per Valencia e, con l’aggravio di una varicella, è in crisi. Torna forte l’idea che è quasi meglio avere un due classico, di forte e decisa spinta e due sono i candidati: Di Lorenzo che ha convinto soprattutto nella partita in Champions League contro il Barcellona e Lazzari, non sempre titolare nella Lazio di Inzaghi ma che ha dimostrato di avere una gamba ottima.
Sull’altra fascia Emerson Palmieri è per forza di cose il titolare ma lo slot del suo sostituto è sempre libero. Nessuno fra Biraghi e Spinazzola sta facendo faville e c’è più di un osservatore che darebbe una chance nelle amichevoli a Gagliolo. Fra i centrali niente da segnalare, se non che Romagnoli è stato scavalcato nelle gerarchie da Acerbi e che servirebbero come il pane Kumbulla e Luiz Felipe, difensori giovani, forti, ma che hanno scelto di giocare con Albania e Brasile invece che con gli Azzurri (lo scouting avrebbe potuto fare qualcosa di meglio e prima? Domanda che bisognerebbe almeno farsi).

CENTROCAMPO

La vera novità di questi due mesi è che Tonali potrebbe essere titolare contro la Turchia nell’esordio europeo. Son più che convinto che Mancini se la giocherà con Jorginho-Verratti-Barella, ma il bresciano deve essere il primo cambio. Per il resto Zaniolo sicuramente fuori, mentre chi poteva emergere in un campionato che offre poco in questo reparto, Mandragora, Locatelli, Castrovilli non merita la convocazione. Chi invece, se offrisse garanzie da mezzala in un’amichevole può farci un pensiero, è Matteo Pessina del Verona, un calciatore che si vede poco ma pesa tantissimo. Candreva lo portereste?

ATTACCO

Calma piatta in quanto a novità. Io uno come Orsolini lo porterei sempre.