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mica dobbiamo aspettare balotelli?

Alla domanda del titolo ormai non ho più risposte che non si rincorrono, negandosi a vicenda. A me Balotelli ha sempre impressionato, nel bene e nel male. Da ragazzo mi ha eccitato, ci vedevo davvero un campione epocale, anche per il suo essere una nuova idea di italiano. Poi mi ha immalinconito. Non solo ha sprecato delle potenzialità, ma non ha imparato a giocare al calcio, uno sport e non un piccolo show privato per poi passare con il cappello.
Sono combattuto. Balotelli potrebbe essere utile perché non c’è nessuno che mi fa chiudere definitivamente la porta. I centravanti che abbiamo in lizza hanno sempre un “non” che li precede. Belotti non è letale, Immobile non è da grandi appuntamenti, Keane non è pervenuto questa stagione, Pavoletti non è sano, Quagliarella non è giovane, Bernardeschi, nella formazione con il falso nueve, non è un centravanti. Resterebbe lui, ma quanti “non” sono da metterci vicino.
Io dico no. Ok la buona volontà, la classe e tutto il resto. Ma prenderlo adesso e dire salvaci tu sarebbe la cosa peggiore da fare. Soprattutto se viene detto ad un calciatore che non aspetta altro che qualcuno lo metta su un piedistallo. Finirà come sempre per lanciare le molliche di pane a quelli che sono sotto.

Questo è l’uomo giusto per la Nazionale italiana

Molti appassionati di calcio e nazionale italiana non conoscono Sam Hinkie. Questo olandese laureato a Stanford è stato il General Manager dei Philadelphia 76ers dal 2013 al 2016 e lavorando per una franchigia che non aveva nessuna speranza da titolo nell’era Lebron-Curry, decise di guardare più avanti e strutturare un processo, definendone un vero e proprio brand, “The Process” appunto, secondo il quale la squadra doveva continuamente perdere negli anni successivi, in USA si chiama tanking, e cedere i giocatori in quel momento migliori per accaparrarsi scelte altissime al draft e costruire una squadra da titolo dopo cinque-otto anni.
Il Process è partito e si è sviluppato portando a Philadelphia giocatori come Joel Embiid, Ben Simmons e Markelle Fultz, scegliendo quindi non solo il meglio fra i cestisti giovani, mai buttati nella mischia al loro primo anno di contratto (comunicando infortuni veri soli in parte) per aiutare a strutturare anche fisicamente un giovane per l’impatto con il mondo NBA.
È stata una scelta mai vista in maniera così strutturata e soprattutto sistematica negli anni ed ha fatto così tanta paura che il Commissioner NBA Adam Silver lo ha praticamente esautorato, riuscendo a farlo sostituire da Jerry Colangelo.
Ora siamo a metà del Process e possiamo chiederci: Hinkie aveva ragione? Oggi i Philadelphia 76ers sono quarti ad Est, ad una partita dai Cleveland Cavaliers che hanno il miglior giocatore (almeno) del ventennio, Joel Embiid sotto i tabelloni fa paura e Ben Simmons al suo primo anno di NBA già piazza triple doppie come se non ci fosse un domani, mentre Fultz è a fare il primo anno sabbatico (Colangelo non è scemo, ha preso tanto dal predecessore).
Tutto questo per dire che la Philadelphia pre-Hinkie è molto simile a questa Italia del calcio, con calciatori di riferimento ormai vecchi, giocatori non più giovanissimi che si portano il peso della sconfitta epocale contro la Svezia (come abbiamo scritto a novembre, quella partita ha davvero segnato le carriere, quelle sono partite che cambiano tutto) e soprattutto il grande problema della generazione perduta, ovvero tutti quei calciatori, dal 1990 al 1995, che per varie cause su cui si aprirebbe un mondo di discussioni non hanno retto le tante aspettative riposte in loro (nel 2010 l’attacco per questo Mondiale russo doveva essere Giuseppe Rossi, Balotelli, El Shaarawy).
Credo sia una scelta assolutamente sensata lasciar perdere questa generazione e puntare direttamente sulla generazione 1997-2002, ovviamente tankando la Nations League, il prossimo Europeo (a cui dovremmo qualificarci comunque ma da giocare con giovanissimi senza nessuna pretesa) e addirittura il prossimo Mondiale, chiedendo alla squadra soltanto di qualificarsi (poi dipende dalle grandi che incontri nel cammino). Dopo la partita con l’Argentina la sensazione di impotenza è talmente grande che pensare di ricostruire per l’ennesima volta su un Verratti da mettere al centro del progetto, un Insigne da responsabilizzare e un Immobile goleador francamente inizia a fare veramenre ridere, oltre ad essere fortemente controproducente.
Pensiamo anche noi in maniera estrema, costruiamo il nostro Process e affidiamoci per una volta al futuro, che da orizzonte inscrutabile e quasi malevolo deve diventare la nostra promessa.

Il fallo di atteggiamento di Balotelli

balotelli_nizza_lorientIeri quasi allo scadere di Nizza-Lorient di abbiamo visto una nuova regola del calcio: l’ammonizione per atteggiamento.
Mario Balotelli, scalciato e insultato dall’avversario, non fa nient’altro che atteggiarsi in maniera superba e sfrontata contro l’avversario che gli ringhia addosso, senza muovere un muscolo e soprattutto senza fare alcunché che riguarda il comportamento. L’arbitro ammonisce ed espelle Balotelli per puro e semplice atteggiamento altezzoso rispetto all’avversario (che continuo a ripetere lo stava insultando e lo aveva scalciato).
Detto questo, sono più che convinto che qualsiasi altro giocatore avesse avuto lo stesso atteggiamento di Balotelli in quella situazione non solo non sarebbe stato ammonito, ma in molto casi lodato dai giornali per la capacità di trattenere reazioni violente. Mario Balotelli è stato ammonito ed espulso e il vociare giornalistico è settato su “il solito Balotelli”.
C’è un razzismo personalizzato su Balotelli che fa paura. Ma in fondo non è razzismo perché il concetto di razza rientra nel discorso di striscio, è un pregiudizio iperfocalizzato che non si allarga a nessun altro essere umano (nessun calciatore con atteggiamenti del genere, vedi Moise Kean della Juve, viene chiamato nuovo Balotelli o con atteggiamenti alla Balotelli). Tutti giudicano Balotelli prima di entrare in campo, ma la cosa peggiore per il calcio è il preguidizio da parte di un arbitro che espelle Balotelli perché ha guardato l’altro come se fosse una cimice autunnale.
O inseriamo il fallo d’atteggiamento nel regolamento ufficiale oppure bisogna formare arbitri senza pregiudizi.

A due mesi dall’esordio. Preview Mondiali 2014

Rossi_Italia_Brasile_2014_MondialiQui l’aria dei Mondiali si sente e si sente anche forte. Prandelli sta facendo le cose per bene. Già gli stage di controllo sono molto sensati. Vediamo come siete messi ad un mese dalla chiamata e se qualcuno di voi è già spompato sarebbe meglio non portarvi appresso.
Penso che questi stage non servano solo a scegliere il terzo portiere come molti hanno detto. Sono stati sicuramente consigliati da Sacchi perché lui sa quanto è fondamentale essere in forma in quel mese. USA ’94 è stato un gioco al massacro fisico e l’Italia ha retto fino alla fine perché buona parte della rosa era al massimo della forma (avete più visto Dino Baggio, Costacurta, Mussi, Benarrivo a quei livelli?).
L’esperienza in Brasile può essere comparabile a quella americana e Prandelli sta ascoltando moltissimo Arrigo Sacchi nelle scelte di uomini e carichi di allenamento. Sono più che sicuro, ma nessuno lo dice, che tutti i quasi certi nazionabili stanno già portando avanti un programma di allenamento per i Mondiali, aiutati da una stagione che non richiede sforzi finali perchè tutto ormai è deciso (solo gli juventini cercano di arrivare bene alla finale di Europa League).
I nostri club non protestano per questo motivo ma anche per un altro: deve essere la Nazionale a dare maggiore prestigio al nostro calcio e rialzare l’asticella d’interesse verso il nostro prodotto.
Tutti aspettano giugno per fare un grande mondiale, ma come siamo messi? La difesa che schiereremo sarà la migliore del lotto. Lo dico con cognizione di causa. Il portiere è fra i tre migliori al mondo, e in buona forma ancora il primo, il blocco Juve sa tenere qualsiasi attacco, senza perdere equilibri. Ho una mezza idea: Paletta centrale al posto di Bonucci.
Il centrocampo è la nostra più grande incongnita. Pirlo c’è e non si discute. Ma per dare il meglio, gli altri devono correre. De Rossi sembra reggere e il Motta di Stamford Birdge è una sicurezza. Manca un mediano vero. Marchisio non lo abbiamo quasi mai visto, Montolivo se la gioca con Motta, altri tipo Nocerino sono scomparsi. Io farei giocare Florenzi, chiamando e tenendo caldo anche Romulo.
Per l’attacco il lavoro è tutto psicologico: da una parte stanno tenendo caldo Balotelli dicendogli che in quel mese deve dimostrare se è un grande calciatore oppure no. Anche i giornali hanno staccato le attenzioni. Siamo tutti in attesa del fenomeno mensile che ci può aiutare. Dall’altra stanno convincendo Rossi che può arrivare in buona forma al Mondiale e migliorarla in Brasile. Si punta, altra analogia, a resuscitare l’immagine del Baggio americano.
Quadro generale: il Brasile può vincerlo solo perché gioca in casa: non ha un campionissimo, non ha un centrocampo fra i primi 10 al mondo, la difesa è la migliore della sua storia. Vedo un cammino costellato di rigori a favore ed espulsioni per le avversarie.
L’Argentina credo sarà il grande flop. Messi gioca da fermo e devi servirgli la palla ai 25 metri. I suoi compari d’attacco non sono in grado di farlo. La difesa poi è inguardabile.
Spagna e Uuruguay sono molto simili: il meglio è passato e potrebbero restare a galla per pochezza altrui. Bisogna capire come arrivano. La squadra che dovrebbe vincere questo Mondiale è la Germania: forte, giovane, bella, con qualche guardiolismo nella testa. Giocato in Europa non c’era partita, in Brasile può succedere anche altro.