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URSS fuori e Ungheria a La Paz – Qualificazioni Argentina 1978

aragones2Non riuscivo a trovarla, adesso addirittura unico video con telecronaca greca e russa. Nel 1978 l’URSS di Kipiani e Burjak perde partita e Mondiali argentini per un colpo di testa di Papaioannou, il grande Mimis che nell’AEK Atene degli anni ’70 faceva sfracelli (anche in Europa).

L’Ungheria passò il girone ma andò a spareggiare con la Bolivia. A Budapest vabbè passeggio, 6-0, poi partita avventurosa lassù a La Paz dove vince comunque 2-3. Quello in foto fa due, sapete chi è?

Evo Morales e la nazionalizazzione del calcio in Bolivia.

Statalizzare tutto! Lo fanno in tanti (perché lo sport italiano?) ma per Evo Morales, presidente della Repubblica di Bolivia, è il rimedio unico di fronte ai risultati balbettanti della propria nazionale.

Dopo la nazionalizzazione delle riserve di gas naturale, l’acquisto da parte dello Stato delle raffinerie Petrobras e la statalizzazione delle fonderie di Vintro, in mano alla multinazionale svizzera Glencore, è la volta del calcio, nella speranza che dia risultati, al netto della propaganda, anche migliori.

Morales si è soffermato sulle figuracce (che poi tanto figuracce non sono, visto il potenziale della Bolivia e la forza delle squadre del girone sudamericano) e ha affermato: “Cosa c’è di meglio di un calcio in mano allo Stato che può così inserire nei posti giusti uomini capaci e attaccati alla nazione e alla nazionale di calcio? Il calcio in Bolivia è in mano ad enti privati assolutamente competenti. Non possiamo più permetterci di uscire subito dalla corsa ai mondiali.”

Appresso al suo presidente si è schierato Ramiro Tapia, Ministro dello Sport e della Salute (accoppiata che riproporrei) boliviano, che ha però iniziato a smorzare i toni, dicendo che “in realtà lo Stato non rileverà completamente lo sport boliviano, noi vogliamo soltanto collaborare per migliorare l’intero sistema sportivo del nostro Paese”.

A Tapia è già saltato al naso una mosca di nome Blatter. La FIFA infatti ha sempre preso una decisione forte nei casi in cui la politica ha interferito nella gestione del calcio, punendo in diverse occasioni le nazioni che non hanno rispettato l’autonomia dello sport e riuscendo a vincere la contesa dall’alto del potere politico “calcistico” che si è diffuso nel mondo. Ma Morales fino ad oggi ha lottato e vinto battaglie molto più ardue contro i colossi del petrolio, la sfida mi sembra molto aperta.

Mauricio Baldivieso, 12 anni all’esordio con l’Aurora

Mauricio Baldivieso è il figlio di Juan César Baldivieso, grande centrocampista della nazionale del “Diablo” Etcheverry e dell’Aurora di Cochabamba (magari è difficile da pensare ma è gemellata con Bergamo), anche se i primi veri passi da calciatori li ha fatti nel Club Bolìvar. Il papà è stato esonerato il 24 luglio proprio dall’Aurora perché il 5 giorni prima ha fatto esordire suo figlio nel campionato di Clausura contro il La Paz FC 8è anche ultimo in classifica).

La grande stranezza è l’età del figlio di Baldivieso: 12 anni, il più giovane esordiente in un campionato professionistico. Per cronaca, la gara ha visto la vittoria del La Paz FC per 1-0 con goal di Helmut Gutiérrez, numero dalla grande corsa bravo nelle incursioni.

1 aprile di derby nazionali


Aprile si apre con le nazionali e l’unico grande pesce d’inizio mese lo pesca l’Argentina in una Chuqiyapu (vecchio nome quechua della capitale boliviana, Nostra Senora de La Paz è troppo spagnolo e pruriginoso) tersa e anarchica come sempre.
In giro per il mondo ci sono state gare di piena gazzarra e confusione come Ecuador-Paraguay, 1-1 quanto a goal e 5-3 in ammonizioni, a cui va aggiunto il rosso del paraguaiano Da Silva, match di esaltazione collettiva come il 3-0 degli Stati Uniti al Trinidad Tobago, con tripletta del giovane centravanti Jozy Altidore che il Villareal il prossimo anno deve iniziare a provare insieme a Giuseppe Rossi (possono diventare i nuovi Weah e Simone, coppia dalle affinità elettive del Milan metà ‘90) e anche partite in cui la noia ha rubato la scena come nello scioccante 0-0 tra Georgia e Montenegro, scioccante ovviamente per lo spettatore, ripresosi solo con un’endovena di Motley Crue.

Tra tante partite, a catturare l’attenzione sono stati i tanti derby giocati. In primo luogo il derby del Golfo Persico tra i vicini ma da sempre lontani Bahrain e Qatar. Dopo diversi scontri diplomatici, il 16 marzo 2001 le due nazioni hanno raggiunto un’intesa, sulla base della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, per la delimitazione delle zone marittime (acque territoriali, piattaforma continentale e zona economica esclusiva di rispettiva giurisdizione) e soprattutto per le questioni di sovranità sulle Isole Hawar. Dopo anni di astio però, la rivalità tra i due Paesi è ancora molto sentita e questa è la cosiddetta partita da non perdere. Giocata allo “Stadio Nazionale” di Manama, di fronte a 20mila spettatori, come tutti i derby è stata molto nervosa e continuamente spezzettata nel ritmo. Il goal vittoria per il Bahrain è stato segnato su moscia punizione da Fouzi Aaish, centrocampista originario del Marocco e mente del Muharraq Club, polisportiva che ha vinto nel basket, nel volley, e soprattutto nel calcio con 30 titoli nazionali. Il team è attualmente detentore dell’AFC Cup vinta battendo in semifinale l’Al Nahda, campione dell’Oman League nel 2007, e in finale i forti libanesi del Safa, che possono schierare l’ottimo centravanti di manovra della nazionale Khodor Salame e l’eterno Mohammad Kassas.

Sempre nella stessa zona ma sulla terraferma, altra partita delicata è stata quella tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, anche queste due nazioni vicine ma sempre sul chi va là per questioni territoriali e di confine. La partita è stata molto spettacolare con le due squadre alla ricerca di una vittoria che servisse a scalare posizioni nel girone di qualificazione ai Mondiali. Il primo tempo finisce con il goal “alla Quagliarella” (botta di destro all’incrocio da 35 metri proprio quando uno non se lo aspetta) di Ismaeil Matar per il 2-1 a favore degli Emirati (grande tecnica per questa mezzapunta dell’Al Wahda di Abu Dhabi che il presidente Saeed bin Zayed Al Nahyan ha affermato di non voler vendere nemmeno per un giacimento di petrolio… forse perché ne ha già fin troppi), ma la reazione dell’Arabia Saudita è veemente e all’85 il risultato è ribaltato grazie alla rete di Naif Hazazi su errore in uscita del portiere Majed Naser (Hazazi, centravanti del 1989 che arriverà in Europa, è stato autore anche del goal del pareggio quattro giorni prima a Teheran contro l’Iran sconfitto poi 2-1 con goal di Al Harbi).

Parlando di derby, non si può omettere quello che ad oggi è uno dei derby fra nazionali più sentiti e appassionanti del mondo, la sfida tra le due Coree. Nel rumore assordante del “World Cup Stadium” di Seoul (niente a che fare con la rigorosa modulazione del volume di massa di Pyongyang), il sogno della Corea del Nord di resistere (grande gara del difensore centrale Pak Nam Chol, ma come non citare all’inizio del secondo tempo la parata “banksiana” del portiere della Corea del Sud Lee Woon-Jae) si è infranto all’85 per colpa di una punizione infida di Kim Chi Woo leggermente deviata dal numero 10 nordocoreano, Hong Yong Jo, capitano della nazionale e buon elemento dell’FC Rostov, autore del pareggio nella precedente gara tra queste due squadre che si sono affrontate anche nel primo girone di qualificazione.

Per finire altri due derby caldi: Repubblica Ceca-Slovacchia ha visto la vittoria della squadra di Weiss per 2-1 e Lesotho-Botswana (in entrambi i Paesi l’etnia predominante è quella bantu, con il gruppo degli Tswana radicati nella vecchia Beciuania e quello degli Ngoni nell’enclave al centro del Sudafrica) terminato 0-0.