Archivi categoria: ciclismo

Bettini non va allo stadio

Non mi voglio per forza maestra lamentare del vecchiume italico, ma anche la conduzione di una squadra nazionale di ciclismo mi ci fa pensare. La squadra ieri era da metà classifica, non aveva campioni alla Contador né specialisti alla Gilbert eppure ha guidato la corsa come ha sempre fatto l’Italia negli ultimi 15 anni di Mondiale.

Con una squadra media come la nostra, era quasi ovvio che il fuoriclasse avrebbe vinto poggiandosi sulla nostra fatica, e così è stato. Cosa ci è mancato? L’attimo di follia giovane che la squadra di metà classifica deve avere (e che nel calcio, come in tutti gli altri sporti italiani, nessuno ha): impostare una prima soluzione non su Nibali, marcatissimo e non adatto al finale, ma su Moser, capace di scompaginare tutto mandando all’aria qualsiasi marcatura. Bettini non l’ha fatto e forse non l’avrebbe fatto nessuno, imperniando sull’unico capitano d’esperienza una gara persa in partenza.

In Italia queste cose difficilmente avvengono e se le fa il Milan, che propone El Shaarawy uomo-faro dell’intera squadra, allo stadio non ci va più nessuno.

Neanche Bettini.

Il nostro modello è in crisi. Londra ci farà svegliare?

Riemergo dal divano olimpico per sputare fuori una sentenza: lo sport italiano è in crisi. 
Miracolose le medaglie passate e future in questa Olimpiade o frutto di eccellenze che tutti i paesi bene o male hanno in qualche disciplina.
Per creare un’azienda efficiente bisogna investire molto, in strutture e personale. Nel risparmio spesso si creano inefficienze. Questa legge è così chiara che vale per tutto. Nello sport italiano abbiamo proprio questo problema.
Abbiamo buoni giovani, potenziali campioni, e grandi tradizioni. A chiudere il cerchio serve la gestione moderna dell’atleta, un investimento secco, forte, in strutture da mettere a disposizione, metodi per l’aggiornamento costante, diagnostica per la parametrizzazione di tutti i fattori, continue occasioni per il benchmarking e l’analisi comparata.
Domanda: quante volte un nostro judoka è andato in Giappone per partecipare ad un torneo locale? Un nostro allenatore è andato mai in Cina per fare uno stage di lavoro pagato dalla federazione? Perché non diamo la possibilità a Lodde e ai suoi allenatori di gareggiare più spesso contro Hancock nelle gare che fa in Nebraska?
Alcune volte forse ci è capitato (ricordo rapidi stage americani per nuotatori e velocisti dell’atletica) ma siamo ancora profondamente attaccati al nostro vecchio modello che si basava su due capisaldi: la tradizione che fa scuola e la contestualizzazione del campione straniero.
Per 30 anni abbiamo portato a casa i riferimenti e, studiandoli a fondo nel nostro contesto, abbiamo acquisito (oltre a dare ovviamente) know how fondamentale per creare il campione nostrano.
Penso ad esempio a quello che erano i campionati di pallavolo, pallanuoto, per l’Europa basket e calcio fino a 10 anni fa. Portavamo a giocare nel nostro paese i migliori atleti avendo di conseguenza grandi nazionali in questi sport. Oggi si va in Inghilterra per il calcio, in Russia per il volley e addirittura in Serbia e Ungheria per la pallanuoto.
L’altro nostro fiore all’occhiello era la storia sportiva legata ai territori. Contest di scherma, ciclismo, tiro, lotta, hanno punteggiato le piccole storie delle comunità locali e hanno portato alla luce i migliori talenti italiani. Oggi tanti di quei tornei addirittura familiari in alcuni casi, in altri con atleti internazionali attirati dal Belpaese, non ci sono più e manca lo scouting di base per beccare il campione potenziale.
Un modello è terminato perché non abbiamo più soldi pubblici e privati da distribuire al territorio per la costruzione di una squadra forte o per l’organizzazione di un torneo.
Quale sarà il futuro? Mi ributto sul divano per il momento.

Pronostici ciclismo, BMX, Mountain Bike – Olimpiadi Londra 2012

Il ciclismo in Gran Bretagna è qualcosa di sempre più importante e seguito. Sono partiti con la pista e la costruzione di una squadra meravigliosa che a Pechino ha dettato legge, per arrivare poi al modello Sky Team che si candida come squadra più che come corridore singolo a dominare il Tour de France. 
Sarà proprio il Tour de France a dire chi sarà il favorito della gara olimpica, scorbutica come non è stata la preolimpica dell’anno scorso dominata da Cavendish. 
La salita tagliente di Box Hill però pone dubbi. Reggerà Cavendish, o meglio riusciranno gli Sky britannici a tenerlo avanti nelle tante giravolte su questa salita? La gara in linea è tutta qui: se Cavendish regge vince in volata (secondo Kittel), se non ce la fa attenti ai velocisti resistenti come Sagan, Greipel e addirittura il vecchio Freire (se lo portano). Gli italiani senza Pozzato non hanno nessuna chance. Io però ho un favorito secco, Boasson-Hagen.
Tra le donne la Bronzini può fare il triplo colpo, ma la Voss non vuole mancare l’ennesimo appuntamento di una carriera che poteva essere merckxiana e invece è troppo gimondiana. E poi quest’anno l’olandese è davvero impressionante.
Le due cronometro le vincono Tony Martin, che arriverà in forma smagliante, ed Emma Pooley, che quelle strade le ha consumate.
Nella BMX il ventenne supertalento Connor Fields segnerà a Londra la prima impronta della sua folgorante carriera (attenzione solo a Daudet vincitore della Coppa del Mondo 2011), mentre tra le donne la sfida è molto più aperta: sfida a cinque tra l’australiana Buchanan, le statunitensi Craig e Martin, la francese Pottier e la sorpresa Pajon
Passiamo al ciclismo su pista e iniziamo la litania britannica: Keirin uomini, Hoy darà il tutto per tutto perché nella velocità ci sono troppe perplessità. Keirin donne, in stagione hanno dominato le francesi ma la Meares non sembra intenzionata a lasciare strada.
Nella velocità uomini, Baugé vuole vincere una partita in trasferta che lo spedisca direttamente tra le superglorie olimpiche. Hoy per me non vince, ma restano in ballo Kenny e il connazionale Bourgain. Sarà una grande gara e Baugé vincerà. Velocità donne invece dove non ci sono dubbi: vince la Pendleton e divine la reginetta delle Olimpiadi.
Anche l’Inseguimento a squadre uomini dovrebbe essere preda degli inglesi, con gli australiani favoriti per la finale, mentre tra le donne la distanza tra Gran Bretagna e Australia è meno ampia. Ma la sorpresa non ci sarà.
Velocità a squadre uomini  è una gara strana, non ci sono grandi specialisti. Dovrebbe rivincere la Francia di Baugé ma tutto è aperto. Tra le donne credo che alla fine la Cina vincerà una medaglia.
Infine l’Omnium, la gara delle gare, bella trovata, anche se mi rode che non c’è almeno l’inseguimento individuale. Anche qui non ci sono specialisti. Tra gli uomini il nostro Elia Viviani potrebbe dire la sua ma vedo vincente uno come O’Shea oppure Ed Clancy se sceglierà di dedicarsi completamente a questa gara. Tra le donne sfida di fuoco Tara Witten e Laura Trott. Vince la canadese.
Per chiudere la Mountain Bike. Tra gli uomini il dominio di Absalon è in decadenza. I barbari sono Schurter ma soprattutto la bestia Jaroslav Kulhavy in questi due anni dominatore assoluto. Tra le donne io spero davvero tanto in Eva Lechner, ma la lotta è molto dura: vince la Wloszczowska.