LA LETTURA: ITALIA-MOLDOVA 6-0

Nel calcio tutte le partite sono utili, almeno per quelli che giocano. Nel calcio professionistico tutte le partite sono molto utili. Nel calcio delle Nazionali tutte le partite sono estremamente utili. Questo è il mio mantra, altrimenti mi sarei appassionato di cucina.
Dopo aver visto l’Undici titolare di Mancini contro la Moldova ero abbastanza convinto che avrebbe testato il 2-3-5 in fase di possesso, con Lazzari e Biraghi larghi, Cristante metodista e poi cinque uomini d’attacco sfalsati su due linee. Invece fin dall’inizio la difesa in possesso si è sempre riequilibrata con il laterale destro che saliva, mentre Biraghi diventava il terzo centrale, alla Kolarov nell’Inter di Conte per intenderci.
Un test tattico che mettesse alla prova qualcosa di nuovo lo avrei preferito, ma forse Mancini ha scelto di inquadrare più uomini possibili nell’assetto che è e sarà lo standard, così da avere poi ricambi che sanno già cosa fare in caso di sostituzioni.
In fase di regia ha tenuto Locatelli tutta la partita perché dopo la prova in Olanda voleva che diventasse ancora più suo quel ruolo di play aggiunto (ieri insieme a Cristante), quando il regista principale (di regola Jorginho) viene schermato o marcato a uomo. Ancora una volta il calciatore del Sassuolo ha saputo sia svolgere questo compito che essere presente in un lavoro molto utile di mezzala allo stesso tempo tecnica e con buoni tempi di inserimento. Sempre Locatelli ha guidato il pressing, che ha praticamente disintegrato ogni già minima velleità moldava.
Immaginavo il 2-3-5 con gli esterni bassi in ala perché Mancini ha scelto due esterni d’attacco perfetti per il gioco nei mezzi spazi.
Berardi ha svolto proprio questo compito, perché c’era Lazzari sempre al suo livello di campo e il gioco si è sviluppato quasi esclusivamente a destra, mentre El Shaarawy non aveva l’appoggio di Biraghi, più fermo nella difesa sempre a 3, ma è stato molto bravo nel farsi vedere sul lato debole, tanto da realizzare una doppietta.
C’era anche Caputo, il quale ha dimostrato prima di tutto di essere un ottimo finalizzatore e poi di essere davvero distante anni luce dagli altri due potenziali centravanti dell’Italia, Immobile e Belotti. Non è uno zuccherino di fine carriera questa partita per Caputo, uno come lui che sa essere un po’ il Di Natale del 2012 e un po’ il Firmino di Altamura ci serve.
Molto bravo Cristante nel muovere la palla in verticale, cercando sempre uomini una linea di campo più avanti. E poi El Shaarawy, che per me è la quota Mancio-calciatore che Mancini si vuole sempre portare dietro, come spesso non hanno fatto con lui quando giocava.
Infine Italia-Moldova è stata principalmente un lungo esercizio di pressing e contropressing almeno fino al 70’. Molto, molto utile.

COSA CI HANNO DETTO GENNAIO E FEBBRAIO?

Di regola i mesi di gennaio e febbraio degli anni pari ci offrono delle novità per le convocazioni della Nazionale per il maggio successivo (se questa si qualifica per il torneo. Parentesi inutile poco tempo fa, ma oggi purtroppo necessaria). Vorrei quindi fare un excursus reparto per reparto, per capire se la Serie A o gli altri campionati europei ci hanno effettivamente detto qualcosa sull’Italia manciniana per gli Europei. Tutto questo prima del Coronavirus, ma dobbiamo pensare che in poco tempo tutto si risolva e a maggio ci dovremo preoccupare davvero solo di chi porta il Mancio.

DIFESA

Il portiere non si tocca e non si deve toccare. Iniziare in primavera un ballottaggio sul numero 1 ci ha sempre portato male, basti ricordare il Galli-Tancredi per Mexico ’86. Il nostro portiere titolare è Gianluigi Donnarumma. Te la devi giocare così.
Un tassello importante per quelle che sono state le idee di Mancini nelle qualificazioni era il difensore di destra che sapeva alternativamente fare il quarto con buone capacità di offesa e il terzo di centro destra, quando saliva Emerson. I tre che in Italia possono con disinvoltura fare quel ruolo con quei compiti sono Florenzi, D’Ambrosio e Izzo, che già ha un atteggiamento diverso. I tre citati però stanno facendo una stagione anonima se non brutta, soprattutto per il possibile titolare, Florenzi, che ha lasciato Roma per Valencia e, con l’aggravio di una varicella, è in crisi. Torna forte l’idea che è quasi meglio avere un due classico, di forte e decisa spinta e due sono i candidati: Di Lorenzo che ha convinto soprattutto nella partita in Champions League contro il Barcellona e Lazzari, non sempre titolare nella Lazio di Inzaghi ma che ha dimostrato di avere una gamba ottima.
Sull’altra fascia Emerson Palmieri è per forza di cose il titolare ma lo slot del suo sostituto è sempre libero. Nessuno fra Biraghi e Spinazzola sta facendo faville e c’è più di un osservatore che darebbe una chance nelle amichevoli a Gagliolo. Fra i centrali niente da segnalare, se non che Romagnoli è stato scavalcato nelle gerarchie da Acerbi e che servirebbero come il pane Kumbulla e Luiz Felipe, difensori giovani, forti, ma che hanno scelto di giocare con Albania e Brasile invece che con gli Azzurri (lo scouting avrebbe potuto fare qualcosa di meglio e prima? Domanda che bisognerebbe almeno farsi).

CENTROCAMPO

La vera novità di questi due mesi è che Tonali potrebbe essere titolare contro la Turchia nell’esordio europeo. Son più che convinto che Mancini se la giocherà con Jorginho-Verratti-Barella, ma il bresciano deve essere il primo cambio. Per il resto Zaniolo sicuramente fuori, mentre chi poteva emergere in un campionato che offre poco in questo reparto, Mandragora, Locatelli, Castrovilli non merita la convocazione. Chi invece, se offrisse garanzie da mezzala in un’amichevole può farci un pensiero, è Matteo Pessina del Verona, un calciatore che si vede poco ma pesa tantissimo. Candreva lo portereste?

ATTACCO

Calma piatta in quanto a novità. Io uno come Orsolini lo porterei sempre.