UN ANNO, UNA CITTÀ, UNA SQUADRA: NAPOLI, APRILE 1990

Nel 1990 ci sono ancora gli strascichi degli anni precedenti, quelli che definiamo “di piombo”, ma sarebbe meglio mettergli la nuova etichetta “dei misteri”. Così come misterioso resta l’accordo-triangolo Stato-Camorra-BR per la liberazione di Ciro Cirillo, assessore regionale democristiano rilasciato il 24 aprile 1981. L’1 aprile 1990 i giudici della quinta sezione del Tribunale di Napoli scrivono: “La scomparsa della prova documentale e la debolezza della prova orale hanno senza dubbio determinato dei vuoti probatori che hanno ostacolato non poco la ricostruzione completa degli avvenimenti connessi alle trattative per la liberazione dell’assessore regionale dc Ciro Cirillo”. Perciò parlavo di misteri. Negli anni si parlerà del caso Cirillo come l’avamposto di un nuovo tipo di patto che ha in parte anche contribuito a distruggere il terrorismo, ma che da quel momento in poi è diventato un legaccio insopportabile per il sistema politico.

Dopo essere girato soprattutto in Campania con una sorta di ciclostilato (anche in casa mia è arrivato così), in questo periodo viene pubblicato e diventa una bomba editoriale “Io speriamo che me la cavo”, libro che riporta temi di bambini delle scuole elementari di Arzano curato dal Professore Marcello D’Orta. Sono 60 piccoli saggi su tutto quello che circonda questi bambini, dalla famiglia al costume, dallo sport alle relazioni sociali. La keyword che resta è “sgarrupato”, un modo molto sintetico per descrivere un tessuto urbano, sociale e molto spesso psicologico dell’hinterland napoletano e non solo.


Quello che il libro non mostra, perché non lo comprendono i ragazzi e nemmeno il professore D’Orta, è che Arzano è attaccata a Scampia e solo con un altro caso editoriale 16 anni dopo, Gomorra, si comprenderà in tutta Italia come in quel periodo in quell’area stava sorgendo il più grande supermercato della droga in Europa. Quella sgarrupatura era direttamente voluta e gestita da nuovi poteri camorristici.
Come questi nuovi poteri siano ancora nascosti è bene far riferimento ad un pezzo di La Repubblica del 4 aprile 1990, in cui il capo della Squadra mobile di Napoli, Sandro Federico, spiega che i boss con più potere in questa fase a Napoli sono la famiglia Giuliano di Forcella, ma anche Giovanni Aprea, detto Punta’ e curtiello, che poi verrà arrestato il 27 aprile. L’area Nord è ancora un territorio sconosciuto.

Intanto continua la battaglia dei disoccupati che il 5 aprile coordinano quattro atti di guerriglia urbana, scagliando molotov contro autobus cittadini. Questo alle 14. Poi alle 18, in piazza Cavour, due giovani in sella ad una motocicletta lanciano una bottiglia incendiaria contro un minibus zeppo di persone. In ogni caso tragedie sfiorate per un pelo. Piazza San Giacomo, sede del Comune, viene poi assediata e il sindaco Lezzi dovrà girare ore e ore per la città prima di poter entrare negli uffici. Questo solo uno dei drammi di Napoli in quel periodo, in una città che vede uscire dai rubinetti acqua marrone, stracolma di manganese e ferro per chissà quale motivo.

Si arriva alla partita contro l’Atalanta dell’8 aprile con un’altra grana anche in squadra, l’ennesima dell’anno. Questa volta non si tratta di Maradona ma di Andrea Carnevale che ha già detto sì alla Roma per l’anno successivo, praticamente non curando l’offerta di rinnovo del Napoli. La partita contro l’Atalanta è ricordata solo ed esclusivamente per quella moneta che brilla nelle immagini Rai sulla testa di Alemao. Da lì 20 giorni di parole anche inutili, non solo perché Pazzagli a Bologna si porta la palla in porta e non viene convalidato il gol, ma anche perché se c’è una legge, in Italia sarebbe meglio rispettarla e basta. Riporto solo quella dice Pietro Vierchowod, un po’ perché immagino la sua faccia secca mentre la dice e anche perché sintetizza quello che accadrà: “Certi atti di scemenza non vanno tollerati”. E per fortuna non si tollereranno.


Ah, come si dice quando le cose vanno male come stava succedendo a Napoli città in quel periodo. Speriamo almeno non piova. Ecco, il 10 aprile c’è un mezzo nubifragio con 20 ore di acqua e grandine e piazza Arabia diventa subito Lago Arabia, con bimbi che giocano con i canotti e trasportano da una parte all’altra della piazza chi ha lasciato l’auto di là. Mille lire per la corsa. A causa di centotrentotto millimetri di acqua, quasi tutti i bassi della città sono stati sgomberati. Nel rione Sanità, a Capodichino, a Fuorigrotta le fogne non hanno retto la forza d’urto della pioggia e sulle strade si è riversato di tutto. Da dove nasce il disastro urbano, il disastro casa, il disastro lavoro, il disastro sociale? Dal connubio fra politica e malavita che si è intensificato ancora di più dopo l’arrivo dei soldi per la ricostruzione dopo il terremoto del 1980. Da quel momento in poi Napoli si è piano piano disintegrata. Lo dice il giudice istruttore Paolo Mancuso, uno che ha capito prima e bene quello che si stava vivendo in quegli anni.

Il 14 aprile doppia sfida relax per Napoli e Milan che vedono la trasferta della settimana successiva come decisiva. Il Milan vince 1-0 con la Sampdoria, mentre il Napoli 3-0 sul Bari con il tridente a segno e un doppio segnale chiaro, la grande forma atletica della squadra e un Maradona tirato a lucido.

Il Napoli procede verso lo spareggio con il Milan e la città apre sempre nuove crepe. Pino Arlacchi, sociologo che studia da sempre il Sud, su La Repubblica scrive che Napoli non è come Calcutta, come si è sempre detto negli ultimi anni, ma come la Chicago degli anni ’30, ovvero una città completamente dominata dalla malavita, abile nel passare dal generale al particolare senza lasciare nessun dettaglio inesplorato e fagocitato. Lo Stato è o in parte connivente o senza una strategia di medio termine per affrontare il fenomeno. C’è da dire che in provincia di Napoli il decennio 80-89 ha fatto segnare 1557 omicidi, molto più dei 599 avvenuti a Chicago fra il 1919 e il  1930, per cui al massimo era stata quella Chicago una Napoli ventosa. Una soluzione viene dal ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, ovvero sciogliere il consiglio comunale per far eleggere un supergoverno con dieci, dodici saggi (tra i quali c’è anche lui). In poche parole una task force, governi di unità nazionale, ecc. Vecchi rimedi che fanno ancora oggi paura.

Intanto il 18 aprile la Commissione Disciplinare della Lega conferma lo 0-2 in favore del Napoli, così come era stato stabilito dal Giudice Sportivo. Buona notizia per Napoli, così come quella del 19 aprile, quando viene riaperto il Teatro San Carlo dopo undici mesi di inagibilità. Si riapre con i Carmina Burana di Carl Off. La spesa è stati di 4 miliardi e per fortuna a fine serata tutti confermano che la leggendaria acustica del teatro è stata preservata.

Arriviamo così al 22 aprile, il giorno del giudizio. Verona torna fatale per il Milan, ma è impressionante la partita che il Napoli gioca contro il Bologna. Il primo gol di Careca è di un centravanti sublime, che sa fare tutto in area di rigore. Se oggi lo fa Aguero, ce lo fanno rivedere per 15 mesi. Il secondo gol di Maradona è il gol di un campione. Se oggi lo fa Messi, ce lo fanno rivedere per 24 mesi. Il terzo gol è frutto di uno scambio di tacco fra Careca e Francini, il terzino sinistro della squadra. Se oggi uno scambio del genere lo fanno Firmino e Robertson, ce lo fanno rivedere per 30 mesi. Il quarto gol di Alemao viene da un taglio centrale del centrocampista, che va in porta, dribbla Cusin e appoggia. Se oggi lo fa Fernandinho, ce lo fanno rivedere per 42 mesi. Serve non perdere con la Lazio per vincere lo scudetto.

Il 25 aprile si inaugura un monumento al Principe di uno dei quartieri più popolare di Napoli, prima ancora di essere il Principe della risata. In via Santa Maria Antesaecula, nel rione Sanità, alla presenza di Liliana De Curtis, figlia del genio, il monumento riproduce le fattezze di Totò, se non gli diamo del “più grande”, a chi potremmo darlo? Il monumento è simile a una edicola votiva e sorge su un muro condominiale tra il portone del palazzo dove nacque Antonio De Curtis e l’ingresso dell’associazione culturale operaia San Vincenzo Ferreri, che ha promosso l’iniziativa.

Una nota a margine di cui però poco si parla. In questo periodo in Italia la malavita uccide tanti uomini della politica del territorio. Ho trovato un articolo secondo cui nella provincia di Catanzaro da gennaio ad aprile 1990 sono morti 33 persone legate alla politica. Poco si parla oggi di come in quel periodo la malavita aveva già compreso che, terminata la Guerra Fredda e sgretolatisi i blocchi, sarebbe arrivata una nuova stagione, con nuovi referenti politici da cercare. E i vecchi, troppo dentro alle loro cose, scomodi, con sempre minore valenza sui tavoli che contavano, dovevano essere eliminati.
Per questo clima irrespirabile il segretario del PCI, Achille Occhetto, scende a Napoli per ribadire ancora una volta che il connubio fra settori della DC e la camorra è tossico e rivolge ai socialisti un invito a staccarsi dal partito democristiano. Craxi risponde il giorno dopo con una frase che sarebbe bello ricordare per il poi: “Se qualcuno di noi viola le leggi, noi siamo i primi a consegnarlo alla giustizia”.

Tutto un po’ si dimentica, è brutto lo so, ma succede quando il calcio diventa placebo con la partita del 29 aprile. È l’ultima di un campionato che il Napoli vince. Sara l’ultimo fino ad oggi della sua storia. Se proprio volete fare un The Last Dance serve un sole che tramonta. Lì il sole era Jordan, qui un sole più luminoso di Diego dove lo trovi?

UN ANNO, UNA CITTÀ, UNA SQUADRA: NAPOLI, FEBBRAIO 1990

Ci eravamo lasciati a gennaio con un Napoli che vince una partita difficile contro la Fiorentina ma è considerato da tutti gli addetti ai lavori in fase di deflagrazione da maradonite acute. Maradona appunto continua a farsi i cavoli suoi, Moggi rattoppa come può, ma soprattutto Bigon non sembra avere il polso per tenere in piedi la baracca.
Per la città il primo mese dell’anno è stato infuocato, fra Pantera all’Università, denuncia di brogli elettorali nelle elezioni politiche del 1987 e sparatorie. Come vedremo, già allora c’era una grande capacità di assorbimento e tutto si dimenticava molto in fretta.

All’inizio di febbraio si parla tanto di Napoli in ambito culturale perché è uscito per Einaudi “Dadapolis”, libro scritto da Fabrizia Ramondino e Andreas Friedrich Muller, in cui vengono riportate le riflessioni di circa duecento intellettuali che nella storia hanno parlato di Napoli. Guardare i nomi rispetto a quanto Napoli potrebbe essere considerata una città come tante, fa quasi impressione: Tolstoj, Montesquieu, Elio Vittorini, Neruda, John Ruskin sono solo alcuni di quelli che hanno cercato di capirla meglio o almeno di farci capire che era incapibile. La frase più bella è stata detta da chi meno te lo aspetti, Cavour: “Non sarà ingiuriando i napoletani che li si modificherà”.

In squadra c’era una tregua. Maradona aveva chiuso la diatriba con Ferlaino, con la rinnovata promessa che a giugno sarebbe andato da Tapie a Marsiglia. Rasserenato, gioca alla grande e la squadra vince contro la Cremonese per 3-0. Alemao fa un pressing alla Milner e segna il primo gol. Diego prima sbaglia una punizione per una trentina di centimetri. Poi ne ha un’altra nello stesso punto e la mette dentro, come se la sua memoria atletica avesse perfettamente registrato cosa servisse. Adesso bisognava andare a San Siro con due punti di vantaggio.


Al più alto livello politico-finanziario possibile, quelli erano i giorni della cosiddetta “Mediobanca del Sud”, ovvero una merchant bank da far nascere attraverso l’accordo fra tre banche (Credit, Comit e Banco di Roma), voluta dal presidente dell’Iri Franco Nobili e dal Ministro delle Partecipazioni statali Fracanzani, per cercare di risolvere l’annoso problema della scarsa finanziarizzazione delle imprese meridionali, da sempre in grosse difficoltà per quel che riguarda gli investimenti. L’obiettivo a cui tutti puntano è l’europeizzazione del Mezzogiorno. Bei tempi.


In questo senso, tanti articoli di quel periodo usano una locuzione “Noi, che siamo la quinta potenza mondiale” e continuano poi con una serie di cazziate a politici e amministratori senza fine. Una di queste riguarda l’idea che a Napoli ma anche in tante altre città d’Italia si vuole costruire ancora la metropolitana e non pensare ai treni leggeri, che costano molto meno e sono molto più semplici da realizzare. Bella l’idea del “light train” senza dubbio, ma in città stiamo ancora aspettando una metropolitana completa ed efficiente.


La Pantera c’è ancora, si diffonde nei licei ma si vede subito che è molto più mansueta. Alla grande manifestazione del 3 febbraio sono proprio gli studenti napoletani a tardare e far incasinare tutta l’organizzazione. Di quella fase si ricorda solo uno slogan, urlato a squarciagola e che a brevissimo tornerà di moda: “Chi non salta socialista è”.


L’ultimo ruggito del Movimento ci sarà proprio a Napoli, il 24 febbraio, con un grande corteo contro la riforma Ruberti.
Mentre la squadra attende la sfida scudetto, anche la più grande istituzione culturale della città attende. Il Teatro San Carlo è in ristrutturazione e “ovvio” ritardo nei lavori, così diventa impossibile riaprire il 19 aprile con i Carmina Burana di Orff, cui avrebbero dovuto far seguito la Manon di Massenet e Madama Butterfly di Puccini. Il programma è da rivedere e gli spettacoli in cartellone si stanno svolgendo al Bellini e al Mercadante, con grande disagio per gli abbonati. Sarà pronto prima dei Mondiali, così da mostrare al pianeta uno dei luoghi più belli d’Italia? Speriamo.


Si arriva a Milan-Napoli… a piedi. Per due domeniche consecutive niente auto, ma solo servizio pubblico e taxi per i problemi di inquinamento che hanno colpito anche Napoli oltre alle grandi metropoli settentrionali. Inoltre Napoli è massacrata dal traffico. L’Istituto di economia dei trasporti ha fatto una ricerca: la città subisce per i ritardi provocati dagli intasamenti danni per oltre 5 miliardi al giorno. Per festeggiare e non far pensare al disagio, il sindaco Pietro Lezzi allestisce un maxi-aperitivo in Piazza Plebiscito grazie all’adiacente Caffé Gambrinus. Ma l’amore per il sindaco dell’happy hour dura poco. Dai rubinetti del centro storico viene fuori acqua rossa perché c’è un’altra concentrazione di nitrati e la gente fa casino sotto Palazzo San Giacomo. Lezzi decide di distribuire acqua minerale (alla Maria Antonietta, ça va sans dire).


Milan-Napoli dell’11 febbraio è ricordato per la scenetta che apre il servizio delle Domenica Sportiva, con il diavolo che prima rincorre e poi afferra il ciuccio per la coda e poi per l’impossibilità degli azzurri nel fermare i milanisti. La fisicità del Milan è folle e vince con tre gol di testa che dimostrano una potenza senza freni.
Per quei casi del destino che spesso accadono, tre giorni dopo si rigioca la stessa partita, questa volta a Napoli, per la seconda semifinale di Coppa Italia. Altra vittoria principalmente atletica del Milan e i ragazzi di Sacchi si gasano parecchio. Colombo dirà di essere disturbato dal fatto di aver preso gol, rispetto al 3-0 classico con cui batte il Napoli (1-3 la sfida del San Paolo). Questa sbruffoneria rossonera sarà punita. Il Milan non vincerà neanche la Coppa Italia.


Come nel mese precedente, nel casertano viene ucciso un altro immigrato: Jean Paul Ngandeu, 33 anni, cittadino del Camerun. E la storia è terribile. Un padre affida al suo dipendente di colore il podere. Per il figlio con problemi mentali è un affronto troppo grande. Prende la pistola e lo fredda, mentre lavora. È la quindicesima vittima africana in tre anni nel casertano. Quella camorra di cui is sapeva ancora poco mostrava tutta la sua ferocia.
Il 15 febbraio c’è un colpo duro al più importante clan camorristico che invece stava tramontando. All’alba, 250 caschi verdi e militari hanno assediato Forcella, il regno del clan Giuliano. Dopo ore di perquisizioni e controlli, si è scoperta una dose ingente di acqua calda: l’impero economico dei Giuliano è ancora molto vasto: contrabbando delle sigarette, traffico di droga, riciclaggio del denaro sporco in iniziative imprenditoriali solo apparentemente pulite.

La seconda domenica senza auto si attende più difficile. C’è Napoli-Roma, ma per fortuna tutto segue il suo normale flusso. La gente va allo stadio con i pattini, le biciclette, le carrozzelle, a piedi. Nela segna subito un gran bel gol. Stefano Pellegrini picchia Maradona e viene espulso. La partita cambia e finisce 3-1. Il gol di Careca alla Mortensen ci dice di un tecnica e di un dolcezza nelle caviglie che fa innamorare.


Con un’amichevole del 21 febbraio contro l’Olanda (0-0) la Nazionale si prepara per Italia ’90, ma proprio a Napoli i Mondiali diventano improvvisamente più vicini per un’inchiesta della Procura della Repubblica che parte proprio in questi giorni. Come sono stati spesi i soldi per i seguenti cantieri: ristrutturare dentro e fuori lo stadio San Paolo, per costruire il tram-sprint (una linea superveloce per collegare il centro con il quartiere di Fuorigrotta), per sistemare le gallerie Umberto I di fronte al teatro San Carlo e Principe di Napoli davanti al museo nazionale, per restaurare la casa alla Sanità in cui nacque il celebre tenore Enrico Caruso?
Tutto nasce perché due consiglieri della Democrazia cristiana, Manlio Carli e Diego Tesorone, non approvano la delibera presentata dalla giunta e inviano dei documenti alla Procura. Tutto normale in Italia, se si considera anche che l’ingegnere Maraini, amministratore delegato dell’Ansaldo, la società che ha l’appalto per la costruzione della linea tramviaria rapida, la mattina dell’11 novembre aveva trovato la sua Volvo distrutta da un ordigno incendiario nel parcheggio del cantiere di via Argine. Il mistero della gestione di ben 500 miliardi diventa il solito groviglio italico da cui alla fine si tira fuori niente, se non la consapevolezza che i nodi erano fin troppi.


Intanto la questione “brogli 1987” il Palazzo riesce ad acquietarla. “Nei 5.081 seggi, tra le schede dei due milioni e 800 mila elettori del collegio Napoli-Caserta nelle elezioni politiche del 1987 c’è stato soltanto un diffuso disordine. La Giunta delle elezioni non può, allo stato dei fatti, firmarne la validità per mancanza di prove, e deve scartare il regime degli indizi che prova non è”. Con queste parole Nicola Quarta, deputato democristiano, pone fine all’inchiesta.

Ultima grande notizia del mese è l’occupazione del Duomo da parte di 700 senzatetto. Un rappresentante è salito sull’altare, accostato al leggio e ha urlato: “Non abbiamo casa. Viviamo come topi negli scantinati. Chiediamo al Cardinale di aiutarci”. Il parroco Ugo Grazioso non si è opposto all’occupazione e ha sospeso le attività liturgiche della domenica. Monsignor Salvatore Ardesini ha ribadito: “Questa è la casa del Signore e perciò è anche la vostra casa”. Il problema però è proprio la casa. In alcune zone del Nord-Est di Napoli da anni famiglie chiedono di entrare nei duemila alloggi costruiti per il post-terremoto. Gli appartamenti ci sono ma non vengono assegnati. L’altro problema è che per sanare la situazione ci vorrebbero almeno 25mila alloggi. Il tempo ci dirà che molto si è cercato di risolvere con quartieri-ghetto che hanno portato ad anni ’90 e 2000 terribili per la concentrazione delinquenziale in determinati territori.


Il 25 febbraio il Napoli torna a San Siro, per sua fortuna per l’ultima volta. Careca segna di nuovo un gol da favola, ma l’Inter vince come il Milan, giocando con ritmo e fisicità ingestibili per il Napoli senza Maradona, rimasto fuori per il mal di schiena. Febbraio si chiude con la quasi consapevolezza nella testa di tutti che il Milan non è battibile.


Resta solo la postilla della finale della Coppa Carnevale, persa contro il Cesena per 1-0 con gol di Ulisse Masolini. Il calciatore che farà la carriera migliore sarà Marco Ferrante.