Il venerdì decisivo

Il giorno decisivo del campionato era sempre una splendida giornata di sole. Ti svegliavi tardi e con gli occhi ancora moribidi bevevi latte freddo con biscotti dolcissimi. Uscivi e l’aria odorava di zenzero. Ma mica siamo ad Istanbul? Eppure lo zenzero lo sentivi. Gli amici parlavano poco, attenti solo al giornale che scriveva di desideri e determinazione. Tu speravi che tutto quello fosse realtà.

Quelli più grandi parlavano di tattica. Chi doveva marcare chi, chi doveva superare chi, chi doveva sostituire chi. In quelle parole la partita scorreva e arrivava al novantasimo in pochi minuti. Vederla era un film scaduto.

Le donne uscivano dalla Chiesa e non chiedevano. Dovevano rintanarsi. Dal giorno dopo sarebbero tornate al centro. Il prete tifava sempre per quelli che non avevano più niente da chiedere alla stagione e si faceva beatamente un aperitivo meritato dopo tre messe consecutive.

Con il mal di pancia che montava arrivava il pranzo, buttato via mentre il telegiornale sbolliva le sue notizie. Alle 14.40 eri pronto per uscire e varcare una soglia. Qualcuno a Domenica In ti chiedeva di restare. Ma non potevi….

Oh, diciamo che esaltare i tempi andati è al 90% una vaccata, che tutta sta poesia non c’era nemmeno allora, che il calcio forse aveva ancora più problemi di oggi.

Ma se tutto quello che il calcio è diventato permette di giocare la partita decisiva del campionato italiano di venerdì, i ragazzi di oggi sono ormai pronti ad appassionarsi con la stessa energia di quel ragazzo a qualche altra cosa.

Il nostro campionato è inguardabile

Questa domenica non mi sono fatto mancare nulla. Le partite erano da divano (e tavolo da pranzo): Napoli-Fiorentina, Milan-Bologna e Roma-Inter.

Solo alle 23 passate, mentre i commentatori sportivi esaltavano quello che avevo visto con i miei occhi gonfi, tiravo una sentenza: il campionato italiano è veramente inguardabile.

Prima di tutto molti giocatori sono annacquati oppure scommese per il 70% perdenti. I moduli sono scopiazzati a vicenda, anche da Montella che ha un centrocampo che dovrebbe fare di più. I pochi campioni sono desolatamente dispersi eppure fanno gol estemporanei, come Cavani. Le ipotetiche nuove idee sono già surclassate dalle altre squadre europee. La Roma gioca un calcio anni ’90 molto dinamico ma facilmente fregabile. Il Napoli e il Milan fanno un calcio attento e risparmiatore, l’Inter non ha un’identità e mette gli uomini nel posto dove dovrebbero essere.

Non c’è nessuna volontà di sconvolgere le cose con sostituzioni clamorose e tutti si mantengono nella loro roccaforte acquisita. E in Europa vorremmo competere?

Domenica prossima street hockey con gli amici.