Era il Mondiale degli scalatori

Nibali_Campionato_Mondo_FirenzeAnche quest’anno uno degli eventi più esaltanti fra tutti (niente mi fa andare in bagno 30 volte in 7 ore) è terminato. Che non abbia vinto l’Italia non toglie nulla a quello che è il Campionato del mondo di ciclismo.
Però abbiamo perso per colpa nostra…. e questo un po’ rode. E nello specifico, non abbiamo perso per colpa della condotta della gara su strada, ma per quella che era la squadra a giocarsi il Mondiale (forse questo è il motivo della sua unicità, sembra un gioco di strategia vero, non come le partite di calcio che si vincono perché hai i giocatori migliori…. e basta).
Mi sono incazzato a fine gara per un motivo: salita di Fiesole e quella di via Salviati erano per scalatori puri, non c’azzeccavano nulla i passisti (Cancellara, Gilbert e Sagan al primo allungo si sono disintegrati). Se un finale di gara termina con Rodriguez, Nibali e Rui Costa fra i primi quattro vuol dire che le salite erano vere. Bastava un altro scalatore puro e Nibali non restava solo contro tre che giocavano a sfiancarlo, bisognava comprendere bene il percorso e chiarire fin da inizio anno ad un Rabottini o addirittura ad un Cunego che questo era l’anno in cui al Mondiale erano fondamentali.
Anche in corsa le cose si potevano raddrizzare in questo modo: a partire ai -50 km non doveva essere Visconti, l’altro da giocare sulle salite vere, ma Paolini. Ottima invece la fuoriuscita di Scarponi, che ha incendiato la gara. E pure il finale: con quell’azione Scarponi-Nibali l’idea era di far arrivare Nibali da solo al traguardo? Penso di sì. Ma, essendo plausibile che qualcuno tenesse il passo, era necessario che soprattutto Pozzato lo seguisse per giocarsi la sua volata ristretta.
Scrivo di getto, perché con gli scalatori che abbiamo in Italia questa era un gara da vincere. Quando avremo di nuovo questa possibilità?
La gara si poteva vincere, ci sto pensando da quattro giorni.

Come giudicare Pantani?

Marco Pantani

Lo sportivo che mi ha dato più emozioni dal mio primo ricordo telesportivo (Italia-Francia, ottavo Mundial ’86) è stato Marco Pantani. Aveva tutto dell’eroe romantico: la sfortuna abile nel baccarlo sempre, il fisico appassito, con le spalle strette e la faccia bianca anche dopo un mese in spiaggia a Cesenatico, la disperata idea che lo riempiva di voglia: sfidare i mostri del ciclismo contemporaneo (Froome sul Ventoux non era in sé, dopo tanti anni di Tour in tv ho desiderato al più presto il ritorno delle Falde del Kilimangiaro).
Storia di oggi è la certezza che Pantani era sottoposto abitualmente a interventi dopanti, e con lui in pratica tutti coloro che hanno vinto anche solo il Giro della Basilicata dal 1994 al 2000. Tutti in fondo sapevamo che quel ciclismo era farmaceutico ma il desiderio di un Pantani unico pulito era l’utopia che non volevamo abbandonare.
Adesso tutti, sorretti dal mio ricordo, ripetono: se tutti erano dopati, Pantani era comunque il più forte di tutti e ingiustamente (termine che può avere un senso nel discorso generale… incredibile!) fermato dai potenti.
È giusto pensare che in un mondo di fantasia (il ciclismo degli anni ’90-2000) reggono gli stessi parametri valoriali del mondo normale? Il corpo dice 40 di ematocrito, se via doping vai a 50 e vinci, non sei paragonabile. Ma se tutti sono chimicamente a 50, il tuo valore resta integro e classificabile?
In senso stretto (ed etico) questo discorso non ha senso: aver raggiunto un traguardo grazie a qualcosa di oltreumano non è un’attività sportiva.
Eppure, sia pure per la sola logica, le vittorie di Pantani restano inattacabili.Sono in confusione, non so aggiungere altro.
Purtroppo il ricordo resterà per sempre macchiato, anche se il panno era già lercio.

Bettini non va allo stadio

Non mi voglio per forza maestra lamentare del vecchiume italico, ma anche la conduzione di una squadra nazionale di ciclismo mi ci fa pensare. La squadra ieri era da metà classifica, non aveva campioni alla Contador né specialisti alla Gilbert eppure ha guidato la corsa come ha sempre fatto l’Italia negli ultimi 15 anni di Mondiale.

Con una squadra media come la nostra, era quasi ovvio che il fuoriclasse avrebbe vinto poggiandosi sulla nostra fatica, e così è stato. Cosa ci è mancato? L’attimo di follia giovane che la squadra di metà classifica deve avere (e che nel calcio, come in tutti gli altri sporti italiani, nessuno ha): impostare una prima soluzione non su Nibali, marcatissimo e non adatto al finale, ma su Moser, capace di scompaginare tutto mandando all’aria qualsiasi marcatura. Bettini non l’ha fatto e forse non l’avrebbe fatto nessuno, imperniando sull’unico capitano d’esperienza una gara persa in partenza.

In Italia queste cose difficilmente avvengono e se le fa il Milan, che propone El Shaarawy uomo-faro dell’intera squadra, allo stadio non ci va più nessuno.

Neanche Bettini.