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La solitudine dei numeri 2

Io ci credo, forse sarò l’unico ma credo che Neymar non abbia scelto il PSG per i soldi. I soldi sono un marchio, un’etichetta di valore, servono quasi esclusivamente a questo. Un milione in più o in meno non ti cambia gli orizzonti.
La vera scelta che muove un passaggio del genere, molto simile alla richiesta di Kyrie Irving in NBA, è davvero la voglia irrefrenabile di essere il numero 1. Essere il numero 2 è così frustrante quando sei accanto al numero 1 che tutto perde di senso, anche le vittorie forse ti danno una gioia molto parziale.
Un grande scrittore americano, Gregg Easterbrook, dice che se “torturi i numeri, confesseranno qualsiasi cosa”. Kyrie e Neymar hanno sviscerato in tutti i modi quel numero, il 2, e non sono ruisciti a fargli dire che andava tutto bene, che era fantastico allo stesso modo.
Solo l’1 ti dà quello che il 2 non riuscirà mai.

L’NBA diventerà la nuova serie A?

Lo scrivo adesso, prima che magari Lebron faccia un miracolo ma sono convinto non ci riesca.
Dando la possibilità ai Golden State Warriors di prendere Kevin Durant, l’NBA ha permesso (forse poteva poco perché Curry ha ancora uno stipendio normalissimo rispetto a quanto dovrebbe prendere e quindi c’era spazio salariale) di rendere la Lega poco competitiva per il titolo finale.
Da sempre citata e seguita come esempio di turnover competitivo almeno per 10-15 squadre su 30, oggi deve fare i conti con un mostro che mette insieme un gioco nuovo capace di prendere il meglio dagli esperimenti più avanzati degli ultimi anni, un roster perfetto per equilibrio e compattezza attacco/difesa, campioni assoluti mai visti tutti insieme in una sola squadra NBA (forse solo i Lakers di Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar e James Worthy i quali hanno comunque perso soprattutto contro i Celtics).
Lebron alla fine della prima partita lo ha detto chiaro e tondo. Se ad una squadra con già troppe soluzioni offensive, aggiungi un talento offensivo naturale e capace di far saltare qualsiasi piano difensivo grazie al quale lo scorso anno i Cavaliers sono riusciti a batterli dopo le prime due sconfitte, c’è davvero poco da fare. A chi gli chiedeva dov’è il problema, Lebron ripeteva ossessivamente “KD”. Puoi limitare insieme Curry, Thompson, Green, ma non puoi tenere questi tre e pensare di fermare anche Kevin Durant.
Io sono quasi certo che la Lega interverrà perché per età e potenziale tecnico e tattico, i Golden State Warriors o vengono fermati subito oppure diventano la Juve dell’NBA. Questa è l’estate per capire come si fa a rendere competitiva una Lega e creare vero interesse intorno ad uno sport.

LeBron e Lionel

LeBron_James_Lione_MessiNella partita contro Chicago, l’ultimo tiro per vincere senza overtime per i Cleveland Cavs lo ha preso Love e non LeBron James. Questo è un fatto che apre un discorso su quello che LeBron James ha cercato, tornando a Cleveland (tornando anche fisicamente ragazzo). T
utti si sono chiesti: ma come, l’unica sfida contemporanea a Michael Jordan è andato in una squadra media (anche dopo gli altri acquisti estivi) invece di insistere ancora con Miami, magari rinfrescandoli con nuovi campioni (con i tetti salariali da aggiustare ovviamente, ma questo poteva essere messo a posto)? E da queste prime partite NBA inoltre, James non sembra aver chiesto né ottenuto da Blatt quella supremazia assoluta che sarebbe stato l’unico altro piccolo motivo per una scelta di carriera del genere. Eppure LeBron sembra felice di tornare indietro invece che andare avanti.
Il suo progetto è tentare in mezzo a grandi difficoltà di vincere con una squadra normale, diventando eroe popolare invece che icona monumentale di supremazia totale, sopratutto nei record. Vuole una vittoria contro un destino invece di una lotta contro i destini di chi è stato il più grande.
Da un certo punto di vista, questa scelta sembra essere anche quella di Lionel Messi. Questa estate, come per LeBron che poteva vincere ancora l’anello a Miami e puntare i record di Jordan, Messi doveva vincere da protagonista il Mondiale e abbracciare Maradona sul trono del più grande. Non ci è riuscito e adesso vediamo un Messi ridimensionato in tutto: nel raggio d’azione, nella fame di reti, nella ingordigia mediatica.
Messi è uno dei grandi calciatori di un Barcellona che non è più la squadra migliore al mondo e sta rinascendo grazie a nuovi talenti da inserire nell’organico. Anche Messi, come LeBron, non sembra avere più voglia del primato nei numeri a tutti i costi ma di una vittoria che ne faccia un mito inaspettato, proprio quando per tutti sembrava tramontare.
Il cammino da underdog degli ultimi due potenziali GOAT di calcio e basket sarà molto affascinante.