Archivi tag: ciclismo

Neymar, Curry e Kristoffersen. La nuova curva dell’evoluzione sportiva.

steph-curry-e-NeymarNella Storia, come nella Storia dello sport, la curva evolutiva ha avuto una parabola precisa e costante. Con il passare degli anni, grazie ad innovazioni negli allenamenti e, purtroppo, aiuti chimici, gli atleti hanno sempre di più migliorato le proprie prestazioni grazie ad uno sviluppo atletico-tecnico che tendeva a creare un atleta muscolarmente sempre più perfetto.
Nel calcio siamo passati da Maradona, a Zidane, a Cristiano Ronaldo.
Nel basket da Jordan, a Bryant, a Lebron James.
Nello sci da Tomba, a Hermann Maier, a Bode Miller.
Il progresso atletico è evidente. Gli ultimi atleti della catena hanno una completezza muscolare e tecnica nettamente più formata e costruita degli “antenati” sportivi.
Posto questo, nel 2016 ci aspetteremmo per il futuro evoluzioni ancora più perfezionate ed invece la storia ha incredibilmente iniziato una nuova parabola.
Nel calcio c’è Neymar, leggerezza e fantasia.
Nel basket c’è Curry, l’anti Lebron in tutto. Come dice Tranquillo, in lui tutto è sbagliato ma tutto diventa corretto.
Nello sci c’è Kristoffersen. Niente muscolarità eccessiva, tutto è nel gesto naturale.
Ecco, il termine che li contraddistingue,rispetto alla costruzione quasi al laboratorio dell’atleta fino a questo momento, è proprio il concetto di naturalezza, che riesce a vincere in maniera netta. Questi tre non soltanto vincono ma dominano senza che gli altri riescano a capire come arginarli.
Questa leggerezza/naturalezza non si nota solo in questi tre fenomeni, ma nell’approccio generale di squadre come i Golden State Warriors, la Serbia di pallanuoto (dieci anni fa la pallanuoto era solo gazzarra con il doppio centroboa praticamente obbligatorio e poco lavoro sugli esterni che invece oggi sono fondamentali), ma rientrano nel discorso anche Djokovic, un atleta molto diverso da Nadal, capace di tirare solo vincenti ad ogni palla e non cercare lo sfinimento fisico dell’altro, o Sagan, che fa del ciclismo d’istinto la sua caratteristica più importante.
Dovevamo avere super uomini che vincevano di pura potenza muscolare e costruiti tecnicamente su basi scientifiche. Ci ritroviamo atleti leggeri e infusi di una grazia tecnica senza spiegazioni apparenti. Stiamo vedendo fenomeni giovani che hanno creato una nuova curva dell’evoluzione sportiva.
Giudizio mio: è tutto più bello e il futuro più interessante.

Come ti cambio la geografia ciclistica con l’Abu Dhabi Tour

Jabal-Hafeet-Abu-Dhabi-TourEro un po’ fissato con la geografia ciclistica. Per me fanno (facevano) ciclismo solo le Dolimiti, un po’ di Abetone, ovviamente Pirenei ed Alpi e uno spruzzo di Massiccio Centrale.
Il resto, Giri di Polonia, Gran Bretagna, Circolo Polare Artico ecc. non li inquadravo (sto parlando di geografia eh, come fatti sportivi sono ovviamente validi) come il ciclismo che immaginavo con la C maiuscola.
Ho scritto tutta la prima parte di questo post all’imperfetto perché ho cambiato idea. E a farmela cambiare, incredibilmente, è stato il Giro che a prima vista sembrava il meno adatto: l’Abu Dhabi Tour.
Ero sul mio divano di casa, in fase post-prandiale e pre-pennicale e vedo la tappa del Jabal Hafeet. Una tappa non solo sportivamente bella con Nibali che attacca ma si ammoscia perché è a fine stagione e gli altri che ci provano un po’ tutti, ma paesaggisticamente meravigliosa.
È stato uno sballo vedere ciclisti correre avendo come sfondo una montagna diversa da quella a cui siamo abituati, una roccaforte rocciosa che ti richiamava alla mente grotte di ladroni, principesse in viaggio e commercianti con cammelli alla ricerca della via per l’Ovest, oasi dove incontrare l’umanità più varia.
Più che una tappa è stato un continuo rincorrersi di insight per conoscere di più quelle terre e quelle culture.
Sono cose che un paesaggio ti dà poche volte. Anche questo per fortuna è il ciclismo vero.

L’impossibile mulinare di Froome

CYCLING-FRA-TDF2013A chi non piace, il ciclismo è lo sport più barboso del mondo. Ore ed ore di poco e niente, con la voce dei telecronisti che diventa una lagna insopportabile in cinque minuti.

A chi piace invece, il ciclismo è lo sport più bello del mondo. L’uomo dentro la natura, a combatterla ma anche a viverla, e poi la fatica, la primordiale battaglia su chi raggiunge prima la meta.
E poi arriva Froome…. e non sai che fare.
Ecco, dicendo questo penso al suo mulinare ininterrotto e, lo dico subito, inumano.
Ricordo un Armstrong ’99 sul Sestriere a mulinare le gambe allo stesso spasmodico e infaticabile modo. Lì venivamo solo dal Campiglio di Pantani e credevamo fosse ancora possibile. Oggi purtroppo di fronte a Froome che va più delle moto mi fermo e abbasso gli occhi.
Ma chi ci potrà mai più credere ad uno sport massacrato dalla cupidigia dell’irreale? Prima ci si dopava per vincere e, facendolo in tanti, sembrava uno sport umano. Oggi, da Armstrong in poi, ci si dopa per impressionare (negli USA come li convinci che il ciclismo è lo sport del futuro se non crei il superuomo spacca-record?) e questo sinceramente fa perdere le speranze.
Oggi, noi amanti del ciclismo sospiriamo. Ricordiamo una ragazza meravigliosa che ci piaceva un sacco ma adesso è così lontana che è meglio lasciar perdere una volta per tutte.

“Felice. L’ultimo Tour” di Maurizio Ruggeri

Felice-ultimo-tourMerckx. Voglio iniziare una recensione su un libro dedicato a Gimondi con quel nome. Tanto dovremmo, dobbiamo farlo. Leggendo infatti Felice, l’ultimo Tour o l’impossibile sfida” di Maurizio Ruggeri quel nome è fantasma di forza che non riesci a scacciare, che Felice non ha mai incontrato. Eddy era il futuro, non è mica facile capire il futuro. E la cosa più bella di Gimondi e del libro è il fatto che Felice si è messo di buzzo buono per farlo.
C’è riuscito alla fine, quando il futuro diventò presente e Gimondi ovviamente passato. Solo in quel momento l’ha battuto. Una storia di tenacia insostenibile per tutti se non per un contadino bergamasco che non voleva sentire ragioni.
Qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che lo ha mosso nella vittoria del suo Tour. Era giovane, troppo, semplicemente un garzone. Doveva proteggere Adorni, poi perdere da Poulidor e fare solo esperienza.
La follia tipica dei contadini bergamaschi gli ha detto di fare altro. Essere leggero sui pedali e vincere, battendo i grandi.
Mi sono sempre chiesto: ma un Felice Gimondi senza Eddy Merckx era adesso uno dei primi tre sportivi italiani di tutti i tempi?
P.S. Mi piacciono tanto i flashback e flashforward nella storia.