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Wednesday Night Fever. Quando prendevi la febbre nella settimana di Coppe.

sampdoria_legia_varsavia_1991Quando ero in quinta elementare beccai la febbre due volte nel marzo del 1991. Non voglio dire che quel periodo fu il più bello della mia vita ma entra tranquillamente in una top five.
Oltre ad essere un adolescente cagionevole, ero anche fortunato: ebbi la febbre durante due settimane di Coppe europee. Avevo la febbre forte e non dovevo occuparmi della scuola, prima cosa buona. Seconda cosa ottima, dal soggiorno mio padre spostò la televisione nella mia camera. L’idea che mi potevo dedicare esclusivamente al pensare e vedere partite di calcio era inebriante. Per fortuna nel pomeriggio mi portava i compiti da fare a casa Antonio, che se ne fotteva anche meno di me della scuola e parlavamo solo delle squadre che venivano schierate la sera.
Passai giornate intere ad attendere le partite serali, che non potrò mai più dimenticare.
Ricordo lo sconcerto per il pareggio casalingo del Milan contro l’Olympique Marsiglia di Papin. Non credevo possibile che il Milan potesse uscire dalla Coppa Campioni, ne aveva vinte due di seguito ed ero fiducioso per il ritorno, però poi successe quel che successe.

Sempre quel giorno invece contribuì a farmi passare la febbre il pareggio del Bologna con lo Sporting Lisbona. Nel senso che sudai parecchio ma non ci fu niente da fare. A dominare su tutto ovviamente Pier Paolo Cattozzi. Il cross di Schenardi per l’1-0 oggi sarebbe applaudito da tutto lo stadio. Türkyılmaz segna ma poi sbalgia roba da galera, ecco perchè sudai copiosamente. Luisinho pareggia alla fine e dormo molto male.

Passata la prima febbre, mi ritorna e accade un altro evento inaspettato, a cui non ero preparato. La Sampdoria esce dalla Coappa Coppe contro il Legia Varsavia. A me sembrò la fine di una fase della vita, la Sampdoria fuori dalla Coppa Coppe ai QUARTI??? Ancora oggi stento a crederci.
Il centravanti polacco Kowalczyk fa un gol pazzesco dribblando in velocità tutta la difesa Samp, poi ne fa un altro sotto misura. Mancini e Vialli pareggiano, il portiere polacco fa di tutto e si fa pure espellere ma niente da fare. Piccola parentesi: ma Roberto Mancini quanti gol meravigliosi ha segnato? E quante sue giocate ancora oggi non riusciamo a comprendere?

Infine ricordo Inter-Atalanta. Io tifavo per i più deboli ma il 2-0 fu netto. Pizzul era il vate. Ad inizio partita parlò di derby lombardo e questo spiega bene quanto eravamo forti. Il tiro di Matthaus per il 2-0 cercò di sfondare la rete. Mi rimase impresso per settimane.

Anche voi avete uno o più Wednesday night fever da ricordare?

L’unica sera in cui Renato fece meraviglie

12 ottobre 1988, Norimberga. Nell’andata dei 32esimi di finale della Coppa UEFA la Roma aveva perso in casa per 2-1. Renato però quella sera di ottobre gioca come si era visto in Brasile e come non si vedrà mai più. Assist per Voeller per il primo gol dopo aver ubriacato un po’ di gente in fascia e gol vittoria con colpo di testa nei tempi supplementari. Aveva voglia di meravigliare quella sera. Pochi minuti dopo il gol si fece espellere. Bene.

 

Quando prendevi la febbre nella settimana di Coppe

sampdoria_legia_varsaviaNel marzo del 1991 ho preso la febbre.
Anche questa settimana ho avuto la febbre.
Quando l’ho presa nel 1991 non vedevo calcio in televisione, e per calcio intendo una partita intera, da un mese più o meno, quando c’era stata Italia-Belgio di cui ricordo un battagliero Casiraghi (ricordo pure un campo di melma e un Preud’homme bellissimo, lui era di un’armonia che lo avrei fatto parare dei rigori su un palco di teatro).
In questa settimana ho viste mezze partite tutti i giorni, neanche una intera (nemmeno Napoli-Porto, ho smesso dopo il 2-1).
Nel 1991 ero a letto e ricordo mercoledì 6 marzo come uno dei giorni più memorabili della mia adolescenza (eh lo so, ma a quell’età il convento del cuore mi passava solo il pallone). Guardai, non so come in un solo giorno, Bologna-Sporting Lisbona, ancora è limpido il cross di Schenardi per il gol, Roma-Anderlecht, con la vena di Desideri che s’ingrossò allo spasimo, Atalanta-Inter, che ho un po’ perso tra i ricordi, Milan-Olympique Marsiglia, Papin mi stava sul cazzo in una maniera, e Sampdoria-Legia Varsavia, ci rimasi veramente male quando Kowalczyk fece il secondo gol. Un giorno davvero speciale, di cui ricordo i fatti perché legati ad emozioni intense, provate poche volte.
Come scritto, in questi tre giorni ho visto le Coppe in tv, senza provare praticamente nulla. Un po’ per il Napoli, anche se dall’affanno di Behrami al 55′ avevo capito che era finita se Benitez non cambiava subito tre calciatori. Non lo ha fatto, il Napoli ha perso.
Ma la mie due domande a cui vorrei risposte chiarificatrici (mi ci sto scervellando) sono:
1) Perché non provo più le emozioni del 1991?
2) Un undicenne di oggi prova quello che provai io quel 6 marzo vedendo le partite di oggi?

Il football americano di Vilas Boas

Domani tutti seduti per gustarsi la finale di Europa League che, non so perché, mi da ancora il friccichìo del mercoledì di Coppa, nonostante i padroni vogliano trasformarlo nell’illusione ottica di questa Champions League molto NBA (nel senso che se non iniziano i playoff dei quarti di finale, anche gli ottavi sono down, è inutile seguirla, se non per vedere gli highlights della settimana).
Ci sarà il Braga degli operai specializzati, e questo in Coppa UEFA è successo spesso, e il Porto del santo imminente Vilas Boas (per i prossimi mesi di mercato ancor più ex assistente di Mourinho).
Campionato stracciato vinto a Lisbona con gli idranti che gettavano lacrime d’invidia, i quarti e le semifinali di Coppa UEFA dominate sotto tutti i punti di vista e vinte con punteggi evidenti: 5-1 e 2-5 allo Spartak Mosca, 5-1 e sconfitta col sorriso per 3-2 contro il Villareal.
Ma la cosa che più impressiona del Porto è l’assetto generale della squadra e il movimento collettivo. Se ci si sofferma soprattutto sulle due ultime partite europee casalinghe del Porto, si nota qualcosa di totalmente innovativo: una squadra che nella totalità dei suoi uomini svolge in completa armonia le due fasi di gioco, come se fossero due momenti distinti dello svolgimento di una partita. Per spiegarmi bene, basta pensare al Football americano: in questo sport ci sono due fasi, attacco e difesa, e per ogni fase due squadre diverse con ruoli differenti. Questo nel calcio non è (almeno per il momento) possibile, ma il Porto di Vilas Boas ci va molto vicino. Quando la squadra attacca tutti e dieci i calciatori di movimento varcano la metà campo avversaria per occupare gli spazi di gioco, risultare sempre in superiorità numerica in ogni mismatch e portare all’eccesso l’intensità del possesso palla; quando bisogna difendere, il pressing non inizia prima del cerchio di centrocampo, con l’accorciamento della squadra in 25-30 metri di campo. Questo ovviamente crea intasamento degli spazi e facilità nelle ripartenze. E Vilas Boas è a tutti gli effetti un collaboratore di Mourinho, in quanto il gioco del Mou vuole essere molto simile a questo nelle intenzioni e spesso nella pratica, ma una cosa è far difendere a 30 metri dalla porta Radamel Falcao, un’altra è far sfiancare Ronaldo.
Detto questo, vengo alla solita domanda: ma sarà quello del Porto e di Mourinho il calcio del futuro? Le squadre svolgeranno tutte insieme due fasi distinte quasi senza collegamento tra le due? I calciatori quando non avranno il pallone retrocederanno nei 30 metri consegnati senza sgarrare? Quando la squadra avrà il pallone salirà tutta insieme, occupando con tutti i propri uomini la metà campo avversaria? Avremo un calcio molto simile al Football americano?