Qual è il tuo primo ricordo del Giro d’Italia?

Forse la cosa più bella del Giro d’Italia è il fatto che fa conoscere l’Italia. La prima tappa di cui ho ricordo è un flash con Flavio Giupponi sul palchetto dove si metteva De Zan per le interviste. Andando alla ricerca ho scoperto che era la Misurina – Corvara in Badia, quattordicesima tappa del 1989. Un flash fortissimo dei paesaggi riguarda invece la tredicesima del Giro 1993, la Asiago – Corvara in Badia (quando ho scoperto che è lo stesso posto sono saltato sulla sedia) vinta da Moreno Argentin.

Qual è il tuo primo ricordo del Giro? E quale la tappa che vi ha fatto scoprire un’Italia che conoscevi?

Lebron, Sagan, Ronaldo. Il futuro è multidirezionale

RonaldoLebronJamesUn po’ di tempo fa scrissi che il futuro dello sport sarebbe stata la leggerezza: Kristoffersen, Curry e Neymar mostrano delle abilità che nascono da una armoniosa leggerezza di fisico e mente che fanno ormai frontiera.
Io ero bello contento dell’idea e invece che cosa va a succedere?
Succede che Ronaldo batte Neymar in Barcellona-Real Madrid, Lebron James guarda male Curry da est e potrebbe anche farcela a battere il barnum Warriors e Sagan vince d’imperio il Giro delle Fiandre.
I tre suddetti possono essere definiti in vario modo ma assolutamente non sono degli atleti leggeri. Quando Ronaldo colpisce il pallone, Lebron salta e Sagan scatta, senti un rumore diverso, l’aria che li circonda viene risucchiata nel loro vortice potente, capace di creare una scia di vento e non di luce come per gli altri tre.
Quindi contrordine? Sì contrordine, ma con cautela. Forse una delle caratteristiche dello sport attuale è la multidirezionalità. Mentre prima le direttrici di sviluppo dello sport seguivano una curva precisa, una linea di crescita che la Germania Est, la Russia e gli Stati Uniti guidavano, alcune volte accelerando la crescita stessa con sostanze illecite, oggi il progresso dello sport globale si muove su direzioni differenti e coinvolge aspetti sportivi (tattica, tecnica, fisico, mentalità) molto diversi.
Sarà questo il motivo per il quale abbiamo atleti top del presente e del prossimo futuro molto diversi fra loro.
L’obiettivo a cui devono tendere tutti i più grandi di oggi è tracciato però da Lebron James: essere superiore e superlativo in una caratteristica ti pone lassù con gli altri, ma per superarli devi migliorare in quello dove gli altri eccellono. Il dimagrimento di cinque chili nel 2014 va in questa direzione. Bisogna modellare fisico, tecnica e gioco sui plus degli altri grandi e non soltanto insistere sui propri punti di forza.

Neymar, Curry e Kristoffersen. La nuova curva dell’evoluzione sportiva.

steph-curry-e-NeymarNella Storia, come nella Storia dello sport, la curva evolutiva ha avuto una parabola precisa e costante. Con il passare degli anni, grazie ad innovazioni negli allenamenti e, purtroppo, aiuti chimici, gli atleti hanno sempre di più migliorato le proprie prestazioni grazie ad uno sviluppo atletico-tecnico che tendeva a creare un atleta muscolarmente sempre più perfetto.
Nel calcio siamo passati da Maradona, a Zidane, a Cristiano Ronaldo.
Nel basket da Jordan, a Bryant, a Lebron James.
Nello sci da Tomba, a Hermann Maier, a Bode Miller.
Il progresso atletico è evidente. Gli ultimi atleti della catena hanno una completezza muscolare e tecnica nettamente più formata e costruita degli “antenati” sportivi.
Posto questo, nel 2016 ci aspetteremmo per il futuro evoluzioni ancora più perfezionate ed invece la storia ha incredibilmente iniziato una nuova parabola.
Nel calcio c’è Neymar, leggerezza e fantasia.
Nel basket c’è Curry, l’anti Lebron in tutto. Come dice Tranquillo, in lui tutto è sbagliato ma tutto diventa corretto.
Nello sci c’è Kristoffersen. Niente muscolarità eccessiva, tutto è nel gesto naturale.
Ecco, il termine che li contraddistingue,rispetto alla costruzione quasi al laboratorio dell’atleta fino a questo momento, è proprio il concetto di naturalezza, che riesce a vincere in maniera netta. Questi tre non soltanto vincono ma dominano senza che gli altri riescano a capire come arginarli.
Questa leggerezza/naturalezza non si nota solo in questi tre fenomeni, ma nell’approccio generale di squadre come i Golden State Warriors, la Serbia di pallanuoto (dieci anni fa la pallanuoto era solo gazzarra con il doppio centroboa praticamente obbligatorio e poco lavoro sugli esterni che invece oggi sono fondamentali), ma rientrano nel discorso anche Djokovic, un atleta molto diverso da Nadal, capace di tirare solo vincenti ad ogni palla e non cercare lo sfinimento fisico dell’altro, o Sagan, che fa del ciclismo d’istinto la sua caratteristica più importante.
Dovevamo avere super uomini che vincevano di pura potenza muscolare e costruiti tecnicamente su basi scientifiche. Ci ritroviamo atleti leggeri e infusi di una grazia tecnica senza spiegazioni apparenti. Stiamo vedendo fenomeni giovani che hanno creato una nuova curva dell’evoluzione sportiva.
Giudizio mio: è tutto più bello e il futuro più interessante.

Come ti cambio la geografia ciclistica con l’Abu Dhabi Tour

Jabal-Hafeet-Abu-Dhabi-TourEro un po’ fissato con la geografia ciclistica. Per me fanno (facevano) ciclismo solo le Dolimiti, un po’ di Abetone, ovviamente Pirenei ed Alpi e uno spruzzo di Massiccio Centrale.
Il resto, Giri di Polonia, Gran Bretagna, Circolo Polare Artico ecc. non li inquadravo (sto parlando di geografia eh, come fatti sportivi sono ovviamente validi) come il ciclismo che immaginavo con la C maiuscola.
Ho scritto tutta la prima parte di questo post all’imperfetto perché ho cambiato idea. E a farmela cambiare, incredibilmente, è stato il Giro che a prima vista sembrava il meno adatto: l’Abu Dhabi Tour.
Ero sul mio divano di casa, in fase post-prandiale e pre-pennicale e vedo la tappa del Jabal Hafeet. Una tappa non solo sportivamente bella con Nibali che attacca ma si ammoscia perché è a fine stagione e gli altri che ci provano un po’ tutti, ma paesaggisticamente meravigliosa.
È stato uno sballo vedere ciclisti correre avendo come sfondo una montagna diversa da quella a cui siamo abituati, una roccaforte rocciosa che ti richiamava alla mente grotte di ladroni, principesse in viaggio e commercianti con cammelli alla ricerca della via per l’Ovest, oasi dove incontrare l’umanità più varia.
Più che una tappa è stato un continuo rincorrersi di insight per conoscere di più quelle terre e quelle culture.
Sono cose che un paesaggio ti dà poche volte. Anche questo per fortuna è il ciclismo vero.