Mondiali 2014 – Precedenti pochi e mosci

Pensando già ai Mondiali di Brasile 2014, un po’ di precedenti (vado a memoria, ma sono davvero pochi, anche di sfide importanti). Meglio così.

Camerun-Brasile. La rapacità di Romario non è mai esistita. Ancora oggi non la vedo. http://www.youtube.com/watch?v=g6ZmLcZY8XU

Spagna-Olanda. Speriamo in una partita migliore dell’ultima finale mondiale. http://www.youtube.com/watch?v=JbHGo3dT6KI

Cile-Austria. Mi stavo addormentando anche guardando i 3 minuti di youtube. http://www.youtube.com/watch?v=CFc45Me_If8

Uruguay-Inghilterra 1966. Altro 0-0 di ammosciante concordia. http://www.youtube.com/watch?v=dJbBh2FiMZ4

Italia-Uruguay. Per non parlare di questo. Bertini tirò in porta e il capitano dell’Uruguay disse a Mazzola: “Così non si fa, adesso tiriamo una volta pure noi”. http://www.youtube.com/watch?v=Fsa0vnx7TYw

Svizzera-Francia. Non so più che dire, forse una cosa c’è: duepalle. http://www.youtube.com/watch?v=_W2aN66nd-o

Argentina-Nigeria. Un po’ di vita. Maradona prima, durante e soprattutto dopo la partita. http://www.youtube.com/watch?v=FP3Fb0EN8J0

Belgio Corea del Sud 1990. Incrocio canaglia per i coreani. http://www.youtube.com/watch?v=xH-3MtsVgGU

Germania-USA. Quando i tedeschi erano al tramonto.http://www.youtube.com/watch?v=w6CbJY9WjuU

Brasile-Croazia. Una delle volte che il Brasile aveva già vinto il Mondiale http://www.youtube.com/watch?v=1JO-1vr4r48

Italia-Inghilterra. Una finale per il terzo posto decente. http://www.youtube.com/watch?v=M4NvrSXqTDs

Germania-Portogallo. Una finale per il terzo posto indecente. http://www.youtube.com/watch?v=nEFLRJCjbaw

Il sorpasso asiatico

Venti anni fa, appresso a Sacchi che dettava legge, il calcio africano era indiscutibilmente il calcio del futuro, la nuova prospettiva fisica per un gioco in crisi, con la forza tedesca al suo apice e i fuochi maradoniani in decadenza. A venti anni di distanza, l’Africa non è diventato il continente calcistico del futuro, nel senso che non ha definito una nuova idea di calcio. Questo per diversi motivi e la causa prima è la colonizzazione tattica europea. La differenza tra il Camerun di Italia ’90 e quello di Sudafrica 2010 non è nella prestanza fisica o nella velocità delle giocate con la palla, ma nell’accortezza tattica che Schafer, Artur Jorge, Arie Haan e per finire Paul Le Guen hanno impostato, trapiantando un modello di calcio totalmente europeo, fatto per calciatori di impostazione calcistica completamente europea. L’illusione era prendere le fisicità nere e dotarle di saggezza tattica. Per tutti i commentatori, ancora oggi, questo è il punto. Facendo così però, il calcio africano ha perso le sue caratteristiche peculiari, spegnendosi in un gioco bloccato che non potrà mai farli vincere.
A differenza del calcio africano invece, un calcio non pronosticato, ma ormai terza forza del panorama mondiale, dopo Europa e Sud America, è quello asiatico, capace di prendere il meglio dalle filosofie calcistiche del Vecchio continente rimanendo però un calcio assolutamente peculiare. Fin dalla Corea 1966, quello dell’Asia è un calcio di movimento continuo, di fasi intercambiabili, di calciatori capaci di fare più ruoli, resistenti, abili nel gioco senza palla più che nel dribbling. Hiddink in Corea e le altre esperienze di allenatori europei in Giappone e Cina (ma stanno arrivando nazioni come il Vietnam e addirittura Kong Kong) hanno portato quello che mancava: articolati movimenti di difesa, capacità di girare la palla in velocità per non farsi soffocare dal pressing altrui, costruzione di attaccanti abili nel servire i compagni ma anche nell’andare alla conclusione vincente. Nella sfida in Africa tra i modelli di calcio emergenti, per adesso non c’è partita. Mediocre il calcio africano, senza squilli, con la sola giovane incoscienza ghanese sugli altari, ottimo quello asiatico, che sa sfruttare i pochi campioni di valore assoluto, creandogli intorno squadre da tourbillon aggressivo al quale partecipa, senza snobismi, il campione stesso.

Si prepara una nuova Corea?

Dopo aver visto Corea del Sud-Grecia e Argentina-Nigeria mi sono cadute delle ipotesi che nella testa tutti si fanno e non vedo l’ora di vedere Corea del Sud-Argentina del prossimo turno. Nella gara di Port Elizabeth ho visto la squadra che mi ero immaginato seguendone le qualificazioni e alcune amichevoli premondiali: una Corea del Sud moderna nella concezione generale dell’assetto di squadra, con i calciatori mobili su tutta la superficie di gioco, con i terzini abili nella doppia ed un centrocampo irresistibile per capacità di interscambi, sovrapposizioni e movimento senza palla. A Johannesburg invece ho visto una sqaudra che non pensavo così vecchia. L’Argentina gioca con due terzini bloccati, che non riescono a gestire le sovrapposizioni senza palla del terzino altrui, ha un centrocampo che fa girare lentissimamente la palla, con Veron che non ha fiato, Mascherano che riesce a coprire, per fortuna di tutti, e le mezze punte che non si abbassano per cominciare il gioco. Il centravanti si è mosso bene ed è l’unico che ha avuto occasioni da gol, insieme a Messi che parte 1 contro 5 e qualcosa riesce sempre a fare. Cosa succederà il 17 giugno, quando Veron e Mascherano, senza l’aiuto di Di Maria, oggi in castigo, si troveranno di fronte Park Ji Sung, Kim Yung Woo e Ki Sung Yong con il loro straripante tourbillon? Si prepara una nuova Corea, stavolta per qualcun altro?

Corea del Sud-Park Kun Woong. Il ponte di Nogunri. "32 squadre-32 libri"

Da oggi, di mia sponte e con sommo piacere, apro una rubrichetta letterario-pallonara: “32 squadre – 32 libri”, per ogni squadra qualificata ai Mondiali di calcio del Sudafrica cercherò di leggere un libro di uno scrittore di quel paese e recensirlo. Chiaro no? L’avventura sembra ardua (devo farlo in pullman durante l’andata e il ritorno, lottando con il sonno e le lucette fulminate). Speriamo bene.
Per adesso un libro è andato e tange la Corea del Sud. La squadra si è qualificata agevolmente nel suo girone asiatico, lottando contro i cugini del Nord che ce l’hanno comunque fatta dopo il 1966. I calciatori migliori della squadra restano il diavolo rosso rosso (Manchester-Corea del Sud vale doppio) Park Ji Sung (lo ricordo in maglia bianca e manicotti viola della squadra giapponese Kyoto Sanga, squadra che nella storia ha visto esibirsi anche l’ex cesenate Paulo Silas) e il terzino geometra (per lo stile pulito) Lee Young-Pyo (anch’esso ricordato nell’Anyang LG Cheetahs che ha vinto la K-League nel 2000 e ha visto due giocatori dalla storia strana: Grafite, brocco prima e orco adesso in Bundesliga, e Tuta, stella ad inizio carriera e, dopo che compagni e avversari lo malmenano per un suo goal dopo Venezia-Bari, in fase calante). I prospetti che il Mondiale metterà in mostra dovrebbero essere Kang Min-Soo in difesa, classe 1986 e ottimo centrale difensivo del Jeju United, Ki Sung-Yong a centrocampo, ventenne terribile dell’FC Seoul. Insieme a Lee Chung-Yong, adesso al Bolton, i due sono conosciuti come i “Ssang Yong“, traducibile con un fantasioso Double Dragon. Terzo possibile astro è l’attaccante del Jubilo Iwata Lee Keun-ho, che ha segnato il raddoppio a Riyadh nella partita di qualificazione con tro l’Arabia Saudita che ha chiarito le intenzioni sudcoreane.
Di prospetto in prospetto è il viaggetto da questi giovani calciatori ad un grande disegnatore, Park Kun Woong, di cui ho letto la graphic novel “Il Ponte di No Gun Ri”, pubblicata in Italia dalla Coconino Press. Nato a Seul nel 1972, Park Kun Woong si è diplomato presso la Facoltà di Belle Arti alla Hong-ik University. Durante il periodo universitario è attivista politico. Nel 2002 per i 4 volumi della serie FLOWER riceve dal Ministero della cultura il premio New Artist al Korean Comic Aword. Nel 2003 disegna “The souls” e successivamente “Atasalam Alaiku” (“pace a te” in islamico), storia sulla guerra in Iraq, pubblicata su internet a puntate. Dal 2004al 2006 realizza la storia a fumetti NO GUN RI. Park è stato fatto conoscere e pubblicare in Europa grazie a Igort.
Il libro è davvero eccezionale per intensità e fatti. Racconta lo sterminio di 400 persone avvenuto in Corea del Sud tra il 26 e il 28 luglio 1950 sotto il ponte ferroviario di Nogunri. La strage è stata compiuta dalle forze americane in ritirata dalla Corea del Nord, che scoprirono e ammazzarono senza alcuna pietà i rifugiati che cercavano riparo sotto il ponte. Grazie alle amicizie con il governo locale, il fatto venne fatto passare sotto silenzio e non se ne seppe nulla, fino a quando non venne pubblicato un libro scritto da Chun Eon-Yong che vinse il premio Pulitzer nel 2000 ed è co-autore della graphic novel.
È un libro di una forza e di un dolore impareggiabile. Inchiostro e parole scivolano come lacrime impiastrate di catrame e si fermano nella mente come chiodi conficcati e velenosi. La memoria di un popolo in sofferenza è il tema principale del racconto, il disegno di Park Kun Woong la esprime in tutta la sua forza d’urto per il lettore, con tutto il peso dell’angoscia della morte ignobile e vile. In pochi prodotti artistici ho visto il senso di comunità espresso in questa graphic novel. Quasi sempre emerge una personalità, un carattere fra gli altri. Credo che sia una scelta narrativa prettamente occidentale. Abbiamo bisogno di un perno intorno a cui riflettere le sensazioni dello spettatore-lettore e riverberarle in tutto il testo. In Oriente ci sono molte opere in cui lo spirito di una comunità si esprime senza un centro focale su cui strutturare la storia e sviluppare i significati che si vuole dare alla narrazione. La storia di Park Kun Woong non è un semplicistico patchwork di storielle di paese, è il momento di vita di un gruppo compatto che pensa e agisce in base ad alcuni valori di base.
Dipinto originariamente a pennello su carta di riso, è un libro che fa piangere prima che pensare. Non è un male, perché dalle emozioni può nascere l’unico pensiero vero e non filtrato dal dubbio e dall’interesse.