Archivi tag: Campionati mondiali di calcio 2010

Tradizione e modernizzazione alla tedesca

Tradizione e modernizzazione, se fosse un’azienda la Germania sarebbe prima in tutte le valutazioni economico-produttive ma anche per quanto riguarda la qualità di vita degli impiegati-operai. La tradizione è la scuola, il metodo di intendere il calcio, la struttura organizzativa. La modernità è la capacità dei tecnici federali di prendere il meglio dagli stimoli tattici contemporanei. Loew ha preso l’attacco-Mourinho (4 punte mai immobili sul campo, con le ali a retrocedere sulla mediana, il centrale dietro la punta a pressare sul regista e la punta a svariare incontro e in largo) e lo ha ridefinito in relazione ai suoi uomini e alle loro caratteristiche (Lippi, lo farà?). Ma questo attacco è solo la versione moderna di una meccanica di attacco-difesa molto antica, che proprio in Germania ha avuto la migliore vetrina. Podolski-Ozil-Muller-Klose sono solo gli ultimi quattro di una lunga catena, che potremmo far partire con Grabowski-Seeler-Muller-Held, per passare poi ai campioni mondiali Hoelzenbein-Hoeness-Muller-Grabowski, fino agli altri campioni del mondo Hassler-Matthaus-Klinsmann-Littbarski. Niente si crea e niente si distrugge nel calcio in generale e in quello contemporaneo soprattutto e la capacità di unire esperienze di un modulo con le nuove esigenze di movimento continuo da parte delle punte fanno di questa Germania una squadra bellissima da vedere e difficile da battere.

Commenti partite Mondiali, centesimo per grammo

I Mondiali si devono seguire completamente, facendo i salti mortali tra lavoro, fidanzate, mamme, pranzi, cene, presentazioni libri e tanto altro ancora.

Poiché cercherò di farlo, ho pensato bene di accettare la proposta di un gruppo di giornalisti e blogger che vogliono seguire il Mondiale a tappeto, cercando di non predere nemmeno un grammo o centesimo dello spettacolo del campo.

Per chi vuole leggere commenti sapienti (degli altri, ovviamente), scriverò delle partite che più mi piacciono sul blog http://mondialidicalciosudafrica2010.blogspot.com/

Su letteraturasportiva ci saranno ulteriori aspetti ancora più particolari.

Grecia – "El Greco e il Grande Inquisitore" di Plaitakis Babis – 32 squadre-32 libri

Per la Grecia ho scelto un libro che gli esperti dicono leggibile. Sì lo so, questo termine fa schifo a tutti e anche a me, ma come rendere chiaro a tutti il concetto di, leggibilità appunto, non so dire altrimenti, di “El Greco e il Grande Inquisitore” di Plaitakis Babis? Romanzo storico sulla vita di El Greco che non consiglio per studio delle fonti, per trama, né per profondità dell’analisi dei personaggi e delle vicende, ma perché sul cesso o in pullman scivola via che è una bellezza.Un po’ come dovrebbe scivolare via la storia della Grecia a Sudafrcia 2010, non soltanto perché con l’Argentina messiana è tosta passare, ma perché la Corea del Sud è la migliore Corea di sempre (il terzo posto del 2002 è da no comment) e la Nigeria ha poche punte rispetto al passato ma un buon assetto di squadra. A non mancare alla Grecia sarà di sicuro la compattezza. Nikopolidis in porta, si è visto anche con l’Olimpiakos, ha fatto il suo tempo e Alexandros Tzorvas dell’OFI Creta è bravo soprattutto fra i pali, in difesa Sotirios Kyrgiakos farà il capitano dei sette mari e i vari Seitaridis, Moras e Papastathopulos i mozzi. In questo gruppo non dimenticherei Christos Patsatzoglou e Vasilis Torosidis, che sulla nave ci stanno bene. A centrocampo Karagounis-Katsouranis sono l’ago della bilancia, che pende a destra verso Salpingidis e a sinistra verso Loukas Vyntra. L’attacco potrebbe essere il peggiore di tutte le compagini presenti: Charisteas-Samaras, due che non li sposti nemmeno a fucilate. Ma se poi questi due fanno lavoro per la squadra e Gekas fa, come sempre, i gol? Sono pronto all’autodafé (leggetevi il libro che ne è pieno).

Brasile "Futebol" di Alex Bellos – 32 squadre-32 libri

L’evoluzione era davanti agli occhi di molti già da alcuni anni, ma Sudafrica 2010 segnerà una svolta totale: il Brasile, per la prima volta nella storia si presenterà con una difesa molto più forte dell’attacco. Il dato di fatto viene fuori pensando ai nomi: il miglior portiere del mondo, Julio Cesar, i due centrali più forti del mondo, Lucio e Juan (con Thiago Silva che nel Milan tiene su la baracca), il terzino destro che ha dominato gli ultimi anni, Maicon, con la riserva, Daniel Alves, che è quasi meglio del titolare. Davanti a questi, a schermare ogni avanzata altrui Felipe Melo (che alla Juve gioca fuori luogo) e Gilberto Silva (davvero eccezionale con i verdeoro). A segnare la distanza con il passato anche la mediocrità del terzino sinistro, Marcelo, in un ruolo invece sempre dominato dai grandi terzini della storia brasiliana. Tutti questi giocatori difensivi si prendono cura delle mezzeali Elano, Kakà, Ramires, e guardano le spalle alle punte: Robinho-Luis Fabiano (uno scaricato dal Manchester City, un altro che nel Siviglia segna ma non fa impazzire). Se ci aggiungi poi una pletora di giocatori medi e panchinari fissi (Josuè, Julio Baptista, Luisao, Doni), ti viene da chiedere: dove può arrivare questo Brasile? Può essere il peggiore o il migliore Brasile della storia. Dipende tutto dallo stato di forma e dalle motivazioni che Dunga saprà dargli.

A questo proposito un libro che può avere diversi giudizi. Si può parlare di un paese, di una cultura e di un popolo inquadrandoli da dove si vuole e l’antropologia contemporanea per fortuna ci ha indicato la strada della cultura espansa, riscontrabile in ogni fenomeno che riguarda l’uomo. Ovviamente lo sport fa parte della lunga lista e il calcio è per tanti antropologi, studiosi delle culture e sociologi un campo di studi in cui è possibile andare in profondità. Questo è il substrato teorico di “Futebol” di Alex Bellos: un’analisi sul Brasile, terra del calcio per antonomasia e luogo di elezione per una miriade di campioni lanciati sul mercato a getto continuo.
I risvolti dell’argomento sono innumerevoli e Bellos ne sottolinea di particolari e lontani dalle concezioni assodate. Va oltre le determinazioni date per scontato e tirate in ballo a prescindere, del tipo: il miscuglio di razze dà tipi umani forti, elastici, coordinati e per questo perfetti per il calcio, oppure il calcio è lo sport dei poveri per antonomasia e nelle favelas ci sguazzano. Bellos ci porta verso anfratti nascosti e spesso strambi del calcio in Brasile, che è religione ma anche perdizione, istinto primordiale ma anche mezzo di sostentamento, fisima da imbecilli e splendido pensiero. Il calcio brasiliano è quel collante sociale che nemmeno la Chiesa ha saputo creare. Bianchi, meticci, negri e indios pensano e giocano calcio per tutto il giorno, e chi non riesce a sfondare in patria, abbandona a casa lo stereotipo della saudade e va per il mondo, fino alle Isole Far Oer o in Vietnam. Detta così, il calcio potrebbe sembrare una nuova religione laica, il cui rispetto delle regole di base porta ad una società migliore. Ma il calcio è dal 1900 e poco più un business, per cui squali della notorietà e perfidi sacerdoti di questa religione creano i loro piccoli potentati, da giocarsi su altri tavoli e per tanti altri scopi. Anche di queste dinamiche ci parla Bellos, facendo diventare il libro un saggio d’inchiesta molto attento ad ogni particolare, che accusa un intero sistema, capace di prendere le logiche del dominio colonialiste e adattarle perfettamente ad un gioco fatto con la palla.