Archivi tag: Argentina

602 17 DE MAYO, USHUAIA, TERRA DEL FUOCO

Tanta gente mi chiede com’è vivere alla fine del mondo. Non saprei, faccio tutto quello che fate anche voi.
Mi alzo dal letto, piscio, mi lavo la faccia, mi lavo i denti, mi guardo allo specchio, mi faccio schifo, mi lavo il culo, mi riscaldo il latte, faccio colazione, mi spoglio, mi vesto, metto le scarpe, saluto chi devo salutare, apro la porta, esco, aspetto il bus (come sto facendo adesso), salgo sul bus, guardo fuori dal finestrone, arrivo al lavoro, saluto i colleghi, accendo il computer, inizio a lavorare, invio mail, rispondo alle mail, faccio pausa pranzo, mangio un panino, bevo acqua, vado in bagno, mi rilavo di denti, riaccendo il computer, rimando email, riricevo email, spengo il computer, saluto i colleghi, aspetto il bus (come faccio adesso ma per 6 mesi è buio), prendo il bus, guardo fuori dal finestrone, scendo dal bus, entro in casa, mi tolgo il cappotto, mi tolgo le scarpe, indosso le pantofole, accendo il gas, metto a riscaldare la cena, faccio sedere i miei figli, saluto mio marito, metto in tavola la cena, mi siedo, ceno, sto sul divano con i bambini, metto a letto i bambini, sto sul divano con mio marito, caco, vado a letto, do la buona notte a mio marito, appoggio la testa sul cuscino, dormo.
Niente di particolarmente strano o diverso da tutti voi.
No, in realtà c’è una cosa diversa rispetto a voi: mi piace vestirmi da Sally Yumeno e guadagnare soldi su internet mentre mi masturbo.
Ma lo faccio solo nei giorni festivi.

Il corpo di Maradona si ricordava tutto

Di Maradona mi hanno fatto sempre impressione tante cose, ma una in particolare mi ha sconvolto. Dopo il gol del secolo contro l’Inghilterra, disse ai giornalisti: “Ho segnato perché ho ricordato le parole di Lalo dopo essere tornato dall’Inghilterra nel 1980. Mi disse che se in futuro mi fosse capitata un’altra azione simile a quella in cui mi sono ritrovato di fronte a Clemence, avrei dovuto dribblare anche il portiere”.
L’azione è questa:

Sei anni dopo Maradona si ritrova nella stessa situazione, incredibilmente contro la stessa squadra e il suo corpo, non si sa come, si ricorda di quelle parole, facendo questo:

La stessa cosa è successa anche con il Napoli. In un Fiorentina-Napoli 1985, in una giornata di tregenda, segnò questo gol in controtempo a Giovanni Galli:

Il portiere della Viola negli spogliatoi dirà che Maradona lo aveva fregato perché lo aveva anticipato, rubandogli un tempo di gioco, sballandogli il ritmo e riuscendo così a non fargli caricare bene la gamba destra per darsi lo slancio.
Dopo un anno e mezzo, all’Estadio Cuauhtémoc di Puebla, accade questo:

Essere un campione di quel livello vuole dire anche avere una memoria atletica fuori dal comune. Il corpo di Diego ricordava i punti deboli degli avversari o rielaborava strategie vincenti se determinati contesti e condizioni si ripetevano. Quella memoria atletica non è solo di Maradona, ma è di sicuro dei più grandi.

Quando Diego faceva cose con 30 anni di anticipo

Diego Maradona contro Ecuador
Questa immagine è il deitro la porta dell’Ecuador al terzo gol di Maradona

Guardando partite dei tempi passati, mi sono imbattutto in Argentina-Ecuador, Copa America del 1987. Tra le altre cose mi ha impressionato l’azione di Maradona che inizia nel video qui sotto, al secondo 41.
Porta palla a centrocampo, un compango si allarga in fascia, due avversari lo fronteggiano. Il 99,99% dei calciatori avrebbe allargato il gioco in fascia, approfittando del raddoppio su di lui, per far guadagnare campo al compagno e portare l’azione al limite dell’area avversaria. Invece Diego non si accontenta di un guadagno di primo livello, ne cerca uno di secondo livello, che serve a scompaginare in maniera ancora più devastante la difesa avversaria. Fa passare la palla fra i due avversari che lo fronteggiano per far arrivare la palla Caniggia, che è fra le due line ecuadoregne. Poi l’azione continua e sarà proprio Caniggia a segnare senza marcature, proprio perché i difensori in confusione totale avevano perso le distanze dopo il tocco di Maradona.
Oggi si parla dell’importanza degli uomini fra le linee, della necessità di avere calciatori che sappiano creare vantaggi decisivi e Diego faceva questo 31 anni fa. Poi dici che non era il più grande.

P.S. Già che ci siete, guardatevi anche la punizione per il terzo gol.

 

“Maradona – 101 pillole di saggezza” di Angelo Mora

Dopo aver letto il suo libro “Maradona. 101 pillole di saggezza”, avevo sottolineato cn gli amici le scelte argute di Angelo Mora. L’intervista di seguito mi ha confermato che sa guardare al calcio in maniera davvero brillante. Eccola.

Qual è fra le frasi che hai inserito nel libro quella che ti piace di più e perché?
«Ho vissuto quarant’anni, ma è come se ne avessi settanta. Mi è successo di tutto. Di colpo mi sono trovato dalla baracca di Villa Fiorito alla cima del mondo. E lì mi sono dovuto arrangiare da solo» (pronunciata nel 2000). Bellissima e autoesplicativa. Segnalerei anche una frase attribuita da Jorge Valdano a Maradona nel libro ‘Il Sogno di Futbolandia’: «Se mi trovo a una festa in casa del Presidente della Repubblica, con lo smoking addosso, e mi lanciano un pallone sporco di fango, io lo stoppo di petto e lo restituisco come dio comanda». In realtà appartiene al suo primo scopritore, Francis Cornejo. Per questo motivo l’ho esclusa dal libro, ma ne sono innamorato: descrive perfettamente il miglior Maradona, quello del pallone come impareggiabile strumento di felicità – ovunque e comunque. 

Dopo averne scandagliato le parole, che giudizio daresti di Maradona nel corso del tempo? Ha mantenuto una sua coerenza in quello che ha detto in vari momenti della vita

“Maradona coerente” pare un ossimoro. Diego ha detto tutto e il suo contrario. Si è smentito di continuo, con parole e fatti, ha litigato con chiunque, anche con chi sembrava prodigarsi per il suo bene. È difficile estrapolare una logica costante nei suoi saliscendi emotivi. Senza dubbio, ha sempre posseduto un istinto insopprimibile: quello di rispondere a voce e a testa alta, a qualsiasi costo. Nessuno può dirgli che cosa fare o come stare al mondo, nemmeno il Papa. Le sue pose da rivoluzionario politico sono esagerate, se non gratuite. Tuttavia per chi proviene dal basso, la storia di Maradona rappresenta un bel dito medio rivolto a coloro che si credono naturalmente superiori poiché più ricchi, istruiti o “virtuosi”. Lui ama accostarsi a Che Guevara, ma io lo paragonerei a Johnny Rotten dei Sex Pistols: più nichilista che altruista. 

Mi sono segnato la frase: “La gente deve capire che Maradona non è una macchina della felicità”? Che valore dai a questa frase e cosa pensi volesse intendere Diego?

La pronunciò poco prima dei Mondiali del 1982, a nemmeno ventidue anni, circa le perplessità di mass media e tifosi argentini nei suoi confronti.  Si tratta di un tema ricorrente e decisivo della vicenda di Maradona. Da un lato c’è un calciatore di personalità che, fin da adolescente, è consapevole di un talento superiore, non teme la ribalta e ambisce alla carica di leader.  Dall’altro, c’è un ragazzo un po’ immaturo – e permaloso – che accetta a malapena le critiche sul piano tecnico, rifiutando poi il ruolo di salvatore della patria o benefattore del popolo quando le cose vanno male. Già due anni prima, Diego anelava a «tornare a giocare a pallone per un panino e una Coca-Cola, come ai tempi di Villa Fiorito», esprimendo una sorta di rigurgito verso il professionismo (che pure aveva appena affrancato lui e la sua famiglia dalla miseria). Nel 1998 dirà che «Napoli mi aveva dato tutto, ma qualcuno non capì che per me era diventato troppo». È la sua perenne contraddizione: dipendere dalle attenzioni del mondo esterno, indice di successo ed emancipazione, ma staccando la spina a piacimento. Essere venerato come un dio e perdonato come un comune mortale: un equilibrio improbabile (specie se, di mezzo, c’è uno stile di vita spregiudicato). 

Per chi è innamorato, Maradona è intoccabile, qualsiasi cosa faccia e dica. Per chi lo odia, Maradona è sempre fuori registro. Dove sta la verità?

Se odi Maradona, odi il calcio. Se lo ami incondizionatamente, fino a negarne i difetti, fai un torto al buon senso perché Diego è un uomo e gli uomini sbagliano sovente e, a volte, in maniera deliberata. La verità sta nel modo in cui ci rapportiamo ai nostri eroi sportivi, forse. C’è una corrente di pensiero “istituzionale” che auspica di elevare gli atleti famosi a modelli di vita. Ma se ammettiamo che siano gli attori di una recita competitiva e stressante, il cui ricco meccanismo commerciale è alimentato da noi stessi, non possiamo realisticamente esigere degli esempi di moralità cristallina. E se cerchiamo davvero un’eccezione alla regola, tanto vale indicare un Alex Zanardi o una Bebe Vio. All’opposto troviamo il “maledettismo”: l’elogio della vita spericolata, che spesso partorisce cattiva letteratura e grossi abbagli (qualcuno pensa davvero che Robin Friday fosse brillante come George Best o che il Mágico González fosse abile come Maradona stesso?). Certo, senza la sua condotta sopra le righe, probabilmente il profilo di Diego non sarebbe così intrigante. Vederlo sbronzo e confuso sulle tribune dell’ultimo Mondiale, tuttavia, non è stato un bello spettacolo. Insomma, nel caso di Maradona non saprei tracciare con precisione il confine fra l’idolo calcistico e la persona vittima delle proprie debolezze. Di sicuro provo ammirazione sconfinata per il primo e umana compassione per il secondo.

P.S. ho omesso la retorica degli “uomini veri” e dei loro nebulosi “valori”, tipica del frasario del calcio moderno. A chiunque abbia superato l’adolescenza, anagraficamente e mentalmente, non può che far sorridere. 

Secondo te Maradona ha ancora qualcosa da dire per il calcio del futuro oppure ogni sua frase parlerà di un altro tempo, ormai passato?

Beh, laddove vengano prese sul serio le parole di Infantino, Platini, Tavecchio, Lotito, Agnelli, Fassone, De Laurentiis, Costacurta, Cristiana Capotondi e simili, gente che non sa nemmeno che forma abbia il pallone o l’ha scientemente rimosso, preferisco pendere dalle labbra di Maradona, anche quello più bolso e meno lucido.  Sì, mi piace pensare che Diego abbia ancora qualcosa da dare al calcio e vorrei che lo facesse da allenatore. La sua avventura in panchina non cessa di stuzzicarmi: solo la campagna di qualificazione ai Mondiali 2010 dell’Argentina meriterebbe un libro o un documentario a parte! A livello mediatico impazzano gli allenatori-filosofi che nobiliterebbero la disciplina con le proprie idee estetizzanti. Io mi accontenterei di un Maradona che vincesse la Coppa Libertadores alla guida dell’Argentinos Juniors, magari dopo una partitaccia strappacuore come la famosa Argentina-Perù del 2009. Al netto del gonfiore e delle rughe, il suo volto sarebbe identico a quello del 29 giugno 1986 a Città del Messico o del 17 maggio 1989 a Stoccarda. Sono davvero tanti, troppi anni che non lo vediamo più sorridere così. 

P.S.: Maradona che prende i Dorados de Sinaloa ultimi in classifica e, in tre mesi, li porta prima ai playoff e poi a sfiorare la vittoria del campionato, per me è l’impresa calcistica del 2018. Ma se vi appassionano di più i principi di gioco proattivi del Sassuolo di De Zerbi, il marketing dell’Inter in Cina o il fair play finanziario della UEFA… de gustibus.