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50 AGGETTIVI PER IL CALCIO AL PALLONE DI ANTOGNONI

Il calcio di Antognoni è dolce, denso, calefaciente, armonioso, sottile, pieno, delicato, vellutato, secco, chiaro,

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giusto, carezzevole, solido, buono, profondo, coordinato, sorprendente, zuccheroso, gustoso, filante,

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abbacinante, adamantino, splendente, amabile, rinascimentale, celestiale, concettuale, cristallogeno, effervescente, ensiforme,

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ergonomico, esclamativo, hopperiano, lieto, frollo, sublime, melodioso, odoroso, ottaedrico, pandettistico,

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limpido, leptonico, ordinante, raggiante, salutare, tersicoreo, vibrante, madreperlaceo, fatidico, dorico.

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RECENSIONE DI LADIES FOOTBALL CLUB DI STEFANO MASSINI

Nella storia l’idea che le donne facessero qualcosa che non sia procreare-accudire-sostenere è sempre stato visto come un errore dei tempi. Accadde anche durante la Prima Guerra Mondiale, con le donne che hanno letteralmente dato vita ai Paesi combattenti, facendo tutto quello che facevano gli uomini oltre a quello che a loro venivo chiesto di default.
Massini nel suo “Ladies Football Club” parla proprio di questa incredibile capacità delle donne di essere tutto. Il libro ha il fascino ritmato di un monologo teatrale o di una messa in scena con più attrici come l’autore ci ha già abituato ed esalta un elemento fondamentale che allora era sconosciuto, oggi si vuole azzittire, ma che emerge in tutti i campi del vivere sociale: noi siamo unici e diversi, tutti, indistintamente.
Non c’era diversità di genere per quelle ragazze che lavoravano per sostenere lo sforzo bellico della Gran Bretagna e volevano giocare al calcio.


Eppure, se si scava in profondità nei caratteri che Massini descrive, la diversità è ovunque, testa per testa, cuore per cuore. Ogni ragazza è unica, con le sue fissità, i suoi retaggi e le sue esperienze. Tante diversità si uniscono e mentre per gli uomini diventano “le donne” che vogliono giocare al calcio, per se stesse restano Rosalyn, Violet e Olivia, tutte diverse eppure tutte uguali nel proprio obiettivo comune.
Questo discorso sulle diversità è molto interessante non soltanto per le questioni di genere sul piatto della storia come poche altre volte, ma anche perché se si è tutti diversi, si è sempre diversi e basta un attimo per far colorare questo aggettivo di giallo o di nero a seconda delle traiettorie della stessa Storia. Cinque giorni fa eravamo “italiani malati”. Basta questo per capire come sia meglio accettare tutte e subito le diversità specifiche di ogni essere umano e mai pensare l’umanità in greggi indistinti.  

COSA CI HANNO DETTO GENNAIO E FEBBRAIO?

Di regola i mesi di gennaio e febbraio degli anni pari ci offrono delle novità per le convocazioni della Nazionale per il maggio successivo (se questa si qualifica per il torneo. Parentesi inutile poco tempo fa, ma oggi purtroppo necessaria). Vorrei quindi fare un excursus reparto per reparto, per capire se la Serie A o gli altri campionati europei ci hanno effettivamente detto qualcosa sull’Italia manciniana per gli Europei. Tutto questo prima del Coronavirus, ma dobbiamo pensare che in poco tempo tutto si risolva e a maggio ci dovremo preoccupare davvero solo di chi porta il Mancio.

DIFESA

Il portiere non si tocca e non si deve toccare. Iniziare in primavera un ballottaggio sul numero 1 ci ha sempre portato male, basti ricordare il Galli-Tancredi per Mexico ’86. Il nostro portiere titolare è Gianluigi Donnarumma. Te la devi giocare così.
Un tassello importante per quelle che sono state le idee di Mancini nelle qualificazioni era il difensore di destra che sapeva alternativamente fare il quarto con buone capacità di offesa e il terzo di centro destra, quando saliva Emerson. I tre che in Italia possono con disinvoltura fare quel ruolo con quei compiti sono Florenzi, D’Ambrosio e Izzo, che già ha un atteggiamento diverso. I tre citati però stanno facendo una stagione anonima se non brutta, soprattutto per il possibile titolare, Florenzi, che ha lasciato Roma per Valencia e, con l’aggravio di una varicella, è in crisi. Torna forte l’idea che è quasi meglio avere un due classico, di forte e decisa spinta e due sono i candidati: Di Lorenzo che ha convinto soprattutto nella partita in Champions League contro il Barcellona e Lazzari, non sempre titolare nella Lazio di Inzaghi ma che ha dimostrato di avere una gamba ottima.
Sull’altra fascia Emerson Palmieri è per forza di cose il titolare ma lo slot del suo sostituto è sempre libero. Nessuno fra Biraghi e Spinazzola sta facendo faville e c’è più di un osservatore che darebbe una chance nelle amichevoli a Gagliolo. Fra i centrali niente da segnalare, se non che Romagnoli è stato scavalcato nelle gerarchie da Acerbi e che servirebbero come il pane Kumbulla e Luiz Felipe, difensori giovani, forti, ma che hanno scelto di giocare con Albania e Brasile invece che con gli Azzurri (lo scouting avrebbe potuto fare qualcosa di meglio e prima? Domanda che bisognerebbe almeno farsi).

CENTROCAMPO

La vera novità di questi due mesi è che Tonali potrebbe essere titolare contro la Turchia nell’esordio europeo. Son più che convinto che Mancini se la giocherà con Jorginho-Verratti-Barella, ma il bresciano deve essere il primo cambio. Per il resto Zaniolo sicuramente fuori, mentre chi poteva emergere in un campionato che offre poco in questo reparto, Mandragora, Locatelli, Castrovilli non merita la convocazione. Chi invece, se offrisse garanzie da mezzala in un’amichevole può farci un pensiero, è Matteo Pessina del Verona, un calciatore che si vede poco ma pesa tantissimo. Candreva lo portereste?

ATTACCO

Calma piatta in quanto a novità. Io uno come Orsolini lo porterei sempre.

TUTTI I GOL DI ANASTASI IN NAZIONALE

Pietro Anastasi esordisce, segna la prima rete in Nazionale, diventa campione d’Europa, Cavaliere della Repubblica e l’uomo del calcio italiano del futuro in pochi giorni, nei primi giorni di giugno del 1968. Il primo gol con l’Italia è il 2-0 contro la Jugoslavia nella finale degli Europei. Un gol fantastico, di chi osa perché non ha passato, solo presente.

Si inizia a pensare subito al Mondiale messicano di due anni dopo e per questo motivo si va in Centro America per una tournée d’ambientamento. Si gioca il 1° gennaio 1969 e proprio contro i padroni di casa ci si diverte. Una bella Italia vince 2-3 e Pietruzzo segna il secondo gol. Sarà Riva all’89’ a farci vincere vincere (Anastasi segna di rapina, mentre Riva fa due gol fantastici).

Il terzo gol ha un peso specifico non tanto per la partita, che è un’amichevole, ma per l’ambientazione, la partita contro la Spagna del 21 febbraio 1970 giocata al Santiago Bernabeu. Si, proprio quella dei due autogol di Salvadore che gli costarono Mexico ’70. Anastasi segna il primo gol, di furbizia, forza di volontà e bravura tecnica.

I Mondiali passano ma Anastasi non parte per il Messico. Deve operarsi ai testicoli per uno scherzo di un massaggiatore, almeno così vuole la leggenda, e Boninsegna si prende tutto. Riconquistare la Nazionale non è facile e dopo un po’ di partite all’asciutto è ancora la Jugoslavia a ridargli serenità. Entra dalla panchina al posto del nuovo numero 9, Chinaglia, e segna dopo nove minuti il 3-1 contro la Jugo nella partita di Torino del 20 settembre 1972.

Il girone per Germania ’74 è molto facile, con la sola Turchia a poter impensierire gli Azzurri. La partita di Istanbul è decisa proprio da Anastasi con questo gol. Non è un gol da poco perché l’andata in Italia era terminata 0-0 e un po’ di apprensione l’avevamo.

Prima dei Mondiali voliamo. Vinciamo contro il Brasile e l’Inghilterra. Contro i verdeoro segnano Riva e Capello, contro gli inglesi, timbra anche Pietro, di rapina come spesso faceva.

Nella partita successiva, anche se passano 3 mesi, non ci fermiamo: altro 2-0 contro la Svezia con gli stessi marcatori. Sempre Anastasi e Riva che ormai vanno a gonfie vele insieme. Sono questi equilibri costruiti con delicatezza che salteranno per aria in Germania e ci faranno naufragare subito. Il suo gol è stupendo, quello di Riva viene da un suo colpo al volo. È una di quelle partite che Anastasi dominava con la sua intensità.

Quartultima partita in azzurro, prima di Germania 1974, quella in cui tutto inizia a crollare. Andiamo in svantaggio contro Haiti e vediamo una nuova Corea. La riprendiamo e Anastasi, entrato al posto di Chinaglia che sfancula Valcareggi, segna il 3-1.