Il tuo perché il calcio di oggi è più bello di quello di ieri.

Questo è un post venuto fuori più per dispetto nei confronti di me stesso che altro. Flaubert ci descriveva alla perfezione: “L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge”. Tutto il cronologicamente incasellabile porta con sé queste tre sensazioni.
Non è la prima volta che crediamo che il passato sia stato meglio del presente. Lo sintetizzava Flaiano, con la frase: “Coraggio, il meglio è passato!”.
Ma oggi si esagera e il motivo è chiaro. Ovviamente si tratta di soldi. Prima si potevano comprare più cose di oggi con i soldi che ci si guadagnava. Secco, sincero, senza fronzoli.
Non ci accorgiamo che ieri non avevamo i desideri di oggi, che spesso non possiamo raggiungere, ma l’effetto ci fa male lo stesso e la risolviamo con il pensiero e la frase “prima era meglio”.
Questa idea la estendiamo ovunque, anche nel calcio. Purtroppo anche io parlo spesso del passato e ne godo e magari passa l’idea che quello di oggi non mi piace. Ma non è così. Anche oggi abbiamo storie, spunti, idee, vicende di grande interesse. E poi vediamo cose che prima ce le sognavamo.
Un esempio semplice sono i passaggi filtranti. Quando i calciatori di oggi immaginano e creano questi passaggi (attenzione a Tonali che può diventarne il nuovo maestro) rimango sempre tra l’estasiato e il soddisfatto.
Questo è un piccolo esempio. Mi piacerebbe sapere qual è l’elemento, anche minimo come il mio input, che vi fa amare di più il calcio di oggi rispetto al passato.

Guarda qui che assist Iniesta:

Vuoi vedere che il numero 10 deve giocare vicino alla porta?

Mi è rimasto impresso il gol e la partita di Lorenzo Insigne di sabato contro la Fiorentina. Ancelotti lo ha spostato più al centro nell’attacco partenopeo, proponendo un 4-4-2, grazie alla possibilità di avere un calciatore duttile come Callejon come esterno a destra.
Insigne ha giocato un’ottima partita, ha segnato un bellissimo gol e il Napoli ha vinto bene, silenziando una Fiorentina che era partita in campionato a spron battuto.

Unendo questa considerazione ad un ricordo, ovvero il gol di Baggio in Portogallo nel 1993, in un certo senso simile a quello di Insigne, ho pensato: “Ma vuoi vedere che i numeri 10 dovrebbero giocare più vicino alla porta, invece che in fascia, dove ormai sono irrimediabilmente posizionati?”.
Prendiamo i 10 che sono stati convocati nelle ultima due partite della Nazionale in Nations League. Insigne, Bernardeschi e Berardi giocano in tre squadre diverse ma tutti in posizione laterale in un attacco a 3. Insigne a sinistra, entra di più nel campo anche ad inizio manovra, a Bernardeschi Allegri invece richiede tanta qualità in fascia e movimenti a creare disordine nelle difese avversarie, Berardi appoggia di più la punta centrale, cercando in primo luogo di aprirgli spazio. Nessun dei tre è però determinante nel momento in cui la palla arriva nei pressi dell’area di rigore, compito demandato al centravanti e anche alle due mezzali brave nell’inserirsi.

Il 10 in fascia, ormai classico del calcio italiano, forse nasce da un cattivo intendimento del processo guardiolano. Il Barcellona di Guardiola al suo apice, nel 2011, aveva Messi centrale, Pedro a sinistra e Villa a destra. Il 10 c’era ed era al centro dell’attacco. Pedro è un’ala quanto più vicina all’ala classica di gentiana memoria e non una mezzapunta da ultimo passaggio, così come Villa è una classica seconda punta, che invece Guardiola è riuscito a riconvertire in esterno, capace però di essere sempre presente in area, grazie al fatto che Messi occupasse poco l’area di rigore, svariando tanto sulla trequarti.
Prendendo in blocco non tanto l’idea guardiolana, quanto la sua semplice applicazione, diffondendo a pioggia il 4-3-3, abbiamo pensato che in fascia dovesse andare il numero 10, affinché creasse gioco e servisse assist al centravanti o all’esterno sul lato opposto. Ma a ben vedere nel Barcellona era il 10 in posizione centrale a fare questo lavoro e anche a fare caterve di gol grazie anche alla posizione molto più vicina alla porta.

Appunto: e Hazard con Sarri, oppure Neymar? Vero, loro sono due numeri 10 posizionati all’ala. Ma Hazard ha doti da 10 e da 11 insieme, ha la visione del grande rifinitore, abilità da goleador e anche lo spunto nei primi cinque metri che spiana tutto. Lui è troppe cose per ribaltare il discorso. Neymar al Barcellona ha dovuto adattarsi alla squadra di Messi. Ma lui è un 10 che vuole giocare vicino alla porta e nel PSG lo sta facendo.
Noi invece in un’evoluzione del genere siamo ancora molto indietro e sembra proprio il giusto percorso di Carlo Ancelotti, ovvero l’uomo che non ha voluto il Baggio di cui sopra al Parma, perché non sapeva dove metterlo nel 4-4-2, poi però con il Milan giocava serenamente con tre numeri 10, Pirlo, Seedorf e Kakà. Sarà Carlo Ancelotti insieme ad Insigne a farci riportare il 10 dove forse deve stare, ovvero nei pressi della porta, affinché riesca a fare gol di questo tipo?

Kepa e Mahrez. Le emulazioni possibili sull’asse Sarri-Guardiola

Del rapporto che molto probabilmente è diventato amichevole fra Sarri e Guardiola ormai si conosce tanto. Il primo passo non poteva che farlo lo spagnolo, per pedigree doveva essere sua la cortesia d’approccio, il quale lo scorso anno ha spesso sottolineato quanto era bello il Napoli di Sarri.
Sarri ha arrossito e ringraziato più e più volte. La foto con i due e Sacchi in mezzo ha poi confermato come dal profeta di Fusignano discende il loro calcio immaginato (molti parlano di automatismi, ma prima devi immaginare traiettorie e movimenti del pallone e degli uomini. Solo dopo puoi chiedere di meccanizzarli).
La cosa però interessante con l’arrivo di Sarri al Chelsea è stato il tentativo da entrambe le parti di emulare l’altro in relazione a due scelte tattiche e di selezione degli uomini mostrate in questi anni.
Sarri si fa vendere senza problemi Courtois, il miglior portiere al mondo con Alisson, perché vuole Kepa, cercando di emulare quello che Guardiola sta facendo con Ederson al Manchester City. Ederson inizia con grande serenità e competenza le manovre della squadra di Guardiola, non cercando soltanto uno dei due centrali nel triangolo allargato che si va a formare ad inizio azione, ma anche metodista e mezzali, non avendo paura del recupero della palla e del contrattacco degli avversari. Con Ederson al centro dell’avvio della manovra, il Manchester City ha sempre un uomo in più a centrocampo, tendenzialmente libero. Questo uomo , se servito bene e al tempo giusto, può poi scatenare una serie di rimpiazzi da parte dell’altra squadra che la portano a disordinarsi e a scoprirsi. In questo modo si è più facilmente pericolosi.
Sarri ha visto in Kepa un calciatore che ha già competenze tecniche, ma anche di letture del gioco tali da poter emulare l’idea di Guardiola.
Allo stesso tempo Guardiola ha voluto Mahrez per emulare quello che Sarri ha fatto con Insigne al Napoli. In quella posizione Guardiola ha sempre giocato con un calciatore rapido, con una grande capacità di rispettare gli automatismi offensivi e servire i compagni più creativi. Per il suo Manchester City 2018-2019 invece ha scelto un creativo puro, che ha meno capacità associative, rallenta il ritmo di manovra perché immagina più soluzioni, mentre calciatori come Pedro e Sané si esaltavano nei due tocchi, ma allo stesso tempo è più creativo, più geniale, può scegliere più soluzioni, che vanno anche fuori dallo spartito. La stessa cosa, con le dovute proporzioni almeno per la difficoltà dei due campionati, Sarri ha sviluppato con Insigne, riuscendo da una parte a farlo dialogare con i suoi automatismi soprattutto nello sviluppo della manovra, ma poi lasciarlo anche libero di inventare quando serviva l’elemento strettamente personale.
E non è finita qui, i due adesso si conosceranno ancora più profondamente, giocando nello stesso campionato, e per i lettori del gioco ci sarà da divertirsi.

Il posto più strano dove lo hai fatto. Io ho visto Barca-Real in un bar in Honduras.

Tutti abbiamo una storia da raccontare, una di quelle che ti fanno unico, almeno per cinque minuti (Warhol oggi parlerebbe di 15 minuti di esclusività).
In questo caso quello che vorrei raccontare e soprattutto farmi raccontare è quella volta che hai assistito ad un evento sportivo, non solo calcistico anche se credo che il calcio avrà la predominanza, in una situazione non solita, oppure quando durante un evento sportivo anche in una situazione normale è avvenuto qualcosa da sottolineare.

Ecco le mie per capire meglio.
Un po’ di volte ho visto calcio e altri sport in situazioni strane. Un Napoli-Roma l’ho visto nel mezzo del Golfo Persico, per Sydney 2000 andavo in bagno con la radiolina durante le lezioni universitarie, il giorno di Italia-Corea del Sud 2002 dovevo fare l’esame di Diritto pubblico ma il professore mi spostò al pomeriggio e dovetti prima perdere ogni stilla di energia appresso a Byron Moreno, ma le due volte più assurde sono queste: nella prima ero piccolo, con mio padre salivamo sul Monte San Michele ed eravamo soli. Mio padre aveva con sé una radiolina e ascoltavamo “Tutto il calcio minuto per minuto” per seguire Diego & C. Nel bel mezzo del nulla incontrammo un’altra persone che era andata in montagna per seguire le partite senza stress. Lì poteva sfogarsi senza nessuna remora. Quella persona non l’ho più vista.
La seconda è un po’ effetto “ho visto i Mondiali nel Wyoming”. Ho visto un Real Madrid-Barcellona in un bar costruito di sole lamiere sull’Isola di Roatan, in Honduras. Fuori pioveva ed erano quasi tutti per il Barca.

Qual è stata la tua volta da raccontare?