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Il calcio durante il sequestro Moro – Parte 1

Del sequestro Moro ho letto molto, mi intriga per tutte le cose molto pop che ci sono dietro e sono contento che ogni tanto leggo o ascolto chi mi fa sedere e pensare a tutto il dolore che invece c’è dentro.
A tutte le persone che quel tempo lo ricordano bene, al di là del momento del sequestro in via Fani, chiedo sempre dei 55 giorni successivi. Al di là della parte “istituzionale” e d’indagine, mi interessa sapere se ricordano ancora cosa vedevano in tv, che musica ascoltavano, quali fumetti leggevano ed ovviamente se hanno flash calcistici. Mettendo insieme i ricordi di tanti e le testimonianza raccolte soprattutto sul web ho ricostruito il calcio italiano dal 16 marzo al 9 maggio 1978.
Il giorno prima del 16 marzo 1978 era un mercoledì di Coppa e l’Italia si fermò per assistere al ritorno dei Quarti di finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Ajax. In Coppa Coppe il Milan aveva perso al primo turno per un gol in trasferta di Francisco Javier López del Betis Siviglia, mentre in Coppa UEFA una Lazio in crisi di nervi aveva preso 6 gol a Lens nei supplementari dopo il 2-0 dell’andata mentre il Torino era arrivato al terzo turno quando prese la favola Bastia, perdendo all’Armand Cesari” per 2-1 e in casa per 2-3 con un Krimau in grande spolvero. Rimaneva solo la Juve e il 15 marzo fu una notte per cuori forti. Dell’Ajax di Cruyff c’era solo Krol, ma una nuova leva con l’esotico Tschen La Ling e il pratico Ruud Geels faceva comunque paura. All’andata il 1° marzo la partita terminò 1-1. Difesa ad oltranza e incornate olandesi prese tutte da Zoff. Corner all’86’, solita bagarre e gol di pura caparbietà di Van Dord. Il pareggio fa ridere. Tardelli smarca da rimessa laterale Causio che fulmina Schrijvers. Per gli italiani prendere un gol del genere sull’1-0 era come minimo da auto da fé.

Il ritorno, come scritto, si gioca la sera prima del sequestro ed è emozionante. Il maestro di cerimonie è ovviamente Martellini e sentirlo crea brividi come poche altre cose. Segna Tardelli al 21’ da posizione complicata su cross dalla sinistra. Dopo un solito e meraviglioso avvitamento di Bettega su cross di Causio parato in bello stile, nel secondo tempo pareggia proprio La Ling per colpa di errori a catena della difesa juventina. Si va ai rigori e sbaglia subito Gentile, ma Zoff para su Geels e Van Dord, mentre Ling mette fuori. Dei bianconeri non sbaglia più nessuno e Causio dà la semifinale. Di seguito un minuto di Martellini…

https://www.youtube.com/watch?v=vxjwiGt6l94

Sappiamo di sicuro che Aldo Moro non guardò la partita perché restò fino a tardi con i suoi assistenti per parlare della fiducia al governo Andreotti prevista per il giorno dopo.
Il 16 marzo, giovedì, Moro fu rapito e gli uomini della scorta uccisa. A tutti coloro che ho chiesto di quel giorno mi hanno sempre sottolineato l’apocalittica stranezza del dover lasciare il lavoro o la scuola per tornare a casa. Avere messo fra parentesi la propria esistenza quotidiana ha scioccato davvero tutti, il 90% delle persone con cui ho parlato temevano un colpo di stato o almeno una svolta molto conservatrice che desse grande potere alle forze dell’ordine per fronteggiare una situazione che oggi sembra insostenibile e allora si viveva in molti casi con distacco ma che comunque faceva molta paura.
In una situazione del genere la domenica successiva, 19 marzo, proprio in quella Roma devastata e paralizzata dai posti di blocco delle forze dell’ordine e dell’esercito c’era il derby.
Quel 19 marzo i giornali aprirono con la foto di Moro con lo stendardo delle Brigate Rosse alle spalle. Ezio Mauro durante la presentazione del libro di Marco Damilano “Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia” ha detto una cosa illuminante. Per chi ha visto le foto di Moro fino a quel giorno è evidente una sua compostezza tutta democristiana e forse troppo paludata ma anche popolare che lo ha accompagnato e la violenza di una camicia sdrucita con il colletto aperto era il segno di un enorme abuso.

Minuto di silenzio prima del Debry del 19 marzo Immagine via LazioWiki

Come l’animo degli italiani anche il derby romano fu molto triste con le squadre a tre e quattro punti dalla zona retrocessione e la paura che colorava tutto. Arpino su La Stampa parla di “malinconia romana” ma non fa accenno alla vicenda Moro, mentre un accenno l’ho trovato nella cronaca della partita fatta da L’Unità. A firma di Giuliano Antognoli dopo tutte le vicende della partita, il giornalista scrive: “Da ricodare che all’inizio dell’incontro è stato osservato un minuto di raccoglimento in memoria dei cinque tutori dell’ordine assassinati dalle BR. L’iniziativa era stata presa da tutte le società di calcio”. E basta così.
Arpino nella sua rubrica “La nostra domenica” su La Stampa titola “Stretta finale” perchè una Juve con quella forza a quattro punti sul Torino e cinque sul Vicenza non era facilmente raggiungibile. È la Juve della concretezza assoluta che aveva vinto l’UEFA a Bilbao l’anno prima con Benetti, Gentille, Cuccureddu ma allo stesso tempo sta già guardando avanti con i giovani Tardelli, Cabrini e Scirea. Quella domenica di tristezza generale la Juve ospita il Verona “dei vecchietti e di zio Ferruccio” (Vacareggi, sempre da Arpino), mentre il Torino va a giocare sulla “gramigna napoletana”. Delle partite in effetti c’è poco da sottolineare, tranne un gol di assurda irruenza di Pulici al San Paolo:

 

Su un altro campo poi c’è quello che diventerà un grande classico, il gol sbagliato da Calloni in Bologna-Milan 0-0. Andare al minuto 1:13 del seguente video per ammirarlo:

La partita giocata San Siro fra Inter e Perugia non è memorabile se non per la diffusione di un volantino in cui si dava uno dei tanti giudizi su quello che era già l’affaire Moro. I volantini in sintesi sostenevano che il sequestro di Moro era un’azione delle Br a sostegno del PCI e del compromesso storico.
Al di là di questo fatto comunque non riportato, di Moro sulle pagine dei giornali sportivi si parla pochissimo. C’è una stasi catatonica, si parla di calcio, ognuno a proprio modo e ognuno come riesce meglio. Forse lo si fa proprio per restare a galla in quella sensazione di parentesi nazionale di cui ho scritto.
26 MARZO

Dieci giorni dopo il sequestro è Pasqua e arriva il comunicato N.2 delle Brigate Rosse, dove si enunciano i capi d’accusa. Su L’Avanti si scrive: “non si continui a fingere di aver di fronte un gruppetto di disperati, isolati, braccati nella loro pazzia”, mentre L’Unità ribatte “È urgente fermare la mano di questi pazzi criminali”. Da qui PSI e PCI prendono due strade diverse fino alla fine della loro storia.
La vita continuava singhiozzando e volevo riportare uno stralcio del libro imperdibile di Pino Frisoli e Massimo De Luca “Sport in TV: storia e storie dalle origini a oggi”, che cerca di riportare alla mente quelle giornate televisive:

Eravamo in uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana italiana, nel pieno del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. In Tv nel giorno di Pasqua c’era la “Domenica in” di Corrado sulla Rete Uno e “L’altra domenica” di Renzo Arbore sulla Rete Due. Alle 20.40, sulla Rete Uno e sulla Rete Due, due repliche per la prima volta a colori, la terza puntata dello sceneggiato “Le avventure di Pinocchio”, del 1972, e la seconda puntata della commedia musicale “Mai di sabato signora Lisitrata”, registrata nel 1971. Per lo sport, sulla Rete Uno alle 16.45 “90° minuto” seguito alle 18.15 dalla sintesi di una partita di Serie B e alle 21.40 da “La Domenica Sportiva”. Sulla Rete Due alle 15.30 “Diretta sport”, con la partita di Serie A1 di basket Gabetti Cantù-Cinzano Milano, alle 19.00 la sintesi di un tempo di una partita di Serie A e alle 20.00 “Domenica sprint”.
Seguite con attenzione il blog di Pino Frisoli: http://pinofrisoli.blogspot.it/

Quella domenica la partita da primo campo collegato era Genoa-Juventus. Finisce 2-2 e quello che si fa ancora ammirare è la capacità acrobatica di un Boninsegna trentacinquenne e la difficoltà estrema di segnare ad uno Zoff a cui bisognava tirare più volte prima di far entrare dentro il pallone.

Visto oggi il clima in quegli anni era davvero spaventoso. Alla fine della partita ci furono gravi incidenti e quelli che L’Unità indica come “giovani teppisti” avevano sparato contro macchine targete Torino. Si sparava così spesso da far passare una cosa del genere come quasi normale (l’accenno degli spari di rivoltella era inserito a fine pezzo, che noltre aveva in pagina poca visibilità).
Il Napoli di Gianni Di Marzio galleggiava nella mediocrità ma quella fu la domenica di Massimo Mattolini, autore di parate a ripetizione, riuscendo a neutralizzare il rigore di Mascetti e dando di fatto la vittoria ai partenopei grazie ad un gol di Livio Pin.
Tornando all’Olimpico, distante 10 km da via Montalcini dove Moro era tenuto prigioniero, quel giorno c’era Roma-Lanerossi Vicenza, la squadra rivelazione di Gibì Fabbri e di un’ex ala destra convertitosi centravanti e capocannoniere del campionato, Paolo Rossi. La partita finisce 1-1 con gol di Guidetti per il Vicenza e autorete di Prestanti. Il Lanerossi lamenta un paio di rigori non dati e, a proposito di sudditanza psicologica, il presidente Farina a fine partita dice: “Un arbitro del genere poteva andar bene per il vecchio Vicenza, non per quello attuale terzo in classifica che andrebbe meglio tutelato”.
Sempre Arpino su La Stampa quella domenica titola il suo editoriale “La Juventus contro tutti”, intuendo che quella di Genova sarebbe stata solo una partita di passaggio (e così sarà perché pareggia anche il Torino in casa contro il Perugia e tutto resta uguale in classifica) verso il confronto di mercoledì-domenica succcessiva contro il Bruges in Coppa dei Campioni e il Torino in campionato.

Un giorno in pausa

Quasi quasi oggi mi rifriggo un po’ di internet. Veleggio a piena forza sul mio sito preferito: www.storianazionaledicalcio.it.

E’ troppo spassoso passare il tempo con Zoff, Piola, Bulgarelli, ma anche con dioscuri oscuri, molto meno incliti, vedi William Negri, Ciccio Cordova, Castano. Bello tutto azzurro, come piace a me. Vediamo… una sezione quadriennale e basta. 1974 – 1977… il mio periodo più dolce, oggi è veramente una giornata speciale.

1974… allora mi lancerei subito sui tabelloni di Italia Bulgaria 0 – 0, le partite stupidotte, quelle trattate da sorelle sceme e ritardate, sono quelle che vado subito a palombare fino al fondo. Wow si apre….. che goduria l’attesa di notizie nuove. Amichevole a Genova, periodo di Natale. Mio papà nel ’74 era incinto di 21 anni, secondo me l’ha vista con le basettone sporgenti ed il baffo d’ordinanza post-sessantottino. Un tal Martini terzino sinistro. Ah, sì quello della Lazio scudettata che sculettava arroganza e maschiezza. Santarini libero. Il Santarini di : “Tela do io la erre moscia” di Oronzo Canà. Non lo sapevo che si era sporcato anche in azzurro. Damiani ala destra, era il festival dell’uvulare spinto. Re Cecconi che sostituisce Causio. Barone per paggio, ottima scelta. Che lupo quel Bernardini. Boninsegna – Chiarugi coppia di sfondatori. Anch’io adoro Bonimba, ho tifo e colera del Napoli, ma il Bonimba in strombazzata volante contro il Torino mi fa paura solo a vederlo. Quel Di Biase di Chiarugi, chissà quante frammischiate in area di rigore. Da far venire l’onfalite. Antognoni seconda partita. Il calcio di collo destro di Antognoni è una delle cose più goniometriche che esistono. C’era un odore di purezza quando colpiva i pentagoni optical. Da vertigine. Loro non hanno niente di conosciuto. Soliti ferrovieri del CSKA Sofia che randellavano i garretti dovechessia. L’arbitro Gonnella, strano italiano tra italiani. Non capisco…. misteri del 29 Dicembre.

1975…. URSS – Italia 1- 0. Dove c’è sovietico c’è casa. Mosca 8/6/1975, sai che leccornia l’arietta del disgelo sui baffoni di Benetti, eccolo di nuovo il ri – addensamento di sostanze microrganiche nella mia calotta. E Romeo il carrozziere rispunta. Che sballo di squadra. Sembra un ottovolante tattico. Bernardini e le droghe leggere, ottima fusion. Rocca terzino sinistro col due, Savoldi con agilità da panzer austroungarico arrugginito, ala destra, G. Morini ala sinistra, non ce n’erano più, è logico. Chinaglione, cinghialone da nove slabbrato per canotta due taglie inferiore. Risposta esatta. Loro: Onishenho e Blochin, midollo della Dinamo Kiev vincitrice della Coppa Coppe a Maggio. Due atleti da regime. Superuomini intelligenti e con due sfere nello scroto da rabbrividire. Segna il due, Konkov, secondo me su calcio d’angolo con capocciata iridescente, oppure su punizione da guercio. Dove la va la va.

1976…. 7/4/1976 Italia – Portogallo 3 – 1. Ho una foto di mia madre del ’76. Aveva una gonna giropassera. Ma era cortissima davvero. Non sembrava lei quando vidi quella foto. “Mamma”, le dissi subito saporoso “ma eri onicofaga?” Come fai a dire a tua madre che nel ‘76 vestiva con delle gonne vertiginose, se un secondo prima ti ha ripreso perché parli con la bocca piena. A sto punto è meglio un bel passaggio a livello su una frase insensata. Tardelli terzino, là è nato. Ah, anche Tardelli e come lo adoravo. Da piccolino volevo essere Tardelli. Poi sono diventato io. Mutazione genetica del cazzo. Rocca. Poverino. Si spataccò un ginocchio proprio in nazionale. Ogni volta che lo vedevo allenare l’Under 19 era sempre incazzato. Pensava alla gioventù, lo si vedeva dalle pupille contratte. Si ricordava di quando correva duro per i campi e magari in quel momento non poteva, altrimenti si sfibrava subito un tendine. Rocca è stato per me sempre un uomo infelice. Pecci-Antognoni. Che centrocampo. Giancarlo voleva la palla ed Eraldo la passava a Causio, sghignazzando per il poco humor. I gemelloni davanti. Due sarcofaghi dalla forza di quattro megattere. Pulici somiglia a papà, non è che voglio parlare per forza della mia famiglia però davvero ci somiglia. Ha la stessa aria da operaio FIAT che pensa alla busta paga, lo stesso scalpo a macchie marroncine e la stessa mascellona da pescatore del Mar Ligure. E siccome somiglio molto a papà, penso proprio che somiglierò a Pulici da cinquantenne. Antognoni, Graziani, Pulici, triangolo scaleno. Fraguito, ehehe che nome micragnoso. Conosco di là solo Jordao. Da me si dice “tien a ‘iord” quando sei un debosciato impenitente. E’ per tal ragione che questa mezzapunta lusitana mi ha sempre infrollito l’attenzione.

1976…. già è quasi finito il viaggio. Che cacchio! Per chiudere in bellezza sfottiamo un po’ il ricordo dell’albione maligna. Italia – Inghilterra 2 – 0. Questa partita l’ho vista alle quattro di notte nel ’92. Avevo dodici anni ed una leggera intolleranza all’uovo sbattuto. Tutta una notte in bianco mi fece degustare la meraviglia di questo incontro. Zoff da tutore dell’ordine in area copriva di traversine le zazzere squamose degli attaccanti inglesi. Cuccureddu, strepeva sulla sinistra, impaurendo Brooking con il tenore che in lui si nasconde. Tardelli, terzino destro di spinta, senza lode od infamia. Benetti, eccolo qui ancora mastodontico laocoonte della metà dei campi del mondo. In quel cerchio era una tigna perfetta, a quel mollaccione di Hughes gli scorporò un anno di vita. Poi mi vieni a dire come fa a non essere un onirico pensiero notturno. Gentile, stopper. Il solito stiletto d’acciaio. Mai un dubbio, mai un’esitazione. Un paralipomeni di Morini, in edizione cartonata. Facchetti, da parecchie partite libero. Harrison Ford slanciato nella nostra area di rigore che bacia il pallone con la fronte e schiaffeggia con il sinistro. Causio. L’MVP di quella partita. Una partita di una bellezza stordente fece il barone. Il goal di Bettega fu così. Palla di Benetti per Antognoni, alzata di capo e visione del sorpasso a sinistra di Causio dietro le spalle di Keegan, pallone smoccolato dal destro antognoniano tendente verso il baffetto. Prima dell’impatto vi è una danza caraibica in piena regola. Causio con due finte d’anca si frappone tra il pallone e Clement, spinge la pallottola con il tacco a superare a sinistra il terzinaccio, ma il pallone gli gonfia le mutandine a pois, accensione della freccia per il sorpasso a destra, immissione della seconda, terza e quarta marcia nell’avvicinamento al fondo, passaggio dosatissimo e girevole sulla giostra betteghiana. Scornazzata ragionevole del biancone. Palla a sinistra, portiere dall’altra. Causio come nella piazza di Lecce, un’azione folle e terrificante.

Capello, ragioniere in età. Graziani, bisonte dopo l’accoppiamento. Antognoni, vestale arrapante e negazionista. Bettega, un figo della madonna. A mia zia Annunziata piaceva Bettega. Mia zia si è sposta con Carmelo che fa il camionista, slitta sul Brennero due volte a settimana. Quando è lontano mia zia ricogita Roberto e quell’aria da poeta di corte. Basta adesso nazionale, è meglio vedere se c’è qualcosa da fare prima della lezione. Un’ultima cosa e poi attacco. Vorrei essere almeno Cuccureddu. In un prossimo cammino.