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Sky olimpica – Il paradiso da coltivare

Sky ha dato il paradiso olimpico a chi le Olimpiadi le aspetta per quattro anni. Io personalmente ho seguito tornei di sport che in precedenza assumevo per pillole liofilizzate. Con Sky mi sono seduto a tavola e sono arrivato all’ammazzacaffè del judo, del tiro con l’arco, della pallamano, del tennistavolo, del badminton.
Tutti sport di cui ho sempre detto: “Mi piacerebbe vedere una partita per intero tra quattro anni”. E con Sky ci sono riuscito.
L’effetto è stato da estasi extrareale. Grazie ad una settimana di ferie sono sprofondato in un limbo vegetativo in cui niente è riuscito a tirarmi fuori (pensa te, nemmeno i lavori a casa).

Premesso tutto questo, cosa è appuntabile a Sky?

1-Il telecronismo pallonaro. I migliori telecronisti, anche meglio degli specialisti Rai, sono stati quelli che non vengono dal calcio (per me il migliore è stato Zoran Filicic per il tiro a segno). I “pallonari” hanno portato un po’ troppo del loro estremismo ritmico in sport che hanno altre curve di fruizione televisiva, da gestire con modalità differenti. Tra questi, i migliori sono stati il doppio Compagnoni-Roggero per l’atletica leggera mentre la pecora nera è stata il già alla vigilia bistrattato Caressa. Purtroppo era fuori ritmo, zigzagante mentre il nuoto è un crescendo di toni, con falle a volte troppo grosse, riprese per i capelli da Cristina Chiuso e Rosolino. Il grande problema di Caressa è che ha inventato un nuovo modo di fare telecronaca calcistica in Italia con crescendo montanti e continui, ritmi spezzati, toni saltellanti che tengono lo spettatore sempre in tensione da area di rigore. Riportare tutto questo in un altro sport e nel nuoto soprattutto è quasi impossibile.

2- Il bordocampismo in minore. I bordocampisti Sky per una questione di pedigree non possono essere paragonati a quelli della Rai. Come dicevo anche nel post in cui parlavo della Rai Olimpica non si può paragonare il rapporto che un atleta ha con Elisabetta Caporale rispetto a quello con qualsiasi bordocampista Sky. Questo a Sky lo sapevano e hanno dato poco spazio alle interviste degli atleti, puntando più sui commenti degli esperti.
La Rai ha il grande vantaggio che segue gli atleti nel corso del quadriennio e non li cerca solo durante il mega-evento. In questo senso, quello che Sky potrebbe fare per creare un’atmosfera più confidente tra il campione e l’intervistatore è seguire le gare principali degli atleti olimpici.

3- L’olimpismo quotidiano. A questo punto Sky Italia deve fare il grande colpo, se ci riesce. Diventare la rete dello sport in Italia. Sky può e deve accompagnare lo sport internazionale nei suoi diversi percorsi. Se ben promossi, grandi eventi di sport medio-piccoli possono avere appeal e aggredire un target calcio-stufo in grosso aumento. La prova con gli Europei di scherma a Legnano credo sia andata bene e deve essere ripetuta. Ripeto, il target c’è ed è quasi completamente extra-calcistico. Attaccarlo darà un plus in termine di ritorni negli abbonamenti e soprattutto creerà l’atmosfera giusta per focalizzare i mega-appuntamenti olimpici a seguire (Sochi e Rio).
Con investimenti mirati in acquisizioni di tornei sarà così possibile diminuire l’effort economico (da quel che ho visto spaventoso) messo in campo per pubblicizzare l’Olimpiade su Sky e mobilitare gli sportivi creando fidelizzazione prolungata. Proprio quello che a Sky vogliono per evitare la piaga degli abbonamenti lampo.

Perché non fate terminare un discorso ad Attilio Monetti?

Nonostante tutti ci dicano di prendere aria e sole, noi ci sentiamo davvero fuori stress soltanto davanti ai Campionati del mondo di Atletica Leggera, mettendoci dentro un po’ di Premier League, Rugby sudafricano e Tennis anche senza italiane tra le prime dieci. In questo minestrone, Berlino 2009 predomina per sapore e consistenza. Direi fin troppa consistenza, se guardiamo alla squadra di commentatori RAI schierati per l’occasione. Lollobrigida, Bragagna ai microfoni (con il secondo voce dell’atletica tout court) Monetti per i tempi e le statistiche, Tilli per la velocità, Angelucci per il mezzofondo femminile, Panetta per il mezzofondo maschile, altra gente ai concorsi più disparati, Caporale per le interviste, Baldini per maratona e marcia e un profluvio di voci a sminuzzare nei minimi particolari le condotte di gara, le tecniche, le metodologie di approccio alla gara. Da sportivo questo è il paradiso, soltanto chi pensa che lo sport sia l’Italia che vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi non può essere felice per tutta questa profondità e completezza di informazioni. C’è però un tarlo che dalla prima gara non finisce di tormentarmi (e poi dice che uno si rilassa): perché avere tante voci differenti per esperienze e competenze e non fargli terminare un discorso? Panetta riesce soltanto ad accennare alle tecniche di corsa per essere interrotto da Lollobrigida che parla dell’Eptathlon, la Angelucci vorrebbe commentare il defaticamento di Elisa Cusma ma viene interrotta da Tilli che accenna ai 100 metri maschili della sera, allenatori professionisti cercano di spiegare un momento di una gara ma qualcuno li interrompe per convogliare la nostra attenzione verso il salto con l’asta femminile. Ma quello che ormai macchietta è Attilio Monetti: dopo tre secondi di sopportazione da parte degli altri viene stroncato il suo discorso sui tempi, riferendosi alle cose più assurde pur di non farlo andare avanti, un po’ come quei nonni arteriosclerotici che ci dicono sempre come sono scappati dai tedeschi ma a noi in fondo interessa la parmigiana di melanzane che sta fumando in tavola.

Perchè non fate terminare un discorso ad Attilio Monetti?

Nonostante tutti ci dicano di prendere aria e sole, noi ci sentiamo davvero fuori stress soltanto davanti ai Campionati del mondo di Atletica Leggera, mettendoci dentro un po’ di Premier League, Rugby sudafricano e Tennis anche senza italiane tra le prime dieci. In questo minestrone, Berlino 2009 predomina per sapore e consistenza. Direi fin troppa consistenza, se guardiamo alla squadra di commentatori RAI schierati per l’occasione. Lollobrigida, Bragagna ai microfoni (con il secondo voce dell’atletica tout court) Monetti per i tempi e le statistiche, Tilli per la velocità, Angelucci per il mezzofondo femminile, Panetta per il mezzofondo maschile, altra gente ai concorsi più disparati, Caporale per le interviste, Baldini per maratona e marcia e un profluvio di voci a sminuzzare nei minimi particolari le condotte di gara, le tecniche, le metodologie di approccio alla gara. Da sportivo questo è il paradiso, soltanto chi pensa che lo sport sia l’Italia che vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi non può essere felice per tutta questa profondità e completezza di informazioni. C’è però un tarlo che dalla prima gara non finisce di tormentarmi (e poi dice che uno si rilassa): perché avere tante voci differenti per esperienze e competenze e non fargli terminare un discorso? Panetta riesce soltanto ad accennare alle tecniche di corsa per essere interrotto da Lollobrigida che parla dell’Eptathlon, la Angelucci vorrebbe commentare il defaticamento di Elisa Cusma ma viene interrotta da Tilli che accenna ai 100 metri maschili della sera, allenatori professionisti cercano di spiegare un momento di una gara ma qualcuno li interrompe per convogliare la nostra attenzione verso il salto con l’asta femminile. Ma quello che ormai macchietta è Attilio Monetti: dopo tre secondi di sopportazione da parte degli altri viene stroncato il suo discorso sui tempi, riferendosi alle cose più assurde pur di non farlo andare avanti, un po’ come quei nonni arteriosclerotici che ci dicono sempre come sono scappati dai tedeschi ma a noi in fondo interessa la parmigiana di melanzane che sta fumando in tavola.