IL CALCIO AI TEMPI DEL TERREMOTO IN IRPINIA DEL 1980

Il 23 novembre 1980 era domenica e come ogni domenica, principalmente in Italia, era giorno di calcio. Alle 19.34 e per i successivi 90 secondi per un’ampia area che copre buona parte della Campania e della Basilicata divenne il giorno del terrore più cupo e indimenticabile, perché un terremoto di una potenza inaudita (10 gradi della scala Mercalli) distrusse più di 2500 vite e storie.
Io ho vissuto in un paese colpito dal sisma e vi posso assicurare che a distanza di decenni quella paura era ancora tangibile. Poiché le scosse continuarono per anni, i giovani del mio paese lo chiamavano Terry, ma era solo per pensare al futuro e non bloccarsi senza neanche poter respirare nel ricordo del dolore e della paura del passato.
Ma qui vogliamo ricordare quella strage, che oltretutto è continuata per anni per colpa di una strategia generale di aiuti e rimedi assolutamente folle, con le ferite sanguinati ancora oggi, ma anche il calcio di quel periodo, per andare a scovare nel baule nomi, momenti, pezzi di sensazioni.
Quel giorno il calcio c’era e c’era alla grande. La stagione precedente l’Inter di Bersellini era riuscita a tornare al titolo, battendo una Juve che stava dominando il calcio italiano tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, imponendosi anche in Europa.
Quella stagione però era iniziata come era terminata la precedente, ovvero con un’Inter imponente, capace di dare 4 gol a Udinese e Cagliari e 3 al Napoli (anche se il 26 ottobre aveva perso 2-4 contro la Roma di un Pruzzo triplettista) e una Juve balbettante, che aveva perso in casa con Torino e Bologna e aveva solo pareggiato contro Ascoli, Brescia e Perugia. Il 23 novembre c’è lo scontro diretto al Comunale e io, di quattro mesi appena compiuti, vedo (anche se forse dormivo, chi lo sa) il secondo tempo con mio padre grazie a Domenica Sprint. Papà mi ha raccontato che dopo il gollonzo di Scirea e prima del golaço di Ambu la terra ha tremato.

La Roma di Turone (più in là ci sarà “er gol”), in quel momento prima in classifica, perde a Cagliari per un colpo di testa di Virdis e anche la bella Fiorentina di Paolo Carosi, che lotterà l’anno successivo per lo scudetto, perde a Como 2-1 e sbaglia un rigore nel finale con Antognoni. Il Napoli terminerà terzo e gioca una buona partita a Bologna pareggiandola per 1-1. Volevo farvi vedere la sintesi di quella partita non solo per i gol di Pellegrini e Fiorini, ma soprattutto per la parata di Castellini a fine partita su colpo di testa di Marco Marocchi. Lo Giaguaro era uno spettacolo.

La partita però che più interessa l’area colpita dal terremoto è Avellino-Ascoli, fondamentale già a novembre per la salvezza. Vinceranno i Lupi per 4-2 e insieme al rigore di Brady ci sarà l’unico altro gol “straniero” della giornata, il 2-1 di Juary. Il brasiliano è al suo secondo gol in maglia verde e quando va verso la bandierina e crea il suo rito sciamanico, nasce ufficialmente la “Juarymania”, che ad Avellino e dintorni (porto testimonianze dirette) non è ancora finita. Ho chiesto sulla pagina di Letteratura Sportiva se quell’esultanza fosse davvero una grande novità coreografica e folcloristica e tutti coloro che c’erano mi hanno risposto di sì. Da lì a quello che vediamo oggi poi c’è un mondo intorno.

In Liga inizia proprio quell’anno il dominio basco con le due doppiette firmate dal Real Sociedad e dall’Athletic Bilbao. Ma la squadra di Ormaetxea quel giorno perde contro l’Almeria per 3-2 una partita che i giornali spagnoli esaltano come entusiasmante. Purtroppo non l’ho trovata su youtube e devo accontentarmi di vedere i tabellini e sognare l’ultimo gol di Jesús María Satrústegui, con il suo baffo sapiente che faceva impazzire le difese. Anche l’Athletic perde quel giorno, in casa (al tempo una tragedia e un miracolo) contro il Las Palmas. Eroe del giorno Pepe Juan, altro delantero di culto in Spagna. Anche il Real Madrid era di culto, soprattutto per un centrocampo formato da Stielike, Gallego e Vicente Del Bosque, così come il Barcellona che quel giorno vinse per 2-1 a Zaragoza con primo gol di Bernd Schuster.

Se però c’era un campionato cool al tempo e magari con qualche parabolone ne potevi anche vedere le immagini, era l’Eredivisie. Quel campionato lo vincerà l’AZ e il 23 novembre vince contro il Willem II con secondo gol di un mito, Kees Kist. Il PSV Eindhoven vince 0-3 fuori casa con gol di Willy van der Kuijlen, in attacco insieme ai due Van de Kerkhof. In Francia invece c’era un grande Saint-Etienne, che schierava Platini, Rep, Zimako, Larios, Battiston, Janvion, tanta roba. Eppure quel giorno perse in casa contro il Tours, che a fine anno si salva per 5 punti.  

Il giorno prima del 23 novembre 1980 due grandi partite in First Division: Nottingham Forest-Ipswich Town, con gol finale di John Wark su rigore e soprattutto Liverpool-Aston Villa, squadra che vincerà il campionato, ma quel giorno deve cedere contro i ragazzi di Bob Paisley, perché Kenny Dalglish fa la solita grande partita e una doppietta.

In serie B un interessante Lazio-Lecce, con primo gol assurdo di Carlo Bresciani.

Anche Milan-Foggia 1-1 non male. Rigore di Buriani e pareggio di un Costante Tivelli che si scalda per il gol mitologico di due anni dopo, quando la sua Cavese batte il Milan a San Siro.

E per finire un cabezazo di Bortolo Mutti per la vittoria del Taranto sul Monza.

La domenica successiva l’Avellino va a Pistoia e perde, ma segna il capitano, l’uomo che poi si scoprirà essere stato vicino ai più giovani della squadra e anche alle persone di Avellino che stavano soffrendo, Salvatore di Somma. C’è un P.S. se guardate il video. Vito Chimenti sfiora un gol alla Maradona, ma alla Maradona vero.

Intanto il Partenio diventa eliporto fondamentale per servire soprattutto l’alta Irpinia dove era impossibile arrivare con i camion. I Verdi tornano al Partenio solo il 25 gennaio, quando giocano contro il Bologna. Sarà una vittoria fondamentale per la salvezza, ancora più eroica se si pensa che per lo scandalo Totonero la squadra era partita da -5.

I protagonisti di quella squadra ricordano oggi come il terremoto li ha fatti sentire molto più legati al territorio, martoriato e dimenticato e li ha spronati a dare gioia ad un popolo che, vorrei ricordarlo, ha visto per 10 anni una serie A di buon livello. Posso confermare. Quell’Avellino prima e il Napoli di Maradona dopo hanno fatto scordare la notte che ci avvolse tutti in poco più di un minuto. Poi dici lo sport a che serve.

UN ANNO, UNA CITTÀ, UNA SQUADRA: NAPOLI, MARZO 1990

C’eravamo lasciati a febbraio con i richiedenti casa che occupano il Duomo e anche il mese di marzo si apre con le proteste ancora più cattive e per i motivi più vari in diversi luoghi della città. Napoli è un pentola a pressione a bassa intensità, almeno per ora. I giornali titoleranno spesso “Napoli assediata”, “Caos Napoli”, “Napoli, città al collasso” durante queste settimane.
Solo nel primo giorno del mese i disoccupati del movimento di lotta per il lavoro invadono la Camera di commercio, chiedendo procedure più trasparenti (o semplicemente regolari) per le assunzioni pubbliche, mentre i senzatetto lasciano il Duomo, si scontrano con la polizia a Ponticelli e poi altri duecento si spostano a San Pietro a Patierno e bloccano in chiesa l’ex cardinale di Napoli Corrado Ursi, per avere appoggio fattivo anche dalla curia. Il loro scopo è ottenere l’assegnazione di duemila alloggi da tempo ultimati. Molti li hanno occupati abusivamente ed è iniziata una pericolosissima guerra fra poveri.
Un clima pesantissimo acuito da quello che sta uscendo fuori per le spese di Italia ’90. Il divario fra i costi preventivati e quelli finali (ancora non certi) è abissale. Roma domina con 170 miliardi rispetto agli 80 preventivati, ma anche Napoli non è da meno: 74 miliardi vs 140 miliardi. Sono le maledette varianti d’opera su cui la malavita ha fatto il bello e cattivo tempo per decenni e su cui tutti ancora oggi che scriviamo affermano di controllare, senza però risolvere il problema atavico dell’italico sistema.

Anche il calcio ha i suoi problemi. Gli striscioni razzisti (razzisti è poco, c’è vero odio etnico) degli interisti dedicati ai napoletani della domenica precedente hanno fatto muovere anche le istituzioni. Da domenica 11 marzo tutto il materiale deve essere prima controllato da un ispettore della Lega. Ma da quel giorno in poi continueranno a passare croci celtiche, svastiche e frasi da galera per direttissima, con la solita indignazione successiva che serve a poco.
Intanto l’onda pre-tangentopolizia, al netto di quello che i craxiani dicono ancora oggi, ovvero che gli USA hanno voluto ristrutturare tutto annullando semplicemente il vecchio con una rivoluzione nei tribunali, continua a fermentare. Ad andare nei guai l’imprenditore Elio Graziano (ex presidente dell’Avellino), per lo scandalo delle lenzuola d’oro (appalto da 152 miliardi per le Ferroviere dello Stato. Si scoprì subito che il tessuto non tessuto delle coperte per cuccette e carrozze letto era a dir poco scadente, non rispettando i criteri del bando). Questa accusa ebbe un impatto fortissimo anche sulla mia storia, perché Graziano era proprietario dell’Idaff di Fisciano, e io sono cresciuto in una frazione del comune di Fisciano, Gaiano, in cui tanti erano operai dell’Idaff. Vissi da bambino-ragazzo i problemi di chi perse il lavoro in età ancora giovane.

Il 4 marzo, il giorno dopo la vittoria dei Pooh a Sanremo con “Uomini soli” si gioca Napoli-Genoa e Maradona è sempre al centro di tutto. Era stato proprio a Sanremo per assistere al Festival, torna a Napoli, si allena ma Bigon lo esclude per i dolori alla schiena che lo perseguitano ormai da più di un anno. Lui si arrabbia ma non sbotta come le altre volte. Ha in testa di entrare in forma per i Mondiali e queste sono solo settimane preparatorie alla sua messa in riga definitiva. La gente tutto questo non lo sa e fischia come non mai perché purtroppo non si riesce a dare torto a Diego. Il Napoli però vince ed è una partita decisiva altrimenti il Milan si sarebbe involato. Segna Zola al 90’. A fine partita quasi piange dalla delusione e dal fastidio per le contestazioni.

Il 6 marzo su Rai Tre, alle ore 22.15 (per l’epoca una cosa per nottambuli), va in onda “La Cosa” di Nanni Moretti, straordinario spaccato su come fino a pochi anni fa c’era la possibilità di una riflessione comune su un tema. La logica prevaricatrice insieme all’umorismo obbligatorio a cui i social media ci hanno costretto non erano ancora diffusi. Uno dei luoghi dove Moretti filmò la discussione su cosa dovesse diventare il PCI dopo la caduta del Muro di Berlino è San Giovanni a Teduccio.

Maradona non gioca ma va ad un sacco di eventi. Il 7 marzo è presente alla prima tappa della Tirreno-Adriatico, la crono Bacoli–Bacoli, dove vince l’olandese Talen su Saitov, uno dei primi sovietici ad affacciarsi nel circuito professionistico, mentre terzo arriva lo svizzero Jaermann.  Il giorno dopo, nella tappa Napoli-Maiori, vincerà Tony Rominger, che poi conquisterà la corsa.

In quel periodo non fanno casino solo i disoccupati e i senzatetto, scioperano anche i professori d’orchestra del Mercadante e la prima de “Le cantatrici” di Valentino Fioravanti, con messa in scena di Roberto De Simone, non va in scena. Gli orchestrali avevano avanzato delle richieste economiche rigettate dalla direzione del Teatro San Carlo.
Domenica 11 marzo il Napoli rosicchia un punto al Milan. I rossoneri perdono male a Torino per 3-0 con un Rui Barros in quelle giornate senza senso, mentre a Lecce Maradona torna, gioca praticamente da fermo ma muove qualcosa soprattutto nelle viscere della squadra che continua a lottare. Segna un bellissimo gol Carnevale e, lo dico con sincerità, dopo un gol del genere anche io lo avrei schierato titolare in una mia Nazionale. Poi pareggia Pasculli. Ci si avvicina al Milan ma non c’è ancora niente di definitivo.

Se abbiamo parlato di una Napoli sotto pressione sociale per le tante risposte non date dalla classe politica a chi ne ha bisogno, a creare ancora più caos è lo sciopero dei Tir, duro e senza esclusione di colpi (si è cercato di colpire davvero chi violava il fermo) per l’approvazione di nuove e più agevoli misure fiscali. In pochi giorni Napoli e tutta la Campania si sono ritrovate con penuria di carburante e addirittura di generi di prima necessità. La situazione si risolve in fretta, concedendo molto agli autotrasportatori ma la situazione adesso non è più rinviabile: si riunisce il Consiglio dei Ministri per ascoltare il Ministro degli Interni, il napoletano Antonio Gava, e discutere su come affrontare la questione-Napoli.

Intanto la Pantera, che sui giornali aveva perso smalto e spazio per tutte le altre proteste che si susseguivano, tornava a brillare un’ultima volta ancora. Voleva deflagrare pubblicamente con un ultimo grande corteo proprio a Napoli, per poi passare ad altre forme di lotta, alcuni dicono annacquate e guidate da compromessi. Qualche giorno prima Craxi aveva scritto una lettera agli atenei napoletani, chiedendo un dialogo e sottolineando quanto di buono era stato fatto dai suoi governi per la scuola. Le pantere partenopee gli ricordano che 2400 miliardi per gli atenei meridionali sono pochi se ne vengono spesi 22.500 in armamenti. L’ultimo grande corteo è del 17 marzo 1990. Sono 60mila per gli organizzatori e 40mila per le forze dell’ordine (la solita matematica tirata per la giacchetta) e alle 10.20 si parte da Piazza Garibaldi. I giornali sottolineano come i vaffanculo si sprecano e noi andiamo con la mente alla politica dei giorni d’oggi. Dopo tre ore si arriva in Piazza Plebiscito. Ci sono una serie di interventi e poi tutto finisce. Il Ministro Ruberti da Perugia dice che adesso bisogna fare presto a varare la riforma. Peccato, la Pantera è stata davvero l’ultima onda giovanile di protesta e di visione nuova dell’intero assetto sociale italiano. Quello contro cui protestavano quei ragazzi oggi è in molti casi orribile realtà quotidiana.

Il giorno dopo il Napoli va a Genova contro la Sampdoria e gioca una grande partita, ispirato da un Maradona che va verso la forma mondiale. Però perde, perché Pagliuca fa grandi parate e perché con Mancini in vena c’è poco da fare. L’assist per il primo gol di Dossena è sensazionale per il timing con cui fa arrivare la palla sul destro del compagno. Perde anche il Milan nel derby è siamo ancora tutti lì.

Prima della partita contro la Juve, che cambierà la stagione, altre due notizie: i tabaccai napoletani serrano per protestare contro la nullafacenza statale nei confronti del contrabbando, mentre Beppe Grillo litiga con il Teatro Bellini. Causa del litigio, il costo dei biglietti per lo spettacolo “Buone notizie”: sessantamila lire contro le trentamila richieste negli altri teatri italiani. Il presidente del teatro, Tato Russo, gli fa causa.

Prima di Napoli-Juve del 25 marzo, la Repubblica titola un pezzo “Ritorno a Maradona”. Sarà proprio così.

La Serie A nei giorni della nevicata del 1985

Nonostante oggi faccia quasi caldo, non so perché ho pensato alla nevicata del 1985, ricordando il sottoscritto a 5 anni che camminava fra muri di neve più alti di me. Non ricordo molto altro e mi è venuta la voglia di vedere come si è giocato in Serie A quel la domenica, come erano messi i campi e le mise dei calciatori. Ecco un viaggio gelato di 34 anni fa.
Procedo in ordine di schedina.

ASCOLI-INTER 1-1

Al “Del Duca” si intuisce come il vento come raffiche di mitra disinitegrava cumuli di neve, per citare il poeta. Nella melma, due gioielli brillantissimi. Altobelli in mezza rovesciata, Iachini, a 20 anni, in sforbiciata. Forse entrambi vollero risarcire Rummenigge a cui Roth aveva annullato “la sforbiciata” contro i Rangers nel novembre dell’anno prima.

ATALANTA SAMPDORIA 0-0

Non sono riuscito a trovare il video della partita. Se sapete dove trovarlo, postatelo nei commenti. Ho visto i tabellini, la cosa più emozionante devono essere state le sostituzioni. Un certo Donadoni da il cambio a Stromberg per l’Atalanta, mentre per la Samp Vialli sostituisce Mancini.

AVELLINO-VERONA 2-1

Questa è un vero romanzo. Il freddo di Avellino lo conosco, con qualche lago in più ti sembra di stare in Minnesota. C’è davvero di tutto: Bagnoli con paltò pesante e coppola felpata, Angelillo che suda per lo sbalzo termico, la segatura in area di rigore, Garella che para coi piedi, Biazzo in gran forma, Angelo Colombo in gol da 35 metri. Un film.

FIORENTINA-NAPOLI 0-1

Basterebbe dire gol e pelliccia di Maradona per chiudere il discorso. Ma da aggiungere c’è Socrates con la faccia nella neve e “Giaguaro” Castellini in presa plastica. Dopo un anno e mezzo Maradona segnerà a Galli nella stessa maniera e grazie allo stesso controtempo. La memoria atletica di Diego lo ha fatto il migliore di sempre.

JUVENTUS-LAZIO 1-0

Si giocò il 30 gennaio. Non vale.

MILAN-COMO 0-2

La neve e il gelo si palesa sotto i nostri occhi minuto dopo minuto. Matteoli pattinava sempre in maniera meravigliosa e il “ragazzotto” Pasquale Bruno fa 0-2. Al Milan erano tutti mogi ma un anno e un mese dopo arriverà Berlusconi.

 

ROMA-TORINO 1-0

Anche a Roma spianate di neve dietro le porte anche se il sole ammorbidiva un po’ tutto. Pruzzo segna ma non corre sotto la curva, peccato, sarebbe stato un highlight anche oggi, tipo cosacco del Don che parte all’attacco.

UDINESE-CREMONESE 2-0

Pensi che a Udine sarebbe stato tipo Vladivostok e invece tutto sembra regolare. Campo che tiene, poca neve ai bordi del campo, partita traquilla. Segna Selvaggi campione del mondo e Carnevale. Peccato non avere immagini delle panchine perché si sfidarono Vinicio e Mondonico.

Da Maiellaro a Platini – Sei Gradi Calcio

Da Maiellaro a Platini
Non so se avete mai ascoltato uno dei migliori (per me) programmi radiofonici italiani, Sei Gradi, che va in onda su Radio Rai 3 e che connette 7 canzoni o pezzi musicali utilizzando i link più vari, creando un percorso molto interessante. Si va ad esempio da Beethoven ai Beastie Boys, passando per la musica senegalese e Amália Rodrigues.
Mi è venuto in mente di fare un percorso tra i gol, seguendo l’esempio di Sei Gradi.
IMPORTANTE: mi piacerebbe se mi mandaste anche i vostri sei gradi calcistici, potrebbero nascere interconnessioni fantastiche.

Ecco il mio primo SEI GRADI CALCISTICO – Da Maiellaro a Platini

Pietro Maiellaro è uno di quei calciatori che più mi sono rimasti in mente dall’adolescenza. Giocava a sprazzi è vero, era totalmente inadatto al calcio che si stava affermando negli anni ’90 eppure riusciva a fare gentilezze di tocco che ancora oggi fanno bene agli occhi. Una di queste è il gol al Cagliari del 20 gennaio 1991 nella vittoria 4-1 del suo Bari.

 

Era un Bari champagne, ma anche Il Cagliari non scherzava. Quell’anno si salvò all’ultimo ma vedere giocare insieme Francescoli, Fonseca e Matteoli non è stato male. Allenatore di quel Cagliari era un tale che nell’ultimo anno è stato spesso nominato: Claudio Ranieri.

Da difensore Ranieri ha segnato pochissimi gol (solo 6) con il Catanzaro e questo del 26 aprile 1982 contro l’Avellino è da segnalare anche per l’assist di Massimo Mauro. Catanzaro e Avellino salirono in serie A nel 1977-78 insieme all’Ascoli. L’Avellino arrivò alla matematica promozione grazie alla vittoria contro la Sampdoria dell’11/6/1978.

Il gol della promozione è segnato da Mario Piga all’8’ del secondo tempo. In quella partita giocava insieme al fratello gemello Marco. Nella Samp battuta quel giorno Mario Piga scappò ud uno dei difensori ancora ricordati dai tifosi sampdoriani non solo per le tante partite agguerrite che ha giocato con i blucerchiati ma soprattutto per un gol alla Juventus segnato il 12/9/1982.

Segnare contro la Juve  è sempre stato un’impresa, ma ad aggiungere mito a quel gol il fatto che la Juve giocava quella partita con cinque campioni del Mondo, a cui aggiungeva Bettega, Boniek e Platini.

Il lunedì su tutti i giornali le critiche non mancarono e l’indiziato numero uno era il 10 francese assolutamente abulico a Genova. Platini decise di rifarsi subito, nella partita successiva, giocata contro i campioni di Danimarca dell’Hvidovre.

 

Platini segnò il primo gol e mise lo zampino in altri due gol juventini. Alle critiche Le Roi ha sempre risposto sul campo.
DA MAIELLARO A PLATINI