E se Carl Sagan fossi tu?

Carl Sagan era un astrofisico e, insieme ad una commissione, ebbe il compito di parlare con gli alieni. Detta così è un po’ una vaccata e infatti lo è, ma Sagan dovette davvero pensare a suoni e immagini che potessero permettere ad eventuali vite nello spazio di conoscere il pianeta Terra.
Fu uno di quelli che riempì di contenuti il Voyager Golden Record, un disco per grammofono lanciato nel 1977 e che arriverà presso la prossima stella fra circa 40.000 anni.
Tra le altre cose Sagan scelse di inserire 115 immagini e, insieme ai suoni naturali, anche una selezione musicale in cui piazzò Johnny B. Goode di Chuck Berry, El Cascabel, una canzone mariachi messicana, la Cavatina dal Quartetto n. 13 di Beethoven e un canto matrimoniale del Perù.
Se voi foste dei Carl Sagan calcistici, cosa inviereste nello spazio per mostrare ai non terrestri quello che si sono persi in questi anni in cui magari non hanno visto giocare a calcio? Ecco le mie 10 scelte:

Il gol di Maradona contro l’Inghilterra

L’esterno di Beckenbauer

La grazia acrobatica di Cruyff

I passaggi filtranti di Iniesta

La direzione del gioco di Overath

La corsa di Shevchenko

La rapacità di Romario

I cambi di ritmo di Ronaldo

I surplace di Savicevic

La conduzione della palla di Baggio

“Strikers” di Alessandro Colombini e le ultime novità di letteratura sportiva

strikers-viaggio-in-irlanda-del-nord-tra-george-best-e-bobby-sandsIl libro “Strikers – Viaggio in Irlanda del Nord tra George Best e Bobby Sands” (Urbone Edizioni) mi è piaciuto proprio quando era un foglio di appunti di viaggio. La bravura di Alessandro Colombini nel libro esce fuori quando si lascia andare all’annotazione post-viaggio e si sente libero di essere schierato, senza dovere per forza fare il giornalista-scrittore super partes che soprattutto in contesti internazionali ormai va per la maggiore.
Dice la sua e la dice chiara perché le esperienze che ha fatto sul campo (in tutti i sensi) lo hanno portato ad avere una’idea, la sua idea, ed è giusto proporla al lettore, senza nasconderla per troppa prudenza.
E insieme a dire, Colombini scrive la sua, sviluppando i suoi appunti di viaggio senza sovrastrutturare una dimensione narrativa tradizionale, senza sovrascrivere le sensazioni del momento con tutto uno studio post-viaggio che avrebbe potuto inquinarlo e far disperdere la forza del libro che è nei ricordi del suo viaggio, che, ripeto ancora una volta, è il suo viaggio, diverso da quello che gli altri potranno un giorno fare.
La parte dei murales è poi fantastica, immagini che devono entrare subito nella cultura artistica mondiale.

INTERVISTA AD ALESSANDRO COLOMBINI (leggetela con attenzione perché è Colombini è forte)

Una cosa che mi sono sempre chiesto è quanto le persone in Irlanda e Irlanda del Nord in particolare amino il calcio e lo seguano. Da testimone diretto, tu come rispondi?
Il calcio in Irlanda e Irlanda del Nord è da considerarsi il terzo sport (praticato), ma a livello di seguito di appassionati ha percentuali sicuramente più alte mettendole in rapporto con gli atleti effettivi. La particolarità del calcio in realtà però è quella di fare da “collante” tra le due comunità che da sempre dividono l’isola (in particolare l’Ulster), ovvero quella cattolica e quella protestante. Gli sport più popolari (che però metto tutti insieme sul gradino più alto in quanto facenti parte della GAA) sono l’hurling, calcio gaelico, pallamano gaelica e il rounders, ovvero gli sport tradizionali gaelici. In linea di massima questi sport vengono considerati “da cattolici” (basti pensare che una regola del football gaelico prevedeva che i poliziotti non potessero giocare in quanto più del 90% del corpo di polizia in Irlanda del Nord era protestante), mentre il rugby, al secondo posto, è “da protestanti” (io mi schiero sempre contro la divisione per religioni ma adesso lo faccio per comodità). Il calcio invece, da sempre e come sempre, è ritenuto forse l’unico sport alla portata di entrambe le comunità.

Il tuo essere schierato nel libro traspare in maniera evidente. Lo usi come punto di partenza per sviluppare tutto. È stata un scelta “narrativa” o è una necessità di cui non potevi fare a meno?
Purtroppo mi sono accorto di non riuscire a scrivere due righe senza schierarmi, ahimè è una necessità. Ho aperto anche un blog, Minuto Settantotto, per poter sbraitare in santa pace senza rovinare la reputazione a nessun poverino che mi ospitava nel suo di blog.

Mi dai tre chicche sul Derry squadra o su tre calciatori dei Candystripes?
Chicca n.1) Arrivato a Derry mi metto a parlare con amici del posto a proposito dell’11 titolare che sarebbe sceso in campo la sera stessa contro il Limerick. “Spero a fine partita di poter stringere la mano a McBride (leggendario capitano e icona dell’intera città)” “Lo vuoi conoscere? Lui fa il barista prima del match, se ci muoviamo magari becchiamo ancora il suo turno”. Questa è gente che, potenzialmente, gioca la Champions.
Chicca n.2) Dopo la stessa partita contro il Limerick riusciamo a trovare la strada verso gli spogliatoi dove quei i calciatori stavano ancora facendo la doccia. Mi avvicino a Patrick McEleney, all’epoca mio idolo di FM e adesso titolare nel Dundalk in Champions (orgogliosissimo, l’ho scoperto io cazzo!) con in mano la schermata stampata delle sue statistiche di FM: “Patrick, sono un italiano che è venuto fin qui per voi. Tra le altre cose a FM mi fai impazzire, me la autografi?” “Amico, tu sei un pazzo” (PS: prova a cercare su Google “alessandro colombini football manager”, rimarrai stupito)
Chicca n.3) Da qualche anno i tifosi del Derry vanno in trasferta con la bandiera dello Stato del Vaticano per far incazzare i protestanti

La parte del libro in cui mostri e parli dei murales del Bogside è molto bella. Quali sono state le tue emozioni nel vederli la prima volta e quali ricordi con maggiore passione?
L’immagine che non mi toglierò mai dalla mente è quella di un muro, tenuto su nonostante la casa del quale era parte sia stata abbattuta, con ancora i proiettili del Primo Reggimento dei Paracadutisti inglesi sparati durante il Bloody Sunday. Sono rimasto diversi minuti in silenzio a fissarli.

Mi dai anche altre chicche sui Belfast Celtic?
Purtroppo il mondo sembra essersi dimenticato del grandioso Belfast Celtic, consegnando a noi solo l’immagine della tragedia della partita contro il Lindfield che sancì la fine della magnifica avventura. Una cosa che mi ha molto affascinato però è che c’è stato un tentativo di ricostruzione di quella squadra con il Donegal Celtic FC, ma i vecchi tifosi del magico Belfast Celtic hanno preferito non sposare il progetto e rimanere senza una squadra. Come a dire “loro e solamente loro”.

Per definire socio-politicamente l’Irlanda del Nord di oggi, che parole useresti?
L’Irlanda del Nord di oggi è un vaso pieno zeppo d’acqua che aspetta soltanto la goccia che lo farà traboccare. Crisi che si fa sentire prepotentemente, alto tasso di disoccupazione, poche opportunità di lavoro, nessun investimento e così via. Anche il fattore-brexit è un punto interrogativo: con l’uscita dall’Unione Europea torneranno i soldati inglesi al confine con la Repubblica, e non è ben visto in una città di confine, e con una reputazione che tutti conosciamo, come Derry. Tutto dipenderà dal fatto se ci sarà questa già timidamente annunciata uscita dell’Irlanda del Nord a sua volta dalla Gran Bretagna.

SUL COMODINO (o in gabinetto) – Letteratura sportiva da leggere

Il ibro di Carlo Pizzigoni è atteso e sicuramente sarà un gioiello. Ogni pagina di “Locos por el futbol” (Sperling & Kupfer) dovrà essere letta con attenzione chirurgica (nel senso che a fine pagina saremo stanchi per le informazioni incamerate). “La mia rivoluzione” di Cruyff (Bompiani) è un libro da leggere ma soprattutto (merito della casa editrice, anche quello è fare un libro) da postare sui social perché ha una copertina da paura. Il libro dei ragazzi de L’Ultimo Uomo sulla serie A, “Campionato italiano di calcio. Serie A 2016-2017. La guida ufficiosa” (Baldini & Castoldi) è sicuramente da avere tra le mani a lungo (anche qui copertina ottima). Io ho letto quello precedente sugli Europei e c’erano un sacco di intuzioni e riflessioni interessanti (sarebbe bello se i ragazzi de “L’Ultimo Uomo” aprissero una sorta di thread aperta sul libro anche perché il libro dovrebbe coprire un periodo temporale molto ampio e in questo modo potrebbero, partendo dalle cose scritte nel libro, rianalizzare ongoing le situazioni tattiche). Ultima segnalazione “La squadra spezzata. La Grande Ungheria di Puskas e la rivoluzione del 1956” di Luigi Bolognini (66th and 2nd). Io l’ho letto nell’edizione Limina ed è stato uno dei libri per cui scrivo di queste cose oggi. Chi non lo ha letto, lo faccia adesso.

Il Ball Footling

MSC-bARCELLONA-OKSpesso immagino come può essere un calciatore del prossimo futuro guardando quelli attuali. Da come è cambiato il calcio negli ultimi 10 anni una proiezione quasi certa è la continua ristrettezza del campo. Non si gioca più negli spazi degli anni ’80 e ’90, ma in 30 metri dove ci sono 20 calciatori. Aggiungi a questo il fatto che la velocità di base dei singoli calciatori è anch’essa aumentata e viene fuori uno stato di caos che pian piano stiamo ordinando.
Ricordo articoli angosciati di Mura alla fine degli anni ’90, in cui parlava di un calcio che era ormai una lotta di centrocampo in spazi ristretti fatta solo di pressing, falli e passaggi sbagliati. Aveva ragione, ma negli ultimi anni in cui avremmo dovuto vedere cose ancora più brutte, abbiamo assistito alla bellezza del Barcellona e non solo.
Il pressing non è stato abbandonato, anzi Guardiola impernia tutto il suo calcio su questo fondamentale di difesa attiva, i falli continuano ad essere costanti, a cambiare è l’ultimo elemento: i passaggi sono sempre meno sbagliati. Tutti nel 2000 pensavano che nel calcio doveva imporsi la potenza atletica e invece ha preso il sopravvento la tecnica. Attenzione però, non è la semplice tecnica di base a farci allontanare dal caos ma è una tecnica specializzata e curata nel dettaglio che, riprendendo dal basket, chiamerei “ball footling”.
Il ball footling è quella capacità di mantenere precisione di tocco ad altissime velocità ed in spazi molto ristretti. Il ball footling non fa parte della tecnica di Cruyff o di Platini, è già più vicina alla tecnica di Maradona, precursore in troppe cose, ma è pienamente quella di Messi, Neymar, Modric.
Come Curry ha sconvolto il basket americano con il suo ball handling pazzesco, così questi giocatori hanno tracciato una linea per il futuro dove ad essere necessaria è questa abilità che potremmo avvicinare al rococò in pittura, ovvero ad una esplosione di fantasia, leggerezza e dinamicità in ogni singolo dettaglio tecnico, nessuno escluso, per 90 minuti. Come per le esagerazioni rococò poi, bisogna stare attenti che il ball footling non scadi nel troppo decorativo e mantenga equilibrio compositivo all’interno del gioco complessivo della squadra.
Mettere insieme giocatori con alto livello di ball footling è la ricetta per creare una grande squadra nel prossimo futuro. L’MSN del Barcellona attuale è un esempio, ma sempre di più il ball footling deve essere competenza diffusa da sviluppare in tutti i calciatori di una sqaudra per non avere disequilibri e falle.

Cinque perle (nascoste) di Cruyff

Un po’ di perle di Johan. Da ieri abbiamo visto parecchi movimenti d’anca, ma c’è tanto tanto altro.

Botta al volo contro il Real Madrid nella Coppa Campioni 1967-68 (Junquera ci mette del suo ma che coordinazione)

https://www.youtube.com/watch?v=UMONsjGTdyU

Dribbling bello secco contro l’Elinkwijk nel 1966.

https://www.youtube.com/watch?v=sOPunQ-PW_U

Assist di tacco per Hulshoff in Norvegia per andare in Germania nel 1974

Stop al volo e basta… che vuoi aggiungere.

Primo gol in nazionale. Velocità, controllo di destro, tocca due volte la palle e botta fulminea di sinistro.